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Graduatorie ad esaurimento: il nuovo regolamento fa discutere

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Fanno discutere prima ancora di essere pubblicate le nuove modalità con cui il Miur ha deciso di regolare l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento: a denunciare le anomalie contenute nel nuovo regolamento, che nelle prossime ore – probabilmente venerdì 13 marzo – verrà pubblicato assieme al decreto per l’aggiornamento, sono le organizzazioni sindacali a cui da qualche giorno è stata consegnata una bozza semi-definitiva.
Tra le lamentale più ricorrenti figura sia l’inserimento penalizzato dei nuovi abilitati, a cui viene concessa una sola provincia d’inclusione, sia la possibilità che avranno i vecchi iscritti di chiedere due nuove province oltre a quella attuale di appartenenza. Dove però si finirà in coda a chi già c’è. In particolare, potranno scegliere una sola provincia coloro che si inseriscono quest’anno (‘a pettine’) per la prima volta: si tratta di coloro che hanno svolto la Ssis, Scienze della Formazione primaria, IX ciclo e Cobaslid, I corso biennale di II livello presso i Conservatori di musica e Istituti musicali pareggiati, dell’abilitazione europea riconosciuta e della didattica della musica. Del resto il testo della bozza, sempre salvo modifiche dell’ultimo momento, parla chiaro: “il personale non inserito nelle graduatorie ad esaurimento, in possesso dei requisiti richiesti di cui al successivo art.5, può presentare domanda di inserimento nella terza fascia delle graduatorie ad esaurimento di una sola provincia”.
Chi invece è già inserito nelle graduatorie, quindi da almeno due anni, potranno indicare altre due province (comunque per la stessa classe di concorso o posto di insegnamento): dove però, anche in questo caso, si “accomoderà” solo in coda. Il risultato cui assisteremo è una replica delle attuali tre fasce delle graduatorie ad esaurimento (anche se in molti casi la prima si è esaurita da tempo). Per coloro che sono invece a tutt’oggi ancora in prima fascia ed hanno a suo tempo già prescelto una seconda provincia ci sarà quindi la possibilità di aggiungerne altre due per un totale di quattro diverse graduatorie.
Tra i sindacati meno soddisfatti figura sicuramente la Flc-Cgil, secondo cui “sarebbe stata necessaria – fanno sapere da via Leopoldo Serra – una piena assunzione di responsabilità del Ministro attraverso un atto legislativo che evitasse il sicuro contenzioso determinato dalla disparità di trattamento tra i nuovi inserimenti e i cambi di provincia”. Dello stesso avviso l’Anief, che non a caso tutela i neo-iscritti e abilitati: “la scelta di altre due province – sostiene il suo leader Marcello Pacifico – , che, peraltro, deve essere estesa anche ai nuovi inseriti, non può supplire alla possibilità dell’aspirante docente di cambiare la provincia in cui è inserito, né appare legittima nella sua formulazione in coda. Naturalmente, il trasferimento ad alta provincia, deve avvenire a pettine se non si vuole incorrere in un nuovo processo dagli esiti evidenti”.
In questi ultimi giorni i sindacati, anche se non tutti la pensano allo stesso modo, hanno espresso le loro perplessità ai tecnici del Miur. E non è detto che li abbiano, almeno in parte, convinti e che ci siano quindi sorprese dell’ultimo momento. Anche perché i motivi di dissenso sono diversi.
Uno di questi è stato espresso solo da un paio di giorni dalla Gilda, che andando a spulciare tra le novità del regolamento del graduatorie ha scoperto una norma che permetterebbe ai cittadini stranieri di inserirsi ‘a pettine’ anziché in coda (come gli italiani). “Si tratta di una sanatoria a favore degli stranieri del tutto immotivata e bizzarra”, ha detto il coordinatore Rino Di Meglio. Secondo il sindacalista in certe zone la nuova regola potrebbe anche rappresentare una sorta di ‘attrazione’ per l’insegnamento verso i nostri istituti determinando “addirittura delle situazioni di pendolarismo da parte dei paesi comunitari confinanti”. Per ambire, e “soffiare”, in classi di concorso avare di aspiranti, addirittura il ruolo. Secondo il coordinatore della Gilda un altro fatto grave è l’inserimento, sempre ‘a pettine’, anche dei cittadini italiani in possesso di abilitazioni conseguite all’estero: “si tratta di abilitazioni che non sono equiparabili a quelle italiane – lamenta sempre Di Meglio – come ad esempio quelle spagnole, che si conseguono con due sessioni di 45 giorni e che sono ormai oggetto di vendita direttamente in Italia, sia a Roma che a Milano”. Al Ministero si ritrovano così tante, troppe, situazioni da risolvere: difficile che vengano affrontate per ben nel poco tempo rimasto a disposizione. Aprendo la strada, di fatto, ad una nuova stagione di ricorsi.