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I danni dell’obesità? Iniziano dal basso rendimento a scuola. Serve più prevenzione

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È di almeno 100.000 euro il costo che un giovane di 18 anni obeso richiede alla società, per tutto il corso della sua vita, rispetto ad un giovane senza chili di troppo: la stima è stata realizzata dalla scuola superiore Sant’Anna di Pisa, che evidenzia i costi sociali dell’obesità attraverso l’elaborazione di dati relativi alla prevalenza della patologia in Italia, negli Usa e in Europa e la revisione approfondita di diversi studi internazionali riguardanti questi costi nelle stesse aree geografiche.
Il calcolo realizzato dai ricercatori toscani si basa sul fatto che il costo sociale annuo di una “generica” persona obesa rivelano una spesa media di 1.700 euro (1.400 euro di costi sanitari e 300 di costi non sanitari). Le Regioni che in questi anni hanno registrato i tassi più bassi di cittadini obesi sono il Piemonte, il Trentino Alto Adige e la Liguria, mentre la Regioni con più abitanti con problemi di peso sono il Molise, seguito da Puglia e Basilicata.
A livello nazionale c’è poco da stare allegri: il 9,9% della popolazione è obeso, in cifre si tratta di circa 5 milioni di persone, che gravano sullo Stato per più di 8 miliardi di euro ogni anno, pari a circa il 6,7% della spesa sanitaria pubblica. Il tutto, escludendo da questo valutazioni costi intangibili altrettanto gravosi, come quelli legati al nucleo sociale dell’obeso, alla discriminazione lavorativa, tra cui un più basso rendimento scolastico ed in generale sul versante della formazione. E tutto ciò comporta, come conseguenza finale, disagi psicosociali non indifferenti.
Il problema, sostengono gli esperti, è che tra i giovani non si colgono segnali di miglioramento. Anzi: in Italia, secondo recenti dati Istat, l’eccesso di grasso tra i bambini è sempre più diffuso, tanto che nella fascia di età tra i 6 e i 17 anni, un bambino su 3 è sovrappeso e uno su 4 è addirittura obeso (con punte regionali, come in Campania, anche molto più alte).
Questi temi sono stati affrontati nei giorni scorsi in occasione del dibattito “Globesità: strategia e interventi”, promosso dall’associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione e dall’università degli Studi di Roma Tor Vergata. I relatori sono stati concordi nell’individuare nell’informazione, nella prevenzione e nella diffusione di una maggiore cultura dei corretti stili di vita delle soluzioni conosciute e praticabili. Che tuttavia non sembrano essere sufficienti considerando che oltre un milione di giovani con problemi di peso potrebbe vivere dai 10 ai 20 anni in meno rispetto ai coetanei normopeso.
Ancora una volta, la vera arma per contrastare il fenomeno, che ormai è paragonabile a una malattia a diffusione epidemica, è la prevenzione. I consigli sono sempre gli stessi, semplici e difficili al contempo da seguire: adottare uno stile di vita più sano, con una alimentazione corretta, senza eccedere mai in calorie ed evitando i grassi animali e gli zuccheri semplici, mangiando molta frutta e verdura e svolgendo quotidianamente attività fisica, se possibile all’aperto. Ma anche a scuola, il luogo probabilmente migliore per trasmettere valori a favore di una corretta alimentazione e cura di sé.