I giovani d’oggi sono non di rado difficili da trattare, spesso sono anche oppositivi e a volte arrivano ad essere aggressivi. Non è un luogo comune, ma una constatazione che trova riscontro anche nei numeri. Da una recente indagine sui docenti contenuta nel 2° Rapporto Eurispes sulla Scuola e Università, risulta, ad esempio, che appena il 25,7% dei docenti delle scuole secondarie di secondo grado non ha mai registrato episodi di ostilità da parte dei ragazzi; anzi, al 66,5% dei docenti interpellati è capitato “qualche volta” e al 7,7% con frequenza; inoltre, diversi allievi mostrano, sebbene in maniera sporadica, anche una tendenza all’aggressività (49%).
Il problema non è solo l’ostilità di tanti allievi, ma anche quella delle loro famiglie: è significativo che oltre la metà degli insegnanti delle primarie e medie (54,5%) ha sperimentato, almeno in alcune occasioni, ingerenze dei genitori nelle scelte relative ai metodi e ai contenuti dell’insegnamento. Quasi la metà (49,1%) si è sentito contestare almeno qualche volta voti/giudizi dai famigliari degli alunni.
Per quanto riguarda le misure disciplinari, quasi la metà degli insegnanti (il 49,8%) non ha mai ricevuto contestazioni.
Invece, al 16% dei docenti è successo di ricevere in alcune occasioni addirittura minacce da parte dei genitori degli alunni.
Sempre Eurospes sostiene che gli episodi di vera e propria violenza da parte di genitori hanno riguardato almeno 1 docente su 10 (qualche volta 12,8%; spesso 1%, sempre 0,3%).
Con il salire dell’età degli alunni, cresce anche il numero di casi di aggressività: al 15,2% dei docenti della secondaria di secondo grado è capitato, almeno una volta, di ricevere minacce da parte dei genitori degli alunni e al 13% di subire atti di violenza.
In merito al bullismo, il rapporto spiega che è una realtà diffusa: il 79,8% dei docenti delle superiori ne documenta la presenza tra gli studenti.
Uno dei dati probabilmente più preoccupanti è quello emerso nella primaria e secondaria di primo grado (82%): oltre tre quarti dei docenti hanno fornito testimonianze circa le difficoltà di integrazione degli alunni diversamente abili (alle superiori il dato si attesta all’78% circa).
Episodi di spaccio di sostanze stupefacenti tra alunni sono denunciati dal 43,3% dei docenti degli istituti professionali e dei licei, dove inoltre sono molti a riportare almeno un caso di furto (65%) o danneggiamenti (78,1%) all’interno della struttura scolastica. Sempre nelle secondarie di secondo grado al 17,6% del personale docente è capitato di subire minacce da parte degli studenti, ma preoccupano gli episodi di violenza: un insegnante su quattro (25%) è stato vittima di violenza da parte degli alunni, almeno una volta nel corso della carriera dietro la cattedra.
Secondo Cristina Costarelli, presidente Anp Lazio, “sono dati che preoccupano e dai quali bisogna partire per capire le cause di tali aggressioni e come poter contenere questo trend che speriamo non continui in questo modo”.
“Ritengo che alla base di questa aggressività dei giovani a scuola c’è un’estesa mancanza di fiducia da parte dei genitori verso l’istituzione stessa, – ha detto Costarelli all’Adnkronos -, i ragazzi respirano questo atteggiamento dei genitori e l’aggressività degli studenti talvolta è proprio riconducibile all’approccio errato e non rispettoso da parte delle famiglie verso i docenti e la scuola tutta. Altre volte è invece collegato a tutta una realtà di violenza e di aggressività che si respira nel virtuale ma anche nel sociale: quindi i fattori che contribuiscono sono tanti e vanno osservati e considerati tutti”.
“Come scuola è nostro dovere lavorare sul fronte educativo, nel ragionare sulla formazione, nel far presente quale sia il ruolo dei docenti, della scuola come agenzia formativa così come abbiamo il dovere che quotidianamente cerchiamo appunto di esercitare e di far comprendere, anche se c’è un limite nella possibilità di entrare nelle dinamiche nei meccanismi della scuola”.
“Un altro aspetto, grave, a cui porre attenzione – ha concluso Costarelli – è quello secondo cui per i genitori il racconto dei figli è sempre verità e che a sbagliare siano i docenti: quindi dobbiamo continuamente riaffermare che i docenti lavorano secondo professionalità e deontologia delle proprie azioni“.