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I docenti non vaccinati dal 1° aprile faranno 36 ore a settimana, il Ministero ha deciso: i presidi non potranno ridurgli l’orario

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Le anticipazioni della Tecnica della Scuola erano corrette: poiché nel nuovo decreto Covid, il n. 24 del 24 marzo 2022, viene riportato che i 3.612 docenti non vaccinati riammessi a scuola dal 1° aprile diventano “temporaneamente inidonei all’insegnamento” viene da sé che lavoreranno 36 ore settimanali. La decisione è arrivata direttamente dai capi dipartimento Jacopo Greco e Stefano Versari, dopo che l’attesa Circolare applicativa del ministero dell’Istruzione non era entrata nel merito alimentando ulteriori dubbi e lasciando ai presidi come interpretare il tutto.

Non si fermeranno all’orario cattedra

Attraverso una Nota ufficiale – con oggetto “obblighi vaccinali a carico del personale della scuola – quesiti” – cade l’ipotesi delle 18 ore a settimana per le medie e le superiori; 24 per la primaria; 25 per la scuola d’infanzia: il ministero dell’Istruzione lo ha anticipato ai sindacati, nel corso del confronto sul nuovo Protocollo sulla sicurezza.

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IL TESTO DELLA NOTA

I dirigenti, spiega il Ministero, dovranno provvedere alla “determinazione dell’orario di lavoro”, con la prestazione lavorativa che “dovrà svolgersi su 36 ore settimanali, al pari di quanto previsto per i lavoratori temporaneamente inidonei all’insegnamento (art. 8 del medesimo CCNI del 25 giugno 2008) nonché per tutto il personale docente ed educativo che a vario titolo non svolge l’attività di insegnamento ma viene impiegato in altri compiti (quali i docenti che svolgono le funzioni di cui all’articolo 26 della 1egge 448/1998, quelli destinati ai progetti nazionali di cui alla legge 107/2015, ecc.)”.

Spetterà sempre ai presidi, si legge ancora nella Nota, individuare il tipo “attività di supporto alle funzioni scolastiche” da assegnare ai docenti non vaccinati: il Ministero cita “il servizio di biblioteca e documentazione, l’organizzazione di laboratori, il supporto nell’utilizzo degli audiovisivi e delle nuove tecnologie informatiche, le attività relative al funzionamento degli organi collegiali, dei servizi amministrativi e ogni altra attività deliberata nell’ambito del progetto d’istituto”.

I ds che non si adeguano potrebbero pagare di tasca loro

L’Associazione nazionale presidi, che propendeva per l’orario di cattedra, come confermato dal suo presidente nazionale Antonello Giannelli alla Tecnica della Scuola durante una diretta, avrebbe già raccomandato ai propri iscritti di attenersi a questa decisione.

Del resto, secondo quanto riferito dall’Ufficio legislativo del ministero dell’Istruzione, il dirigente scolastico, che prevede solo 18 ore al collega non vaccinato che rientra a scuola, “potrebbe addirittura incorrere in una responsabilità erariale”. In pratica, produrrebbero un danno economico allo Stato, perchè i docenti lavorerebbero meno rispetto a quanto previsto.

Del resto, hanno specificato ancora dal Ministero, “l’orario dei docenti non è limitato alle 18 ore di insegnamento frontale (alle medie e superiori, qualche ora in più negli altri cicli ndr) estendendosi anche a tutte le attività funzionali all’insegnamento, individuali e collegiali”.

Sempre i presdi, “in attuazione di quanto espressamente imposto” dal decreto-legge 44/2021, “provvederanno d’ufficio ad assegnare il personale docente ed educativo allo svolgimento delle funzioni che verranno individuate” in applicazione a tali criteri.

Il rischio di discriminare

“Dunque – hanno aggiunto sempre dell’Ufficio del dicastero bianco – è ragionevole un’equiparazione tra docenti-insegnanti (vaccinati) e docenti adibiti a mansioni di supporto (non vaccinati e quindi inidonei alla docenza), se non sul piano delle attività, almeno su quello dell’orario lavorativo complessivo”.

Di fatto, secondo i dirigenti di Viale Trastevere, lasciare i docenti a svolgere solo le ore di lezione settimanali frontali sarebbe stato discriminante nei confronti dei colleghi invece impegnati nel coprire lo stesso orario frontale in classe con l’aggiunta, però, di tutte le altre numerose incombenze che caratterizzano la loro giornata lavorativa.

La questione finisce qui? Difficilmente. Perchè più di qualche sindacalista ha già fatto cenno che non rimarrà a guardare: è possibile che se ne riparli in tribunale.

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