Gli insegnanti no vax tornano a scuola, ma per Giannelli (Anp) non per 36 ore: mantengono la funzione docente – RIVEDI LA DIRETTA

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Continua a far discutere l’applicazione del nuovo decreto Covid, il n. 24 del 24 marzo 2022, con successiva Circolare del ministero dell’Istruzione, nella parte relativa al ritorno a scuola di quasi 4mila insegnanti. Nella diretta della Tecnica della Scuola Live, Antonello Giannelli, presidente Anp, ha detto che “si tratta di reintegrare delle persone consentendo loro di ritornare a prendere lo stipendio. L’idea è quella del compromesso: non si voleva mandare via i supplenti, anche per continuità didattica, ma nemmeno continuare a lasciare a casa alcune migliaia di docenti”.

Il numero uno Anp dissente da chi sostiene che dovranno operare con l’orario del personale Ata.

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Anche se il decreto stesso accosta in qualche modo i non vaccinati agli “inidonei”, il sindacalista ritiene che “questi insegnanti mantengono comunque la loro funzione docente e non possono essere adibiti a mansioni diverse, quindi non faranno 36 ore a settimane: secondo me dovrebbero mantenere l’orario previsto dalla cattedra. Si poteva fare diversamente, ma allora il decreto doveva specificarlo. Non si possono cambiare. La nota ministeriale non può superare il contratto, non è fonte del diritto. E il decreto legge cambia le attività, ma non il numero”.

Giannelli ha anche specificato che “questi insegnanti possono fare la Didattica a distanza. Poiché è possibile che vi siano studenti malati di Covid ed hanno diritto a svolgere la DaD, questa è una attività su cui potranno essere utilizzati. Un docente su posto di potenziamento fa delle cose che potrebbero fare, anche di supporto al dirigente scolastico. Quello che non deve accadere è che si svolgano attività didattiche a contatto con gli studenti. La stessa nota ministeriale in modo sibillino fa intendere che questi docenti possano svolgere attività come Ata, ma poi fa riferimento alla funzione docente, allora delle due è l’una: in ogni caso, se il docente accetterà di svolgere le mansioni alternative proposte, allora non svolgerà più quelle di docente, quindi legate alla didattica”.

Il presidente Anp, infine, non vuole sentire parlare di situazione conflittuale: “parliamo di meno di 4 mila docenti su oltre 850 mila: non fanno molto, mentre gli altri sono in classe, in più attingono dai fondi della scuola. Può dare fastidio, ma non vedrei questo rischio come concreto”.

Durante la trasmissione, l’avvocato Dino Caudullo ha detto che “il decreto legge 24 parla in modo molto ampio di utilizzazione del personale di supporto all’istituzione scolastico, non didattica: quindi, potrebbe anche trattarsi di aprire o chiudere il cancello o rispondere al telefono”.

“Poi – ha continuato – la circolare ministeriale rimandando al contratto collettivo nazionale, circoscrive il campo, facendo riferimento ad attività coerente con l’attività didattica rimanendo nei binari della contrattazione collettiva. Un margine di sforamento, rispetto alle proprie mansioni, con sconfinamento nell’attività amministrativa comunque c’è: parlare di demansionamento, tuttavia, è probabilmente una forzatura. Bisognerebbe vedere caso per caso”.

Lucio Ficara, esperto di normativa scolastica, ha tenuto a puntualizzare che “i docenti non svolgono solo 18 ore settimanali: togliamocelo dalla testa. Le 18 ore sono di lezione frontale, poi ci sono quelle di preparazione e correzione dei compiti. E molto altro. Quindi, i docenti non vaccinati dovrebbero fare più delle 18 ore frontali. Bisognerà essere flessibili, nell’ambito di autonomia dell’istituto”, ha specificato l’esperto.