“I genitori si sono trasformati negli ‘avvocati difensori dei figli’ e questo meccanismo della iperprotezione rende fragili i giovani perché fin da bambini non vengono educati a resistere agli stress ambientali“. A dirlo all’Ansa domenica 24 ottobre è stato Raffaele Felaco, direttore di psicologinews.it e past president dell’Ordine degli psicologi della Campania, commentando la vicenda del 19enne che si è sparato al capo dopo un rimprovero del padre perché era rincasato tardi.
“Non mi riferisco, naturalmente, a questo caso specifico e drammatico, perché non lo conosco, ma – ha sottolineato Felaco – tutti restiamo colpiti da questi eventi: ciò che ci deve indurre a riflettere è la fragilità di questa giovane generazione. La fragilità emotiva e la quasi assoluta incapacità a gestire gli stress”.
“Siamo tutti responsabili” secondo Felaco, che invoca “una grande rivoluzione educativa urgentissima per far crescere meglio i nostri giovani coinvolgendo le famiglie e le istituzioni”.
“Quello che ci raccontano gli insegnanti (anche loro sempre più vittime delle conflittualità interiori dei giovani ndr) è che più andiamo avanti e più il fenomeno della fragilità emotiva si diffonde, diventa ampio ed è stato aggravato con lo stress della pandemia – sottolinea il dottor Felaco -: è un processo che viene da lontano. Soprattutto come generazione di genitori e di educatori italiani abbiamo confuso la protezione dei giovani con la iperprotezione”.
Dunque, a parere del dottor Felaco, “è un problema educativo di tutta la nostra società e le responsabilità sono da condividere fra tutte le generazioni adulte che hanno svolto questa funzione. Certamente non servono le sterili polemiche tra scuola e famiglia o con le istituzioni sociali: è una responsabilità che dobbiamo assumere come generazione”.
Per il direttore di psicologinews.it, quindi la “responsabilità è collettiva ha poi epiloghi soggettivi, come in questo e in altri casi, con persone che restano schiacciate da un meccanismo sbagliato”.
Solo pochi giorni fa il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha tenuto a far sapere che il Covid ha reso gli italiani stressati e insicuri, così la richiesta di un supporto psicologico è fortemente aumentata, anche nella scuola, solo che lo Stato non mette a disposizione dei cittadini un numero adeguato di psicologi.
Gli psicologi hanno aggiunto che il Covid-19 ha reso la necessità ancora più impellente: tanto da parlare di emergenza legata alla ‘psico-pandemia‘ e del cosiddetto effetto iceberg, per il quale solo una parte del disagio emerge. E la parte che rimane latente può rivelarsi alla lunga pericolosa, perché rischia di trasformarsi da disagio a patologia mentale.
“Abbiamo svolto una ricerca – ha detto il presidente del Cnop David Lazzari – sulla comunità degli psicologi: la richiesta di psicologia è aumentata del 40% in questo periodo, ma una persona su tre che manifesta questo bisogno non può accedere all’intervento, alle terapie perché non ha le risorse finanziarie”.
Lazzari ha anche tenuto a sottolineare “che 8 italiani su 10 chiedono lo psicologo nella scuola, e tra i ragazzi la percentuale è 9 su 10”: una possibilità sulla quale solo qualche giorno fa c’era stata l’apertura anche del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.
L’idea di introdurre lo psicologo a scuola potrebbe andare a compimento, ha detto qualche addetto ai lavori, con i fondi del Pnrr. Se ne parla da tempo, come del resto del medico o dell’infermiere scolastico.