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I tagli, la sperimentazione e la fretta

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Non crediamo che l’operazione si possa ancora di più dilazionare e nascondere e che in qualche modo la strada sia tracciata, quella cioè di tagliare altro personale dalla scuola pubblica. E crediamo pure che dietro queste scelte dell’ultima ora di Profumo, tra cui la riduzione di un anno del curriculum scolastico, ci sia una sorta di spinta nascosta che stia pressando per implementare qualcosa che altri (i nuovi inquilini del Governo?) non sono in grado mettere in tensione e quindi di realizzare.
È troppo strano, se non addirittura stravagante, che un ministro, qualche ora prima di lasciare il suo incarico, si assuma responsabilità così gravose e antipopolari e con volontà affatto masochistica voglia mettere a dimora volutamente, su un campo non più suo, una eredità di improperi da tutto il mondo della scuola contro di lui diretti.
Troppo semplice e troppa facile possibilità ai commentatori di scagliare coltellate.
Con ogni probabilità invece ci si è resi conto che 80miliardi di euro l’anno, fagocitati dalla pubblica amministrazione, sia una somma che la Nazione non può più permettersi di sborsare e se si vuole mantenere in vita l’albero occorre tagliare dei rami: quali? La scuola è uno di questi.
Se si guardano tutti gli interventi fatti dal Governo Monti (pensionamenti, inidonei, sopranumerari, ma pure accorpamenti) ci si rende conto che si è lentamente limato tutto ciò che era possibile limare, mentre, lo ricordiamo per inciso, fu solo per il rotto della cuffia che fu evitato quell’aumento di 6 ore all’orario settimanale di lezione, ma dopo che si trovò la fonte da dove prendere i soldi: a parità di saldo, diceva a quel tempo il premier Monti.
Altri soldi, ma sempre sulla pelle del funzionamento della scuola, sono stati attinti per pagare gli scatti di anzianità, visto che quei famosi risparmi operati dal Miur, con la riduzione penosissima del personale soprattutto precario, sono andati in altri ambiti. L’accodo infatti, per recuperare i gradoni, fu sottoscritto con Gelmini, puntando sui risparmi di spesa del Miur (i licenziamenti storici), mentre Brunetta, l’allora ministro della Funzione pubblica, bloccò il contratto di lavoro con gli aumenti sia biennali e sia quadriennali.
Potato allora tutto ciò che è stato possibile potare (ma anche segare e tagliare, spezzare e affettare), ma proprio tutto? Non sembra.
Dagli improvvisi fulmini lanciati dal prof Francesco Profumo sembra proprio che il temporale debba ancora durare; e non perché lo voglia lui, ma perché, pensiamo, dietro ci sia qualche marchingegno che lo stia spingendo a togliere i tappi agli otri ripieni di vento del bilancio in rosso dello Stato.
80mliardi di spese statali, che hanno fatto gridare a Berlusconi, per restituire l’Imu, la volontà di intervenire con misure severe, sono troppo per uno Stato sull’orlo della rovina, mentre acquattata dietro l’angolo c’è la proposta di dare dei voucher alle famiglie per pagarsi la “libertà di educazione” in qualunque scuola vogliano, pubblica o privata, livellandole entrambe, secondo una logica conforme alla visione politica del centro destra.
Dove sia nascosta la fiera non sappiamo, chi stia approfittando dell’ultimo rantolo di questo governo per alleggerire di altro personale la scuola pubblica non riusciamo a capirlo (o forse è troppo semplice), ma sta di fatto che qualche mese dopo il fallimento di portare a 24 ore l’orario di cattedra dei docenti, si è tornato a una vecchia idea di Luigi Berlinguer: ridurre di un anno la scuola secondaria di secondo grado.
E che ci sia fretta a mandarla in “onda” lo farebbe capire la proposta, sbalorditiva e stravagante, di sperimentare nelle scuole quale sia il percorso migliore e in quale fascia intervenire: elementare, media o superiore, ma senza neanche pensare che quell’anno che si perde è ricolmo pure di contenuti e di didattica, di formazione e di istruzione che gli alunni inevitabilmente, stando così le cose, perderanno.
Una sperimentazione che non ha neanche una sua anima interna, un suo progetto razionale, un iter sostanzioso e valido, una visione complessiva dei curricula coinvolti; messa in campo, pare di capire, col solo obiettivo di togliere le castagne dal fuoco per conto di altri e purchè si risparmi ancora sui conti devastati dello Stato e anche sulla pelle di chi è stato già a lungo martirizzato, come appunto il personale della scuola.