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Il dipendente pubblico italiano ha 50 anni, è malpagato e poco specializzato: per formarlo lo Stato spende solo 40 euro l’anno!

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Qual è il profilo del dipendente pubblico italiano? A questa domanda hanno provato a rispondere un gruppo di ricercatori che hanno operato per il Forum Pa: dai risultati, presentati durante la prima giornata dell’evento annuale Forum Pa 2022 “Il Paese che riparte“.  risulta che mediamente il lavoratore statale ha 50 anni, non fa molta formazione e, nonostante una buona quota di laureati (il 42,6%), presentano competenze e specializzazioni disallineate dalle necessità.

Numeri a confronto: in Italia pochi “statali”

Lo studio ha messo in risalto anche altri aspetti. Come quelli numerici. I nostri dipendenti pubblici ammontano 3,2 milioni (il 14,5% del totale degli occupati) a fronte di oltre 3 milioni di pensionati. Il numero sembra altissimo, ma in realtà non è nemmeno paragonabile ai 5,7 milioni della Francia, i 5,3 milioni del Regno Unito e i 5 milioni della Germania.

Con la riforma Brunetta approvata 15 mesi fa si vorrebbe arrivare – entro 5-6 anni – a 4 milioni di dipendenti pubblici, portando l’età media a 44 anni e competenze adeguate: “per raggiungerlo – scrive l’Ansa -, considerando i previsti 500 mila pensionamenti, entro sei anni – dice la ricerca – bisognerebbe assumerne quasi 1,3 milioni con un’età media di 28 anni. Circa 200 mila ogni anno”.

Certo, il “momento” è dir poco propizio: “tra Pnrr e fondi della politica di coesione, da fine 2021 al 2029 all’Italia arriveranno 484 miliardi euro di spese straordinarie ed aggiuntive da programmare, gestire, monitorare e rendicontare, in media 54 miliardi l’anno. Una quantità senza precedenti che dovrà essere coordinata da una Pubblica amministrazione ‘non in ottima salute’”.

Pochi soldi per la formazione

Ecco perché servono forze giovani e competenti. Come occorre fare entrare a regime le nuove procedure concorsuali (che invece stanno andando avanti a fatica), introdurre nuovi profili e profili professionali e puntare forte sulla formazione: basti pensare che, invece, nel 2020 sono stati spesi appena 40,3 euro per dipendente pubblico.

Il dato, sul modesto investimento per formare i dipendenti pubblici, potrebbe tra l’altro rinvigorire anche la polemica condotta dai sindacati sul decreto legge 36, che prevede la formazione per tutti i docenti obbligatoria e senza pagare il personale, mentre quella facoltativa andrebbe a premiare economicamente non più del 40% del corpo insegnante.

Pensionamenti a go go

Quella che sta andando più spedita è invece la corsa ai pensionamenti: “al primo gennaio 2022, sono oltre 3 milioni le pensioni da lavoro pubblico, in aumento dell’1,8% rispetto all’anno precedente, con una spesa di 79.203 milioni di euro”.

Quindi, non realizzandosi in pieno il turn over, per la lentezza ad assumere, paradossalmente, hanno detto ancora dal Forum Pa in corso “a fine 2022 avremo circa 94,4 pensioni erogate ogni 100 contribuenti attivi (erano 73 nel 2002)”.

La difesa del ministro Brunetta

Il ministro della Pa, Renato Brunetta, ha tuttavia una lettura ottimistica del quadro: sottolinea che dopo la pandemia, i concorsi sono stati sbloccati, avviando la digitalizzazione e la riduzione dei tempi delle procedure e la riforma del 2021 “funziona”.

Brunetta ha rimarcato che i tempi medi dalla pubblicazione del bando alla conclusione delle prove ammontano “ad appena 90 giorni”, se si considerano le 22 procedure organizzate da Formez Pa con l’applicazione delle nuove regole nel secondo semestre 2021.

Per completezza, va però anche detto che il decreto legge n. 44/2021, che ha portato l’introduzione di quesiti a risposta multipla per assumere solo i più bravi, con forti critiche del M5s, ha prodotto anche un numero record di bocciati, già dopo la prima prova scritta: una tendenza, tra concorsi ordinari e straordinari, che continuerà a lasciare decine e decine di migliaia di cattedre libere e quindi da coprire con le supplenze.

Stipendi al palo

Anche la spesa per i compensi annuali dei dipendenti pubblici non decolla: nel 2021 è stata di 176,3 miliardi, con un incremento del 1,6% rispetto al 2020. L’aumento è stato assai più basso rispetto alle aspettative: per le finanze pubbliche hanno infatti c’è stato un risparmio di 3,1 miliardi rispetto alle previsioni.

Del resto, i contratti della maggior parte dei dipendenti pubblici, iniziare da quelli della scuola, risultano fermi alla fine del 2018: il 28 giugno è previsto un nuovo incontro all’Aran, ma le risorse messe a disposizione dal Governo sono purtroppo inferiori anche all’inflazione che si è accumulata negli ultimi 40 mesi.

Dal Forum Pa 2022 giungono infine notizie sui contratti (a termine) stipulati dallo Stato con i professionisti, in linea con quanto previsto dal Pnrr: più di 15 mila sono state già realizzate e rappresentano oltre la metà delle oltre 29 mila programmate entro il 2023, con incarichi prevalentemente di tre anni.

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