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10.02.2026

Il futuro dei docenti si incontra a Cipro: l’evento, i temi e i partecipanti

L’anno corrente sembra prospettarsi come particolarmente proficuo per il mondo dell’istruzione. I Ministri dei Paesi Membri dell’UE si sono ritrovati in una capitale lontana e divisa – quella cipriota – per riprendere una discussione ambiziosa ed al centro del dibattito pubblico. Che fare con la scuola in Europa? Come attrarre giovani alla professione docente? Come garantire uno sviluppo professionale degli insegnanti compatibilmente al sistema scolastico e funzionale alla spesa pubblica ed alle casse degli Stati? Questi quesiti hanno costituito il cronoprogramma di una serie di incontri e tavolate tenutisi a Nicosia prendendo a modello gli interventi di Paesi ritenuti all’avanguardia – Svizzera e Paesi del Nord Europa – cercando di applicarli alle problematiche collettive, vissute dal Vecchio Continente quando si parla di scuola. Sono stati giorni di scambio, di confronto, di discussione animata circa il futuro della scuola per un Continente che cerca, faticosamente, di riportare l’istruzione delle future generazione al centro delle priorità delle agende politiche, economiche e della vita comunitaria.

Un gennaio produttivo

Fine gennaio ha visto a Nicosia / Lefkosia, la capitale di Cipro, una riunione informale dei Ministri dell’Istruzione dei Paesi dell’Unione Europea, un incontro durato 29 e 30 gennaio 2026 pensato per confrontarsi in modo diretto e senza lo schema rigido dei vertici formali. La formula “informale” ha il suo peso: non si tratta di decisioni vincolanti ma di scambi, dialoghi e testimonianze tra chi nei rispettivi Paesi guida le politiche educative, con l’obiettivo dichiarato di “rafforzare la professione docente” all’interno dei sistemi scolastici europei.

Fra i partecipanti c’erano ministri nazionali, delegati delle amministrazioni centrali e rappresentanti della Commissione Europea, tra cui figure come Rémy Hübschi, vice‑direttore dello Stato Segretariato per l’Educazione della Svizzera, che ha usato l’occasione per “discutere informalmente di questioni di politica educativa con i colleghi europei”. In un salone di conferenza spesso al di là dei microfoni ufficiali, si respirava la sensazione di un “tavolo di lavoro” più umano, fatto di racconti di scuole, storie di insegnanti e scambi di esperienze; più che comunicati finali e dichiarazioni istituzionali, molti partecipanti hanno espresso il desiderio di ascoltare, capire e confrontarsi su ciò che accade tutti i giorni nelle aule di tutta Europa.

Temi ed approcci

Al centro delle conversazioni — e non solo delle slide istituzionali — c’erano le persone: insegnanti che si alzano presto e macinano chilometri, studenti che hanno bisogno di sguardi attenti e comprensivi, scuole che faticano a trovare personale motivato. La sfida non è astratta: molti paesi europei segnalano difficoltà a reclutare nuovi insegnanti, trattenere quelli esperti e mantenere viva la motivazione di chi affronta classi sempre più complesse.

“Serve rendere la professione più attraente e sostenibile”, era in sostanza il filo rosso di moltissimi interventi: non solo con pacchetti di bonus o incentivi economici, ma guardando all’intero ecosistema che circonda chi insegna — formazione continua, valorizzazione della carriera, condizioni di lavoro dignitose e modi per far sì che l’insegnamento non sia percepito come un’ultima alternativa marginale per una professione, ma una scelta di vita da sostenere. Una parte significativa del dialogo è stata dedicata all’idea che non esiste una sola ricetta, ma che ascoltare le storie reali — dalla scuola urbana alla più isolata, da chi ha scelto l’insegnamento per vocazione a chi ci è arrivato per caso — aiuta a immaginare soluzioni utili anche fuori dai confini nazionali. 

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