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19.11.2025

Il futuro? Insegnanti + assistenti digitali: scuola e IA secondo il nobel Demis Hassabis

Demis Hassabis è premio nobel per la chimica nel 2024 e fondatore e amministratore delegato di DeepMind che da anni è entrata nella galassia Google dove rappresenta la punta più avanzata delle ricerca sull’intelligenza artificiale.

Il Correre della sera lo ha intervistato a Londra ad un meeting su intelligenza artificiale e educazione. La sua visione della trasformazione del mondo dell’educazione è molto interessante.

Come l’Ai rivoluzionerà la scuola

L’intervistatore, Federico Cella, chiede come cambierà la scuola. La risposta«Una delle grandi promesse che l’Ai offre all’istruzione è l’apprendimento personalizzato. Nelle scuole ci sono spesso classi molto numerose, con studenti più indietro rispetto alla media, e altri molto più avanti. E un solo insegnante, il cui compito è portare tutti a un certo livello. L’Ai possa giocare un ruolo importante, può stimolare gli studenti più capaci, proponendo sfide aggiuntive, e può riorganizzare il percorso per chi è indietro. Come può un insegnante da solo fare tutto questo? Con l’Ai forse diventa possibile: non per sostituire l’insegnante, ma per supportarlo. E di conseguenza dovrà cambiare il ruolo dell’insegnante stesso».

Come cambia il mestiere di insegnante?

Secondo Hassabis saremo di fronte ad una sorta di flipped classrom dove gli strumenti IA saranno usati aa casa, per togliere dall’aula una parte dell’apprendimento più meccanico. Quindi meno “lezione frontale” e più collaborazione su progetti, in cui l’insegnante faciliti l’interazione, aiuti i gruppi a lavorare insieme. E più Stem, perché servirà capire la tecnologia per usarla al meglio.

Ma in classe (concetto forse da decostruire, ndr) che faranno gli studenti?

“Il tempo in classe potrà essere dedicato a un livello diverso, più astratto: imparare su sé stessi, capire come sappiamo imparare, sviluppare capacità di adattamento. Servirà costruire metacompetenze, e la creatività: gli strumenti non sanno cosa fare da soli, i ragazzi dovranno imparare a coordinare una “squadra” di assistenti intelligenti, a dare loro una direzione».

Cervello umano e intelligenza artificiale

L’intervista si chiude con un riferimento ala differenza tra cervello umano e intelligenza artificiale evidenziando le enormi diversità esistenti. Dice Hassabis: “gli attuali sistemi di intelligenza artificiale li possiamo definire «frastagliati»: capacità molto elevate su certi compiti, e al tempo stesso lacune assurde su altri. La mente umana invece è una vera intelligenza generale: non abbiamo queste incoerenze estreme. In qualche modo, il cervello ha una forma di apprendimento continuo che non siamo ancora riusciti a replicare nei nostri sistemi di intelligenza artificiale».

E questo è il dibattito sulla AGI, l’intelligenza artificiale generale che molti temono possa prendere prima o poi il sopravvento sull’umano.

Mentre la discussione continua prendiamo tuttavia atto che anche uno dei massimi esperti di intelligenza artificiale sottolinea che l’insegnante non verrà meno e non sarà sostituito. Ma deve “cambiare” il modo di lavorare.

Una sfida.

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