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Il primo ok alla Finanziaria mette a nudo le spaccature sindacali

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L’approvazione in Senato della manovra Finanziaria ha riproposto le posizioni diversificate dei sindacati di fronte alla politica di ‘razionalizzazione’ delle spese intrapresa negli ultimi 24 mesi dal Governo. Il (quasi) scampato pericolo di blocco triennale degli scatti di anzianità è stato interpretato in modo antitetico: la più critica è stata la Flc-Cgil, secondo il cui segretario generale, Domenico Pantaleo, il ricorso al decreto ministeriale, attraverso cui verrà definita l’entità dei fondi da estrapolare dai risparmi destinati al merito, “oltre a non essere chiaro nei tempi e nei modi, rappresenta un parziale risarcimento di natura solo economica. Infatti il diritto del personale alla maturazione degli scatti di anzianità non viene assolutamente ripristinato”. Dalla stessa parte dei lavoratori della conoscenza c’è il Coordinamento precari della scuola, una cui delegazione era presente il 15 luglio in occasione del sit-in organizzato dalla Cgil davanti al Senato in occasione del voto di fiducia. Ed anche se non si tratta di un sindacato, quella dei precari è una realtà tutt’altro che da trascurare (se non altro per la forte consistenza numerica potenziale).
Forti dubbi verso l’esito della Finanziaria 2010 sono stati espressi anche dalla Gilda degli Insegnanti: il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio, si chiede se il Governo “riuscirà davvero a seguire questa strada, rispettando così l’impegno assunto dal ministro Tremonti di utilizzare il 30% dei fondi riservati al merito per evitare il blocco degli scatti di anzianità”. Il sindacato autonomo non sembra molto ottimista sull’esito del decreto, tanto che “di fronte a una situazione così incerta” annuncia l’intenzione di “confermare tutte le iniziative di protesta in programma per il prossimo anno scolastico , tra cui l’astensione dei docenti dalle attività non obbligatorie, a partire dall’organizzazione delle gite e dei viaggi di istruzione”.
Di rifiuto a partire da settembre di “ogni forma di ‘collaborazionismo’ nelle scuole” e di “ogni genere di attività aggiuntiva e lavoro volontario oltre gli stretti impegni contrattuali” parla anche Piero Bernocchi, coordinatore Cobas: contro quello che definisce “un furbesco emendamento di apparente modifica del blocco per ingannare docenti ed Ata”, Bernocchi chiede inoltre al personale di bloccare tutti i progetti e le attività aggiuntive (con conseguente distribuzione egualitaria del fondo di istituto), le cattedre extra-large oltre le 18 ore (che sottraggono posti di lavoro ai precari), le attività di coordinamento, le gite scolastiche, l’accettazione in aula di alunni/e di altre classi”.
Di tutt’altro tenore i giudizi, sempre sul testo approvato al Senato, da parte delle organizzazioni di settore. Per Marco Paolo Nigi segretario generale dello Snals-Confsal quello ottenuto è un risultato parziale e in sede contrattuale dovremmo operare per il mantenimento della progressione di anzianità anche oltre il triennio. Massimo Di Menna, a capo della Uil Scuola, chiede un immediato incontro a tre (Miur, Mef e sindicati) per definire il decreto, ma al momento ritiene che il testo della manovra approvato in Senato consente una soluzione positiva alla questione degli scatti del personale della scuola, ottenuta attraverso un’azione sindacale rigorosa, intelligente e partecipata”.
Canta vittoria, invece, la Cisl Scuola, che per trovare una soluzione al blocco degli scatti del personale scolastico aveva messo in campo tutte le ‘forze’ possibili, compreso l’interessamento in prima personale del segretario generale Raffaele Bonanni: “gli emendamenti ci sono – sostiene la Cisl – e sono quelli su cui si era convenuto. Soluzioni più vantaggiose e di più immediata efficacia, per quanto auspicabili, non erano realisticamente perseguibili. Chi ritiene che lo fossero, evidentemente vive nella dimensione astratta del desiderio, il che non è consentito a un sindacato che responsabilmente voglia tutelare i lavoratori che rappresenta, facendo seguire alla doverosa e forte protesta la concretezza dei risultati possibili”.
Fin qui le reazioni. In attesa che si realizzi l’auspicio della neonata confederazione Cgu (“è tempo che tutti i sindacati ritrovino una strategia unitaria di azione” uscendo da “logiche concertative inutili”), l’impressione è che la “partita” sui tagli rimanga ancora aperta: è improbabile, infatti, che l’intero importo derivante dai mancati scatti professionali (alcune stime indicano che nel corso degli anni si tratti di quasi 20 miliardi di euro) possa essere coperto dai circa 2 miliardi e mezzo di euro derivanti dai tagli imposti dalla Legge 133/08. Nelle prossime settimane, in corrispondenza dell’avvio del nuovo a.s., vista la pausa estiva imminente, ne sapremo qualcosa di più.