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Il prof no vax in sciopero della fame

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Davide Tutino, professore di filosofia, è da 15 giorni in sciopero della fame contro l’obbligo di green pass e vaccino imposti dal governo e sta manifestando di fronte a Palazzo Chigi. 

Momentaneamente, è stato esonerato dal medico, ottenendo un differimento a causa delle sue condizioni di salute e in queste particolari condizioni ha dichiarato all’Andkronos: “Ho perso quasi sei chili, secondo il medico devo smettere al più presto perché rischio una serie di complicazioni che si verificano a catena e sarebbe difficile arrestare. Ho momenti di debolezza, ma continuerò: per citare Draghi, ‘whatever it takes’, costi quel che costi”. 

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E poi racconta: “Io ero andato all’hub vaccinale per sondare se fosse possibile o meno vaccinarsi secondo legge, ovvero con l’esistenza di una prescrizione medica, che non esiste, e nella possibilità di avere una reale informazione su quello che ci viene inoculato, sul suo reale obiettivo e i suoi reali pericoli. Il mio sciopero della fame ha costretto il medico, al momento dell’anamnesi, a valutarne i pericoli e a decidere per il differimento”. Il dottore, tuttavia, spiega il prof: “si è visto così liberato dalla sua funzione burocratica ed è tornato alla sua funzione di medico. Si è ripristinato il rapporto medico paziente, che si era interrotto mettendo fine a millenni di storia della medicina, perché lo Stato si è sostituito al medico”.

Tutto questo ha fatto “il piccolo miracolo di aprire un varco in mezzo all’obbligo per coloro che non si vogliono vaccinare. Cominciano ad essere tanti quelli che ci seguono, e stiamo cercando di organizzarli, basta scrivere alla mail [email protected]”. 

E poi precisa: “Fermo restando che questa non è una soluzione ma uno strumento di lotta. Ha dato a moltissimi la possibilità di arrivare lì di ricevere un’esenzione o un differimento, e comunque li mantiene nei loro diritti costituzionali. Se il futuro avrà memoria’ forse nei libri di storia lo sciopero della fame lo descriveranno come una forma di boicottaggio non violento, in realtà è una forma di affermazione di coscienza”.

“Quello che importa adesso è che questa fame non è mia, è la fame sia di quei 40mila che vengono allontanati dal lavoro per ragioni politiche, sia dei 50 milioni di italiani che sono condannati al totalitarismo che si afferma di giorno in giorno”.

E racconta la situazione nel liceo dove lavora dopo la riammissione: “Al momento, da esente, loro devono verificare se io sia nelle condizioni tali da restare in classe e quindi bisognerà attendere che il medico del lavoro mi dichiari idoneo a stare in classe. Quando tornerò ricomincerò dove eravamo rimasti, alla disobbedienza di Socrate”.

E conlcude: “Andrò avanti fino a che ce n’è bisogno, fino al momento in cui questo digiuno non avrà creato le condizioni per cui la disobbedienza e la non violenza si affermino come lo strumento che può salvare sia i perseguitati da questo regime, sia i persecutori, liberando questi ultimi dall’odioso ruolo di carnefici che li imprigiona”.