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Il ritorno dell’educazione differenziata?

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Secondo una fetta sempre più estesa di neurologi, genetisti e psicologi le differenze di relazionarsi (e quindi di apprendimento) tra maschi e femmine sarebbero innate e non create dalla società. Tanto che sta riprendendo corpo un modello di scuola alternativa basata sull’educazione diversificata in base ai sessi. Di questo argomento, poco dibattuto in Italia, sulle grandi differenze psicologiche tra maschi e femmine nell’apprendimento e nel modo di relazionarsi, si è parlato il 24 aprile a Roma, all’interno della Biblioteca Nazionale, durante il secondo congresso internazionale sull’educazione differenziata, dal titolo “Modelli di scuola nel XXI secolo: la proposta dell’educazione personalizzata per ragazze e per ragazzi”.
Il congresso, organizzato dall’European Association for Single-Sex Education (Easse) con la collaborazione dell’Associazione pedagogica italiana (As.Pe.I.) e dell’Ufficio studi pedagogici delle scuole Faes, ha visto i massimi esperti mondiali esprimere le più moderne teorie su questo modello educativo. Tra gli interventi più attesi c’era quello di Leonard Sax, psicologo e direttore esecutivo della National Association for Single-Sex Public Education (Usa): intervenendo su “i differenti stili di apprendimento del bambino e della bambina”, ha affrontato il tema delle differenze psicologiche trai due sessi nell’apprendimento e nel modo di relazionarsi.
Secondo Sax le diversità sarebbero notevoli: è ormai appurato che “i maschi – ha spiegato lo psicologo – sono aggressivi ma più lenti a maturare, le femmine migliori a scuola; i maschi hanno più abilità nel muoversi nello spazio e sono più avventati, le femmine hanno migliori capacità verbali e sono più riflessive”. Ma le differenze non finiscono qui: se i ragazzi amano “l’azione, la competizione, gli oggetti inanimati e non perdono troppo tempo a parlare dei loro sentimenti”, le ragazze “maturano biologicamente e – ha concluso Sax – psichicamente prima dei loro coetanei”.
Durante il congresso Josep Barnils, presidente della European Association for Single-Sex Education, ha presentato i dati della diffusione dell’educazione differenziata nel mondo e i risultati in termini di efficacia didattica ed educativa in diversi Paesi. Ma non certo in Italia: dove l’educazione differenziata in Italia coinvolge meno di 5 mila studenti di diverse età, con appena sei istituti aderenti all’associazione Faes. Un numero irrisorio se si pensa che in Francia le scuole differenziate sono 238 e nel Regno Unito addirittura 1.902.
All’incontro hanno preso parte anche alcuni esponenti delle istituzioni. Tra cui Valentina Aprea (Pdl), presidente della Commissione Cultura della Camera. Che ha mandato messaggi di apertura da parte dell’attuale Governo nei confronti di una differenzazione d’istruzione in base al sesso. “Alle sterili polemiche in casa nostra, occorre sostituire uno sguardo al mondo ponendosi sulla strada degli studi pedagogici già realizzati da università e enti di ricerca internazionali”. Tanto che per l’on. Aprea “ogni scuola dovrebbe poter scegliere la forma organizzativa che preferisce per raggiungere il risultato delle pari opportunità di studi” ed anche le famiglie “hanno il diritto di disporre per i propri figli di scuole che valorizzino le loro specificità“.
 
La European Association for Single-Sex Education riunisce persone ed enti educativi di diciotto Paesi europei interessati allo sviluppo dell’educazione differenziata per ragazze e per ragazzi, secondo una modalità di organizzazione scolastica diffusa in quasi tutti i Paesi del mondo.