Sulle indicazioni nazionali è severo il giudizio di Gianna Fracassi, segretaria generale Flc-Cgil: ‘La Tecnica della Scuola’ l’ha incontrata nel corso della manifestazione svolta a Roma davanti al ministero dell’Istruzione alla presenza di numerose associazioni contrarie alle linee guida introdotte durante la gestione ministeriale di Giuseppe Valditara.
“Le indicazioni nazionali per quanto ci riguarda vanno ritirate, non solo per i rilievi del Consiglio di Stato che sono pesanti: vanno ritirate per i contenuti regressivi che riportano il paese all’Ottocento”.
Anche a proposito delle indicazioni della secondaria, quasi pronte, la sindacalista non le manda a dire: “Ci aspettiamo lo stesso tratto del primo ciclo, siamo pronti, anche a scendere in piazza. Anche per i salari del personale della scuola e per la stabilizzazione di 300.000 precari“.
“Ancora di più perché nella Legge di Bilancio del 2026– continua Fracassi – ci sono risorse per tutti, tranne che per la scuola: sembra che vi sia quasi una sorta di odio nei confronti del personale scolastico”.
I rilievi del Consiglio di Stato sulle indicazioni nazionali hanno riacceso i moti di protesta: Gianna Fracassi, cosa possiamo dire?
Possiamo dire che quelle indicazioni per quanto ci riguarda vanno ritirate non solo per i rilievi del Consiglio di Stato che sono pesanti: vanno ritirate per i contenuti regressivi e per il fatto che non rispondono a nostro parere a quelle che sono le necessità della scuola di oggi. Troviamo francamente inaccettabile non soltanto la scarsissima partecipazione delle scuole alla redazione delle indicazioni, ma che si sia arrivati a dei contenuti che non solo per la storia, ma anche per l’italiano, per la matematica, per la geografia, riportano indietro il paese all’Ottocento: sono indicazioni ottocentesche. Eviterei di chiamarle nuove indicazioni, sono vecchie indicazioni.
Fracassi, alla ‘Tecnica della Scuola’ risulta che sarebbero pronte già le bozze delle indicazioni nazionali per la secondaria: cosa vi aspettate?
Ci aspettiamo lo stesso contenuto, lo stesso tratto delle indicazioni cambiate per il primo ciclo di istruzione e per la scuola dell’infanzia, quindi ci aspettiamo un tratto regressivo. Noi siamo pronti.
Questo significa che continuerete a dare battaglia, a scendere in piazza, per dire no a cosa in particolare?
Noi continueremo a dare battaglia e scendere in piazza. Continueremo a dire no a qualunque limitazione della libertà di insegnamento. Continueremo a dire no a dei contenuti che contrastano con quelli che sono i valori fondamentali della Costituzione. E soprattutto scenderemo in piazza e continueremo a farlo per i salari del personale della scuola, docenti, personale e dirigenti, e per la stabilizzazione dei 300.000 precari della scuola pubblica italiana. Questi sono problemi che purtroppo il ministro non risolve.
Quella sul contratto collettivo nazionale, invece, è una partita a parte?
No, il contratto è centrale. Noi ci aspettiamo che nella legge di bilancio ci siano risorse aggiuntive da mettere sul contratto, perché le misure che sono state annunciate nei giorni scorsi e di cui attendiamo leggere i contenuti non ci sembra che riguardino il personale della scuola, cioè ci sono risorse per tutti tranne che per il personale della scuola. Quindi, da questo punto di vista credo che ci sia una sorta, come possiamo dire, di odio quasi direi nei confronti del personale scolastico a partire dalla valorizzazione dei loro salari. Abbiamo visto fondi perequativi per pezzi di pubblica amministrazione, abbiamo visto risorse aggiuntive per la sanità, ma per il personale docente e per il personale Ata non c’è mai nulla.