Per gli esami di Maturità del 2026 i compensi destinati ai commissari e ai presidenti di commissione restano invariati rispetto al passato: importi che, incredibilmente, sono fermi al 2007. A stabilirli è il decreto interministeriale del 24 maggio 2007, mai aggiornato nei diciotto anni successivi. Un’anomalia che desta perplessità e malcontento tra chi opera nel mondo della scuola, specie in un contesto in cui l’inflazione e l’aumento del costo della vita hanno reso quei numeri sempre più lontani dalla realtà attuale.
Come ampiamente riportato, (leggi l’articolo), i compensi lordi previsti sono:
A questi si aggiungono rimborsi chilometrici (0,50 euro/km) e indennità giornaliera in caso di trasferta, calcolate in base alla distanza e al numero di giorni di presenza.
Per ricostruire lo scenario precedente al 2007 abbiamo letto la circolare ministeriale n. 104 del 1999 che stabiliva compensi forfettari suddivisi in due voci (ovviamente in Lire): funzione e trasferta.
Conversione effettuata al tasso ufficiale di 1 € = 1.936,27 lire.
In caso di più classi o commissioni, era previsto un compenso aggiuntivo proporzionale, senza incremento per la trasferta.
Conversione effettuata al tasso ufficiale di 1 € = 1.936,27 lire.
Analizzando i dati emerge un fatto sorprendente: i compensi per commissari e presidenti oggi sono sostanzialmente allineati a quelli del 1999, ma senza alcun adeguamento al costo della vita degli ultimi 26 anni.
Se nel 1999 un presidente guadagnava circa 1.368 euro lordi (tra funzione e trasferta), oggi ne percepisce 1.249, con un aumento quasi simbolico se si prende in considerazione anche la trasferta, del tutto assorbito dall’inflazione. Stesso discorso per i commissari esterni, passati da circa 827 a 911 euro (esclusa la trasferta).
Il mancato adeguamento dei compensi dal 2007 ad oggi non può essere considerato un semplice ritardo amministrativo. In quasi vent’anni, infatti, il costo della vita è aumentato notevolmente, il lavoro dei docenti è stato reso più complesso da normative, responsabilità crescenti e crisi emergenziali (pandemia, digitalizzazione forzata, nuovi bisogni educativi), eppure, le retribuzioni accessorie, come quella per gli esami di Stato, sono rimaste identiche.
Tenuto conto che questi compensi sono fermi da un quarto di secolo, perché non si decide a intervenire? Lo abbiamo chiesto al prof. Reginaldo Palermo, vice direttore della Tecnica della Scuola e con una lunghissima esperienza sul campo: “In realtà ormai l’esame di Stato (adesso Maturità) ha perso di gran lunga il suo valore formale anche se è rimasto rilevante per gli studenti che lo devono sostenere e quindi per gli aspetti emotivi che ad esso sono legati. Evidentemente questo non è sufficiente a convincere chi deve prendere delle decisioni al riguardo. A meno che non si voglia dare implicitamente ragione a chi sostiene che ormai gli esami hanno fatto il loro tempo e sarebbe meglio abolirli per eliminare, così, ogni forma di spreco”.