I bambini inglesi sono già pronti a rientrare in classe dopo appena 37 giorni di vacanze estive. In Inghilterra, infatti, le lezioni si concludono a luglio inoltrato e riprendono già ai primi di settembre, molto prima rispetto all’Italia.
Se da noi gli studenti godono di quasi 100 giorni di pausa, nel Regno Unito il periodo di chiusura è ridotto a poco più di un terzo. Può sembrare una rigidità eccessiva, cita l’analisi del Sole 24 Ore, ma il sistema ha i suoi vantaggi: meno problemi organizzativi per le famiglie e, soprattutto, meno dispersione didattica. Tornare sui banchi dopo poche settimane consente agli alunni di mantenere più facilmente la concentrazione e non perdere le competenze acquisite. Al contrario, i tre mesi italiani rischiano di creare un vero e proprio vuoto educativo che rallenta la ripresa delle attività a settembre.
Il calendario scolastico inglese è strutturato in quattro trimestri (Terms):
Ogni trimestre è interrotto da una breve pausa chiamata Half Term, di circa una settimana. Le vacanze estive, le più lunghe dell’anno, durano 5-6 settimane. In totale, gli studenti britannici frequentano in media 186 giorni di scuola, un numero inferiore ai 200 giorni fissati dal Ministero dell’Istruzione in Italia, ma di fatto simile a quello realmente svolto nelle nostre scuole, considerando ponti, festività, scioperi e interruzioni varie.
Il paradosso è che, pur avendo meno giorni di lezione, il Regno Unito riesce a garantire maggiore continuità didattica. Il calendario inizia prima, finisce dopo e lascia poco spazio a lunghe pause. Una differenza culturale e organizzativa che continua ad alimentare il confronto con l’Italia: meglio tanta vacanza e un rientro faticoso, o pause brevi e più efficacia nello studio?