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La rivolta dei prof di latino e greco: il 26 giugno sit in davanti al Miur

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  • GUERINI
Anche quest’anno, per il terzo consecutivo, le tabelle di confluenza del Miur fanno infuriare i docenti di Latino e Greco: stavolta ad esprimere il dissenso per l’estensione spregiudicata dei candidati all’insegnamento delle loro materie è il loro Coordinamento. Che per il 26 giugno ha organizzato un sit in, a partire dalle 9,30, davanti la sede del ministero dell`Istruzione: si sono dati appuntamento lì, per protestare contro un sistema elastico sono in un senso, visto che per loro le porte verso gli altri insegnamenti rimangono chiuse.
Contesteranno, inoltre, anche quei dirigenti ministeriali che negli ultimi mesi avevano dato loro rassicurazioni, promettendo di cancellare in particolare quella norma transitoria, introdotta nel 2010, che permette l’insegnamento del Latino e Greco nelle scuole secondarie superiori anche ai colleghi di Lettere che hanno svolto degli esami attinenti all’Università. E non importa se non sono abilitati.
Come non importa il fatto che lo scorso settembre il Consiglio di Stato, sez. VI, abbia sovvertito il parere del Tar del Lazio, sez. III bis, che aveva invece avallato la fase transitoria organizzata dal Miur in attesa della revisione delle classi di concorso di medie e superiori. Dichiarando legittime le modifiche solo con l’approvazione definitiva del relativo regolamento di revisione. Modifiche che, come noto, non sono ancora arrivate, visto che le nuove classi di concorso (ridotte del 40%) sono ancora in alto mare.
Il problema, nella fattispecie, è che gli esperti di viale Trastevere non si sono forse resi conto che aprire l’insegnamento del latino e del greco ai prof di lettere, senza trovare sistemazione per i tanti della A052 rimasti senza cattedra al Classico, avrebbe determinato la perdita del posto dei titolari di cattedra. Oltre che di lavoro per diverse centinaia di precari abilitati. Tutti scalzati da docenti di Lettere con una considerevole anzianità di servizio.
Questi criteri – dicono i docenti del Coordinamento di Latino e Greco – hanno messo la parola fine alla tanto decantata meritocrazia, con buona pace dei propositi e degli annunci del Governo”. Anche quest’anno denunciano, quindi, “la pesantissima e ingiustificata discriminazione di cui sono vittime a causa dei criteri assolutamente illegittimi e antimeritocratici adottati per l`assegnazione degli insegnamenti di lettere alle diverse classi di concorso della scuola secondaria, a seguito della cosiddetta ‘riforma Gelmini’“.
Sui motivi che hanno portato a questa situazione, i prof di latino e greco non hanno dubbi. Tutto va fatto risalire ai “criteri dettati esclusivamente da logiche di risparmio – continua il coordinamento – con lo scopo dichiarato di ricollocare gli esuberi di personale prodotti dai tagli, senza tenere nel minimo conto le specializzazioni degli insegnanti e la professionalità da loro maturata attraverso le esperienze sul campo. Col risultato che i docenti di latino e greco, già assurdamente relegati ad insegnare nel solo Liceo classico, si trovano, da un lato, addirittura ad essere ‘in concorrenza’ con altre classi di concorso, mentre, dall`altro, viene loro preclusa la possibilità di partecipare a pieno titolo all`assegnazione degli incarichi, sia a tempo determinato che indeterminato, negli altri istituti di istruzione superiore“.
I rappresentanti del loro Coordinamento sostengono, inoltre, di essere stati rassicurati. Senza che però le promesse si traducessero in cambiamenti. Nel corso dei colloqui tenuti al Miur con sottosegretari e funzionari, di questo e del precedente governo, gli insegnanti di latino e greco hanno detto di essersi sentiti “ripetere che le loro rivendicazioni sono legittime e fondate; peccato però che alle parole non siano seguiti i fatti, dal momento che nulla è stato fatto dal Ministero per rimediare ai danni già prodotti. Un atteggiamento che sembra così confermare un`ingiustificabile incoerenza tra dichiarazioni sostenute e scelte effettuate“.
Cosa potrebbe accadere ora? Francamente, al di là della fondatezza della protesta, le possibilità che il Miur riveda gli organici sono davvero ridotte. A meno che i suoi dirigenti non si rendano conto che i primi ad essere danneggiate da queste scelte forzate sono gli studenti. Che si ritroveranno in cattedra dei prof di lettere con un’infarinatura di latino e greco. Mentre quelli che il latino e il greco lo conoscono con tutti i crismi, con l’abilitazione in tasca, finiranno in soprannumero. Magari sul sostegno, pur di tornare a trovare una stabilità. Mentre i precari più sfortunati rimarranno al palo. In attesa di tempi migliori. E che vengano cancellate le attuali possibilità di far accedere docenti di estrazione e abilitazioni diversificate all’insegnamento delle stesse discipline.