“La scuola per l’importanza e la delicatezza del settore, dovrebbe favorire una sorta di patto costituzionale: vogliamo chiamarlo così, visto che l’autonomia scolastica è stata costituzionalizzata intorno ad alcuni principi fondamentali, che non dovrebbero essere ogni volta rimessi in discussione ad ogni cambio di governo e ad ogni cambio di ministro, magari depotenziati dall’interno”. L’ha detto Irene Manzi, responsabile Scuola del Partito Democratico, a margine di un convegno svolto alla Camera il 17 novembre sui 25 anni dell’autonomia scolastica.
“Durante l’incontro – ha detto la parlamentare alla ‘Tecnica della Scuola’ – sono stati ricordati gli ingenti tagli che a partire dal 2008 – durante il Governo Berlusconi con Mariastella Gelmini a capo del dicastero dell’Istruzione – hanno finito per ridurre la portata, il valore e l’applicabilità dei principi dell’autonomia”.
Invece, ha continuato Manzi, alcune parole d’ordine comuni” avremmo dovuto salvaguardarle: “il tema delle risorse, della centralità e dell’investimento sulla professionalità docente. E il tema proprio dell’autonomia scolastica, che andrebbe rilanciata ridando importanza agli organi collegiali, i quali vivono una crisi di rappresentanza, ridando centralità in tal modo a un protagonismo di tutta la comunità educante, non solo del singolo dirigente scolastico”.
Manzi, si è concluso da poco un interessante convegno sull’autonomia scolastica che quest’anno compie 25 anni: cosa possiamo dire, in chiave di futuro, di progresso a livello di didattica e di organizzazione scolastica.
Le proposte che sono emerse sono quelle che vanno nell’ottica di un rilancio del ruolo dell’importanza dell’autonomia scolastica non solo per la concomitanza dell’anniversario, ma per il ruolo importante che essa può e deve svolgere nella comunità della scuola.
Sia per valorizzare il dialogo che il raccordo con il territorio in cui le scuole si collocano, per superare quelle che sono le diseguaglianze. Perché una proposta didattica, ovviamente rapportata ai bisogni della classe degli studenti, aiuta in questo in questo senso sia per recuperare quello spirito quell’entusiasmo che c’era nel momento in cui l’autonomia scolastica venne messa in campo perché davvero probabilmente è una delle più importanti riforme che ha riguardato il mondo della scuola nell’ultimo trentennio.
Allargando l’orizzonte, senza volerne sminuire altre, perché ha rappresentato un salto di qualità, una possibilità di un protagonismo, rispetto ad un controllo troppo centralizzato del Ministero che in questo momento in realtà sembra riemergere tra le righe con la legge sull’autonomia vigente che non riuscirebbe in realtà a garantire.
Un’autonomia che ha dovuto combattere con il protagonismo dei ministri che si sono succeduti: quasi 15 ministri in questi 25-26 anni, quando invece la scuola avrebbe avuto bisogno di un filo conduttore, super partes rispetto a quelli che sono gli obiettivi dell’educazione della formazione delle nuove generazioni.
E questo è un effetto sicuramente del sistema politico italiano e quindi dell’estrema variabilità applicata non solo alla scuola ma in generale a un quadro politico. Certo è che la scuola per l’importanza e la delicatezza di questo settore, dovrebbe forse favorire una sorta di patto costituzionale. Vogliamo chiamarlo così, visto che poi l’autonomia è anche costituzionalizzata intorno ad alcuni valori, ad alcuni principi fondamentali che non dovrebbero essere ogni volta ogni cambio di governo, a ogni cambio di ministro rimessi in discussione o magari depotenziati dall’interno. Questa sera sono stati ricordati gli ingenti tagli che già a partire dal 2008 e che hanno finito appunto per ridurre la portata, il valore e l’applicabilità dei principi dell’autonomia sono stati messi in atto. Ecco, magari alcune parole d’ordine comuni dovremo provare a trovarle: il tema delle risorse, della centralità e dell’investimento sulla professionalità docente. E il tema proprio dell’autonomia scolastica, che va rilanciata ridando importanza agli organi collegiali, per esempio, che vivono anche una crisi a volte di rappresentanza, ridando centralità a un protagonismo di tutta la comunità educante; quindi, non solo del singolo dirigente scolastico, ma di tutta la comunità educante, come era appunto il principio che l’autonomia voleva attuare e che portava con sé.