Prima Ora | Notizie scuola del 13 maggio 2026

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L’Abilitazione è per tutti, ma non per chi ha Merito? Il paradosso dei 36 CFU

Esiste un’Italia che studia, che vince i concorsi e che vive con passione la propria professione e le proprie responsabilità familiari. E poi esiste un’Italia fatta di algoritmi ciechi e mittenti ambiguamente pubblicitari, capace di semplificare brutalmente la complessità delle nostre vite e di distruggere la carriera di un docente per un “clic” mancato in una casella di spam.

Il Merito contro la Burocrazia

A quasi 57 anni, dopo aver lasciato un lavoro stabile di educatore presso un centro di aggregazione giovanile per seguire la vocazione dell’insegnamento, ho vinto tre concorsi ordinari. Un risultato che dovrebbe testimoniare competenza e dedizione.

Per completare il mio percorso, mi sono iscritto al corso abilitante da 36 CFU presso l’Università Pegaso. Mentre i vecchi 24 CFU rispondevano a un principio di funzione pubblica (prezzo accessibile e garantito), i nuovi percorsi sembrano rispondere a logiche di profitto aziendale, con rette pesanti a fronte di servizi non sempre all’altezza.

Ho pagato la prima rata, inviato i documenti e seguito le indicazioni del consulente. Ma in questo sistema la fiducia è un rischio. Una richiesta di integrazione documentale è arrivata da un mittente estraneo al nome dell’Ateneo — “Multiversity” — finendo sommersa tra le decine di mail pubblicitarie che ogni giorno inondano le caselle dei docenti. È il risultato di una confusione tra marketing e istruzione: un sistema non inclusivo che penalizza chi, tra precariato e carichi familiari, deve districarsi in un bombardamento digitale selvaggio.

Il “muro del padrone” e il silenzio istituzionale

Qui a Cerignola, terra di Giuseppe Di Vittorio, sappiamo cosa significhi lottare contro il “muro del padrone”. Di Vittorio insegnava che l’emancipazione passa per la cultura e il riconoscimento del valore umano. Vedere oggi una carriera calpestata da un algoritmo è un insulto a quella dignità del lavoro per cui il nostro concittadino ha speso la vita. Non è solo un errore tecnico: è un atto di prepotenza burocratica. Appena rintracciata la mail, ho sanato la mancanza, ma la risposta è stata un muro di gomma: “Immatricolazione respinta per termini scaduti”.

Nelle ultime settimane ho bussato a ogni porta: Ateneo, UST, USR. Ho chiesto un intervento in autotutela per sanare questo cortocircuito. Il risultato? Un silenzio assordante. Nessuna presa in carico, solo il vuoto pneumatico di una burocrazia che incassa le rette ma si sottrae al confronto.

Una vita in sospeso

Come insegnava Don Lorenzo Milani, “la politica è una cosa bellissima quando i politici si prendono carico dei problemi della gente come se fossero loro”. Ma cosa rimane della giustizia sociale quando un’istituzione si nasconde dietro una scadenza tecnica per negare un diritto acquisito sul campo?

Oggi la mia carriera è bloccata. Ho tre figli, due genitori anziani che vivono con me e un futuro professionale congelato da un filtro antispam. Se l’abilitazione è diventata un percorso di massa, perché trasformarla in un ostacolo insormontabile proprio per chi ha dimostrato eccellenza vincendo tre concorsi? Perché punire un docente per non aver saputo distinguere una comunicazione vitale dal marketing?

Chiedo solo che si dica “mi interessa”. Leone XIV ha denunciato che gli insegnanti sono spesso “stanchi e sopraffatti dalla burocrazia” e questo sta riducendo l’educazione a un compito puramente amministrativo. La scuola non ha bisogno di premiare un sistema che vince contro il buonsenso e contro la storia di chi ha investito tanto per  lavorare a testa alta.

M. F.

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