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Le priorità di Bussetti: inclusione, meno abbandoni, sicurezza, didattica innovativa. L’importante è che arrivino a tutti

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La linea programmatica del ministro Marco Bussetti è presto detta: assunzioni, organizzazione scolastica per l’avvio del nuovo anno, focus sul sostegno agli alunni disabili e all’integrazione degli stranieri, sicurezza, meno dispersione scolastica, nuove tecnologie da applicare alla didattica.

A rendere pubbliche le priorità dell’ex dirigente responsabile scolastico della Lombardia è stato lo stesso Bussetti, attraverso la nuova pagina Facebook, commentando l’avvenuta autorizzazione del Consiglo dei ministri di 43.980 assunzioni a tempo indeterminato di docenti su posto comune, 13.342 su sostegno, 46 educatori, 212 dirigenti scolastici e 9.838 Ata.

Il ‘post’ del ministro su Fb

Il titolare del Miur ha così scritto: “Via libera in Consiglio dei Ministri alle assunzioni nella scuola. Ora avanti con il lavoro per l’avvio del nuovo anno. Dobbiamo ridare centralità, fiducia e autorevolezza alla scuola. Governance, inclusione, diritto allo studio, edilizia scolastica, innovazione metodologico-didattica sono le priorità”.

In mezzo alla notizia

Le emergenze di inizio anno scolastico

In poche parole, quindi, Marco Busseti ha fatto intendere dove andrà a parare nei prossimi mesi. Si partirà, ovviamente, dalle emergenze. Che sono fatte dalle 57mila assunzioni da attuare subito, con la “grana” dei diplomati magistrale da gestire al meglio, cui si aggiungono quasi 10mila Ata.

Poi, ci saranno le operazioni, non agevoli, per far partire al meglio il nuovo anno: su tutte, le supplenze annuali, che anche quest’anno si aggirano sulle 100mila unità. Con l’aggravante di oltre 1.500 sedi scolastiche senza il loro dirigente scolastico: quindi si perpetrerà l’abusato sistema delle reggenze, in attesa che venga espletato il concorso a preside, di cui sono svolte per il momento solo le prove preliminari.

Disabili e dispersione

Un’attenzione particolare verrà data, poi, agli alunni disabili, a cui assegnare oltre 40mila supplenti e che rischiano anche quest’anno di cambiare il loro docente, anche più volte.

Ci sono anche da ridurre i numeri sugli abbandoni scolastici, soprattutto al Sud: su questo versante, sul fatto che ci sono troppi giovani che lasciano i banchi anzitempo, potrebbero tornare utili le risorse della Legge di Bilancio, perché in certi territori, difficili, occorrono interventi straordinario, anche con il coinvolgimento di professionisti (psicologi, sociologi, esperti vari) che vanno quindi coinvolti in progetti nazionali adeguatamente studiati.

Un discorso analogo vale per gli alunni stranieri, ricordando che sarà fondamentale fornire direttive chiare alle scuole per evitare eccessive concentrazioni in alcune classi.

Edlizia scolastica, bisogna fare presto

Sulla sicurezza delle scuole, il ministro, alla pari del governo, dovrà dimostrare di non essere da meno dell’operato condotto dall’esecutivo democratico negli ultimi quattro anni. Si parte in salita, perché c’è da convincere l’opinione pubblica che i cantieri avviati dal Pd ed ora bloccati non implicano una riduzione dell’azione in tal senso.

E occorre anche fare in fretta. Perché, nel frattempo, da alcune province, l’ultima è Messina, continuano a giungere segnali preoccupanti di mancate messe a norma. Questo, però, è il caso più difficile da risolvere: perché la maggior parte delle scuole italiane sono state costruite più di 40 anni fa e gli interventi da fare sono innumerevoli, continui e onerosi.

Didattica innovativa, avanti tutti

Infine, Bussetti ha parlato di miglioramento della didattica in funzione delle nuove tecnologie: certamente, è uno dei must della scuola moderna. Ma occorre evitare di correre: ci sono scuole ancora molto indietro tecnologicamente (soprattutto alla primaria e, ancora una volta, nel Meridione) e il rischio è quello di lasciarsele dietro.

Avere qualche istituto all’avanguardia, con didattiche avanzate e digitale on line imperante, non serve se poi ve ne sono altre dove si continuano a svolgere le lezioni di 50 anni fa.