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Lezioni sino al 30 giugno? Molti motivati “no” da studenti, docenti, presidi, sindacati… e albergatori

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Per ora è solo un’ipotesi partita da una notizia filtrata dalle consultazioni tenute da Mario Draghi prima di accettare l’incarico di presidente del Consiglio e di formare il nuovo Governo. Ma già la sola eventualità di prolungare le lezioni fino al 30 giugno ha aperto un intenso dibattito.

In effetti, la questione della prosecuzione delle lezioni oltre il calendario già fissato (e soprattutto le motivazioni addotte da qualcuno, cioè che con il lavoro in Dad – peraltro diversi docenti hanno lavorato quasi sempre in presenza, anche nelle scuole superiori, ad esempio gli insegnanti di sostegno e quelli di laboratorio – non sia stato svolto un lavoro adeguato, quando tutti coloro che hanno fatto lezione con la didattica a distanza sanno bene che l’impegno, anche temporale al di fuori dell’orario scolastico, è stato persino maggiore) ha trovato un foltissimo schieramento di contrari: la maggior parte degli insegnanti, dei dirigenti scolastici, degli studenti, dei sindacati della scuola, dei pedagogisti e naturalmente degli albergatori (qualcuno non aveva riflettuto sul danno al turismo, un settore che spera proprio nell’estate per una ripresa almeno parziale?).

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Anche il presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp), Antonello Giannelli, si è mostrato assai perplesso: “non abbiamo preclusioni ad arrivare a fine giugno ma ciò significa spostare in avanti lo svolgimento degli esami delle superiori e delle medie”, aggiungendo perentoriamente: “nessuno dica che sono stati persi dei giorni. Non è così”.

La posizione dei sindacati, con qualche distinguo tra segretari generali e segretari di comparto (più competenti a parlare di scuola)

Abbastanza singolare la posizione di alcuni sindacati, nel senso che i segretari generali (forse in questo caso desiderosi di mostrare una “apertura di credito” verso Draghi, peraltro preventiva visto che il premier incaricato non si era ancora espresso né tanto meno si sapeva chi sarebbe stato il nuovo ministro dell’Istruzione) hanno dato una certa disponibilità, con un’apertura all’ipotesi di prolungamento delle lezioni, mentre i rispettivi segretari di comparto – che dovrebbero essere più competenti per parlare di scuola e i segretari generali a mio modo di vedere dovrebbero rispettare il ruolo dei segretari di comparto se non vogliono correre involontariamente il rischio di delegittimarli o quanto meno di scavalcarli – o hanno taciuto o si sono espressi in maniera diversa, per nulla possibilista anche perché loro hanno ben presenti le difficoltà che vivono quotidianamente le scuole e i lavoratori che vi operano.

Se si rivelerà necessaria e servirà a recuperare le lacune dei ragazzi e delle ragazze tutti dobbiamo darci disponibili“, ha detto Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl. Anche se poi in effetti il suo intervento va valutato in maniera complessiva perché ha aggiunto: “ma la necessità va valutata bene rispetto a chi e al come perché la scuola in questi mesi ha continuato a lavorare”, parlando anche di investimenti e stabilizzazioni dei precari per il nuovo anno scolastico.

La posizione di Maddalena Gissi è sembrata decisamente più perentoria: no a “proposte fuorvianti” come il prolungamento delle lezioni sino a fine giugno, le priorità della scuola sono altre. A sottolinearlo (come riporta l’Agi – Agenzia Italia) è appunto la segretaria generale della Cisl Scuola all’indomani dell’incontro dei sindacati confederali con Mario Draghi, in quel momento ancora premier incaricato. Incontro nel quale, secondo quanto si apprende, non si è parlato del calendario scolastico ma di investimenti nella scuola e per i precari.

Le priorità della scuola sono ben altre rispetto a “proposte fuorvianti”: lo evidenzia Maddalena Gissi, segretaria della Cisl Scuola

La scuola ha bisogno di aprire un confronto su molte questioni. Il 1° settembre è alle porte – ha detto Maddalena Gissi – e in questo periodo solitamente vengono assunte decisioni indispensabili per l’avvio regolare dell’anno scolastico. Se vogliamo evitare di mettere in discussione le attività didattiche ancora una volta per mancanza di idee o fuorvianti proposte che distolgono l’attenzione dai reali problemi, dobbiamo darci da fare e subito“.
Ecco quindi le prime priorità in ordine di tempo secondo la Cisl Scuola: “bisogna definire le modalità per gli esami di maturità e gli esami di Stato della scuola media, per questo consideriamo insensato il dibattito sul prolungamento dell’anno scolastico che rischia di rimettere in discussione anche la regolarità di alcune tappe fondamentali per i ragazzi e le famiglie“, facendo riferimento all’eventuale spostamento anche della data degli esami di Stato delle scuole secondarie di I e di II grado.
Ma nelle dichiarazioni all’Agi la Gissi parla anche di organici, di reclutamento, di piano vaccinale (da chiarire oltretutto quale vaccino verrà riservato ai docenti over 55 e quando verrà somministrato, dato che oltre la soglia dei 55 anni “AstraZeneca” non va utilizzato, e non sono consentite… deroghe e “sperimentazioni” sulla pelle altrui!, n.d.R.).

Come riportato anche da “ilfatto quotidiano.it”, la segretaria della Cisl Scuola non ha dubbi: “aspettiamo di ascoltare il programma di Draghi. Certo abbiamo problemi di povertà educativa, ci sono realtà dove le famiglie non hanno potuto seguire le lezioni a distanza ma va detto che in giugno ancora non ci sarà la campagna vaccinale per tutti; ci saranno ancora condizioni per cui dovremo garantire la mascherina e il distanziamento. Come faremo con i trasporti a giugno? In quindici giorni pensiamo davvero che recupereranno gli apprendimenti? Non parliamo di scuola con gli slogan. Se serve saranno le singole scuole a programmare dei recuperi”.

Dicevamo delle diverse sfumature utilizzate da alcuni segretari generali. Ad esempio Maurizio Landini, segretario della Cgil ha affermato: “noi siamo pronti per confrontarci anche su eventuali recuperi a giugno, tenendo conto delle diversità territoriali”. Anche se poi in realtà già si proietta in avanti: “per riaprire le scuole a settembre dobbiamo già parlarne adessoE’ necessario che si ritorni tutti in classe il 1° settembre“, dichiarazione che sembra volere far intendere che più che pensare a ipotesi molto controverse di “recuperi” in presenza a giugno (ma si è poi sicuri, anche se ovviamente tutti ce lo auguriamo, che a giugno ci siano le condizioni per essere tutti in presenza?) occorre programmare già una buona apertura del nuovo anno scolastico.

Di Meglio (Gilda Unams): “idea stravagante, i docenti hanno lavorato” e comunque “meglio lasciare alle regioni le decisioni sul calendario scolastico”

Come sempre molto chiaro e deciso il commento di Rino Di Meglio, coordinatore della Gilda degli insegnanti: “è un’idea stravagante, mi offende sentir parlare di tempo perso perché i docenti hanno lavorato. Abbiamo un’Italia con fasce climatiche diverse, è meglio lasciare alle Regioni decidere sul calendario scolastico” (oltretutto sono proprio le Regioni che hanno competenza sui calendari scolastici regionali, come aveva detto la stessa ex ministra Azzolina quando a sua volta avanzò la possibilità di allungare il termine delle lezioni a giugno).

Ma Di Meglio introduce un altro argomento (che personalmente avevo comunque già evidenziato in un articolo del mese scorso quando la Fondazione Agnelli aveva proposto scuole aperte a giugno e luglio) del quale gli estensori della proposta di prolungamento delle lezioni forse non hanno ben valutato le conseguenze: “e poi cosa succederà con il turismo? Le famiglie vivono con la speranza di poter passare qualche settimana di semi normalità”.

Nel coro di “no” al prolungamento delle lezioni in estate anche gli operatori del settore turistico

Un aspetto sottovalutato quello del turismo: se i ragazzi non terminano le scuole, le famiglie a giugno non partono, non fanno vacanze.

Il coordinatore di “Federalberghi spiagge venete” ha detto senza mezzi termini al Corriere del Veneto di essere “sbigottito”, sottolineando: “sentiamo i politici sbandierare la grande crisi che sta vivendo il settore turistico e poi si propone una misura che sarebbe l’ennesima mazzata. Prolungare l’anno scolastico significherebbe far partire la stagione a metà luglio con perdite economiche incalcolabili”.

Il pedagogista Novara: non conta la quantità della scuola ma la qualità. Contesta la proposta anche il Forum delle Associazioni familiari

Da un versante diverso, perplessità anche dal noto pedagogista Daniele Novara: “la ripresa di un’attenzione verso la scuola è un segnale positivo ma va indirizzata in maniera adeguata. Non è in gioco la quantità della scuola ma la qualità”.

E i genitori cosa ne pensano? Gigi De Palo, presidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, è tra coloro che contestano l’eventuale decisione di prolungare l’anno scolastico. Durante un intervento in diretta a “Lavori in corso” su RadioRadio.it, De Palo ha detto: “mi sembra che fare un ragionamento di questo tipo sia trasformare la scuola in una sorta di punizione perché la Dad non è andata come previsto, mentre io so che i genitori e anche i ragazzi hanno vissuto situazioni di grande difficoltà. E’ stato uno stress maggiore rispetto agli anni passati. O non è stata scuola la Dad, e allora abbiamo preso in giro i nostri figli, o se è stata scuola come io credo allora deve finire la scuola quando dovuto”.

Esito di sondaggi affidabili: quasi totale il dissenso di studenti, docenti, genitori

Ma al di là dei pareri che abbiamo riportato danno un quadro chiaro i sondaggi svolti. Ne citiamo un paio, a cominciare da quello proprio de “La Tecnica della Scuola”: il 96% degli oltre 16mila partecipanti al sondaggio si è espresso negativamente sull’ipotesi di prolungare le lezioni fino al 30 giugno. Insomma, un “no” quasi unanime, rappresentato per il 62,2% da studenti (sì, proprio loro a cui il presunto “beneficio” sarebbe offerto e le cui esigenze si dice di voler ascoltare prioritariamente), per il 25,4% da insegnanti, per il 10,1% da genitori (il resto del 96% di “no” è coperto da altre tipologie di lettori).

Peraltro, leggiamo nell’articolo della “Tecnica” che “il fronte compatto dei no, che va dai sindacati ai docenti (gli insegnanti che hanno partecipato al sondaggio sono stati circa 4mila, in fondo solo ¼ del totale, quindi non si può affermare che il risultato sia frutto di un certo “corporativismo”, n.d.R.), agli alunni ed ai dirigenti scolastici, argomenta che la DaD è stata implementata in modo serio e strutturato e dunque non si è perso nulla e non vi è nulla da recuperare”.

Risultati simili nelle percentuali del sondaggio di “Skuola.net”: in questo caso i partecipanti (circa 1.800) sono soltanto studenti delle scuole secondarie di I e di II grado: bocciano l’ipotesi, infatti, più di 8 su 10. Per l’82% del campione, tre-quattro settimane in più di lezione servirebbero a poco (per non parlare di temperature che talvolta si avvicinano ai 40 gradi‼). E ad approvare l’allungamento dei giorni di lezione è solo l’8% in quanto la restante percentuale “non si sbilancia”.

Quanti alunni ci sarebbero in aula a giugno? Intanto l’Unesco evidenzia che l’Italia ha tenuto aperte le scuole più di molti altri Paesi europei

In base anche a questi dati, bisognerebbe porsi una domanda: quanti sarebbero gli alunni che frequenterebbero le lezioni a giugno? Ci sarebbe il rischio di trovare aule in presenza con 5 o 6 alunni! Anche perché, dispiace dirlo, magari andrebbero a scuola coloro che non hanno bisogno di alcun recupero e proprio chi ne avrebbe bisogno invece potrebbe non presentarsi (soprattutto se dovesse essere confermata come l’anno scorso una “promozione con insufficienze”!).

Inoltre, ci sembra opportuno ricordare come recentemente l’Unesco, che ha reso disponibili i dati sulla chiusura degli istituti in Europa da inizio pandemia fino a gennaio scorso, ha evidenziato che l’Italia, nell’anno scolastico in corso, ha tenuto aperte le scuole più di molti altri Paesi europei e durante la “seconda ondata” ha evitato chiusure totali, a differenza ad esempio della Germania e della Gran Bretagna.

Peraltro c’è anche chi fa notare che di fronte a situazioni emergenziali quali sospensione di periodi di lezione a causa di terremoti (senza neppure lezioni in Dad) nessuno ha mai pensato di allungare la fine dell’anno scolastico (anzi ci si è giustamente preoccupati di sottolineare che sarebbe stato valido anche sotto i 200 giorni minimi).

Favorevoli Fondazione Agnelli e Condorcet, anche se quest’ultimo aveva parlato di compensare il prolungamento estivo con pause invernali

Tra i favorevoli sono la Fondazione Agnelli (peraltro Gavosto aveva già proposto di tenere le scuole aperte a giugno, luglio ed eventualmente anche qualche giorno ad agosto, aggiudicandosi sicuramente la gratitudine e la simpatia prima di tutto di chi lavora nel settore turistico!) e il gruppo di dirigenti e docenti che va sotto il nome di “Condorcet”, la cui proposta era però originariamente più articolata in quanto presuppone un nuovo modello di calendario scolastico con meno vacanze in estate (evidenziando che le pause lunghe sono svantaggiose per la didattica) compensate però da periodi di vacanza in altri momenti dell’anno scolastico (Condorcet cita ad esempio il modello francese), anche perché lo hanno affermato loro stessi in tempi non sospetti “non è pensabile, né auspicabile, allungare la durata dell’anno scolastico, aggravando il lavoro dei docenti”.

Quindi è una proposta articolata su cui si può aprire un confronto, ma certamente nella sua sostanza originaria non proponibile in questo anno scolastico visto che non è stata fatta alcuna pausa “compensativa” (anzi rispetto al passato “i ponti” tra le festività sono stati praticamente azzerati) e cambiare in corsa le regole del gioco non è corretto.