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Lezioni fino al 30 giugno, ma con più pause in corso d’anno

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L’ipotesi di continuare le lezioni fino al 30 giugno è ancora sul tavolo: ne sono convinti i componenti del Gruppo Condorcet che già da settimane ne stanno parlando.

I rischi del rientro al 7 gennaio

Il fatto è – sostengono – che il rientro a scuola il 7 gennaio 2021 è sempre più incerto, ma soprattutto c’è un alto rischio di avere altre sospensioni della didattica in presenza, a causa di una ulteriore accelerazione dei contagi (la cosiddetta “terza ondata”).
Il Gruppo Condorcet sostiene che anche il Governo sta considerando realisticamente questa possibilità, tanto che la proposta è stata avanzata infatti al tavolo con le Regioni, competenti sul calendario scolastico.

“Secondo le indiscrezioni – scrivono in un loro recente documento – le attività didattiche verrebbero prolungate fino al 30 giugno, tranne che per le terze medie e le quinte superiori, impegnate con l’esame di Stato, e sarebbero rivolte al recupero degli apprendimenti degli studenti più fragili e insufficienti”.

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In che modo proseguire fino al 30 giugno

Bisogna però anche capire in che modo prolungare le attività nel mese di giugno. Per esempio c’è chi pensa di utilizzare il mese di giugno per attività di recupero.

“Ma questa scelta – sostiene Condorcet – sarebbe un errore, per due ragioni.  In primo luogo, per ragioni pratiche: se si limitano le attività di giugno al solo recupero, rischiamo di fare una replica di quanto è successo a settembre, con i recuperi previsti per le prime due settimane. Poiché questi recuperi sono, per i docenti, attività ordinaria non retribuita, si crea una disparità non giustificabile tra i docenti che tengono i corsi di recupero e lavorano quindi fino al 30 giugno e quelli che invece non lavorano”.

“La seconda ragione – prosegue il Gruppo – è più importante, ed è di natura strettamente didattica. Tutti gli studenti e i docenti hanno subito una didattica di emergenza, imposta dalla pandemia, che ha limitato molto le possibilità di apprendimento degli studenti e le potenzialità di insegnamento dei docenti. Se si prolungano troppo i periodi di Dad, tutti gli studenti perdono la qualità di un tempo scuola vissuto come comunità scolastica, e rischiano di avere lacune e debolezze negli apprendimenti”.

“Inoltre – afferma Condorcet – tutte le ricerche sui gruppi classe mostrano che gli studenti apprendono meglio se i gruppi sono misti, come livelli di apprendimento e capacità, perché si aiutano tra di loro, comunicano, crescono insieme. Se invece l’emergenza è pensata solo per i più deboli, segregandoli dagli altri, non solo si attua a rovescio la logica di una scuola selettiva, ma soprattutto si toglie a entrambe le parti la possibilità di crescere insieme in un ambiente di apprendimento condiviso”.

Ci vogliono un po’ di pause in corso d’anno

C’è però una condizione imprescindibile:  “Poiché – secondo Condorcet – non è pensabile, né auspicabile, allungare la durata dell’anno scolastico, aggravando il lavoro dei docenti, la soluzione è semplice: programmare il calendario scolastico, fin da ora, in modo da prevedere delle sospensioni della didattica, anche a distanza, nei periodi in cui la circolazione del virus è ancora alta, in modo da prendere qualche pausa di riposo e lavorare più serenamente a giugno, quando la circolazione del virus è più bassa. Questa programmazione ci può avvicinare al modello di molti paesi europei (la Francia, per esempio) che hanno una pausa estiva più breve, ma pause più frequenti nel corso dell’anno scolastico”.

“Se poi – osserva infine il Gruppo – il problema è il caldo estivo, si potrebbe forse, invece di spendere soldi un po’ a casaccio per banchi o corsi di recupero, investire su un piano nazionale per dotare le scuole di condizionatori, un investimento strutturale utile anche ben oltre l’emergenza”.

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