Sostituire l’ora di religione cattolica con un’ora di educazione civica, prevedendo contestualmente che l’insegnante di religione possa svolgere la sua attività coinvolgendo anche gli alunni che avevano espresso la volontà di avvalersi delle attività alternative: è quanto sarebbe accaduto in un istituto comprensivo di Piacenza. A denunciarlo, nella serata di sabato 17 ottobre, è stato il sindacato Snadir, a cui sono iscritti migliaia di docenti di religione, dopo avere appreso dalla stampa locale che nel capoluogo emiliano “sarebbe stato di fatto sospeso l’insegnamento della religione cattolica per gli alunni che ne avevano fatto regolarmente richiesta”.
In pratica, sempre se le informazioni giunte allo Snadir risultano corrette, è come se l’ora di religione si fosse “fusa” con quella di educazione civica, così da semplificare l’organizzazione scolastica, ma nello stesso tempo sconfessando, di fatto, gli accordi Stato-Chiesa del 1929 e rimodellati con il concordato di Villa Madama del 1985.
Secondo il primo sindacato dei docenti di religione, quella adottata a Piacenza è “una scelta che finisce per scontentare tutti e, soprattutto, per non dare attuazione alla volontà già espressa dagli alunni e dalle loro famiglie secondo modalità e scadenze fissate dalle specifiche disposizioni ministeriali e Accordi internazionali”.
“Sarebbe stato necessario garantire, sin dall’avvio delle lezioni – afferma il segretario nazionale dello Snadir, il professore Orazio Ruscica – sia l’insegnamento della religione cattolica per gli aventi diritto, con i docenti di religione già assunti per tale insegnamento, sia l’organizzazione delle attività alternative per chi non se ne avvale, mediante la tempestiva individuazione del docente incaricato”.
“In tale contesto – afferma il segretario nazionale dello Snadir – potrebbe configurarsi un possibile profilo di responsabilità organizzativa e gestionale (“culpa in organizzando”) in relazione a provvedimenti che, per come risultano rappresentati, appaiono inadeguati rispetto all’evento determinatosi (Decreto Legislativo n. 165/2001, art. 25)”.
La norma, in effetti, stabilisce che il dirigente scolastico promuove gli interventi per assicurare la qualità dei processi formativi, per l’esercizio della libertà di scelta educativa delle famiglie e per l’attuazione del diritto all’apprendimento da parte degli alunni: elementi fondamentali cui va data concreta attuazione fin dai primi giorni di attività didattica, senza lasciare ‘sospesa’ l’ora di religione.
“Riteniamo inoltre – conclude il professore Ruscica – che l’eventuale sostituzione dell’ora di religione cattolica con altre attività si ponga in palese contrasto con la Legge n. 121/1985, con il DPR n. 751/1985 e con il DPR n. 175/2012, poiché non verrebbe assicurato l’insegnamento della religione cattolica previsto per il primo ciclo di istruzione per coloro che se ne avvalgono, con grave danno per la scelta delle famiglie e per un insegnamento inserito pienamente nelle finalità della scuola, che offre agli alunni strumenti indispensabili del sapere religioso.
Lo Snadir, quindi, chiede “un immediato chiarimento alla scuola interessata e l’intervento dell’Ufficio scolastico regionale competente, affinché sia ripristinata senza indugio l’ora di religione cattolica per gli aventi diritto e siano attivate tempestivamente le attività alternative nel pieno rispetto delle opzioni espresse dalle famiglie”.