La Manovra di bilancio è ancora in fase embrionale, ma l’essenza è ormai definita e giorno dopo giorno cresce il dissenso politico-sindacale. In programma, nei prossimi giorni, sono previste anche manifestazioni e scioperi nazionali.
La prima protesta si svolgerà sabato 25 ottobre a Roma, attraverso la manifestazione “Democrazia al lavoro” organizzata dalla Cgil: l’iniziativa, fa sapere il sindacato Confederale, servirà a chiedere l’aumento di salari e pensioni, maggiori investimenti nella sanità e nella scuola, una vera riforma fiscale, per dire no alla precarietà e al riarmo.
L’appuntamento, per i manifestanti, è alle ore 13,30 in piazza della Repubblica: da lì, il corteo partirà in direzione piazza San Giovanni, dove, intorno alle ore 15.00, inizieranno gli interventi.
A parlare, tra gli altri, ci saranno Luc Triangle, segretario generale dell’Ituc, e Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, a cui, verso le ore 17, saranno affidate le conclusioni della manifestazione.
Secondo la Cgil è anche arrivato “il momento di dire stop al riarmo: le risorse pubbliche devono essere destinate a sanità, istruzione, non autosufficienza, politiche abitative e sociali: occorre prendere i soldi dalle grandi ricchezze e dall’evasione fiscale. Diciamo no alla flat tax generalizzata e ai condoni. Vanno restituiti a lavoratori e pensionati i soldi persi con il drenaggio fiscale, neutralizzando quello futuro”.
“Chiediamo – prosegue la Confederazione – il rinnovo dei contratti pubblici e privati, con detassazione degli incrementi salariali, l’introduzione del salario minimo, una legge sulla rappresentanza e un vero equo compenso per lavoro autonomo e professionale. Serve contrastare la precarietà, il lavoro povero e lo sfruttamento”.
Anche sulle pensioni la Cgil propone “una piena rivalutazione degli assegni, con l’estensione della quattordicesima e il superamento della legge Fornero (invece peggiorata proprio con la Legge di Bilancio con ulteriori tre mesi di anzianità contributiva richiesti dal 2028 e forse altri due nel 2029) insieme a una pensione di garanzia per giovani e precari”.
La mobilitazione coinvolgerà anche i sindacati di base: nei giorni scorsi l’Usb aveva proclamato per il 23 ottobre lo sciopero generale di tutti i settori pubblici e privati (anche se per avere l’ok definitivo della data bisognerà attendere l’approvazione dell’assemblea nazionale dei delegati e in programma il 1° novembre).
Una decisione presa per dire no a quella che l’Esecutivo nazionale confederale dell’Usb definisce “la finanziaria di guerra“.
L’Usb lamenta poi la pochezza degli stipendi, arrivando “a rimettere in discussione la firma degli ultimi contratti nazionali che hanno tutti contraddetto l’esigenza unanimemente riconosciuta di garantire il potere d’acquisto delle retribuzioni”.
Secondo il sindacato, “tutti i contratti nazionali devono assicurare almeno 2mila euro come livello minimo di partenza e in paga base, somma che rappresenta la linea invalicabile per garantire una retribuzione dignitosa e consentire il recupero delle fortissime perdite accumulate dai salari negli ultimi trent’anni”.
Usb, inoltre, ritiene che “non è accettabile che si continui ad allungare l’età pensionabile che va invece riportata a 62 anni“.
Infine, Usb ritiene che “invece di comprare e costruire nuove armi è ora di tornare a costruire case popolari e di affrontare l’emergenza della sanità pubblica, investendo in personale e strutture sanitare”.
In queste ultime ore si è unita alla protesta massima del 28 novembre anche la Cub.
Secondo la Confederazione Unitaria di Base bisogna protestare per “il riconoscimento” dello Stato di Palestina, “il blocco delle spese militari e dell’invio di armi” in Ucraina e in Palestina, per investimenti per sanità, scuola, trasporti e welfare, per l’aumento di salari e pensioni in modo da recuperare il potere di acquisto. Ma anche contro “l’economia di guerra”.
Nel mirino dei Cub c’è poi la Legge di Bilancio 2026 che “saccheggia il futuro delle masse popolari e dei lavoratori” e contro “una previsione di aumento delle spese militari fino a 22 miliardi di euro in 3 anni“.
Il sindacato ha anche fatto sapere che per il personale delle attività ferroviarie lo sciopero inizierà dalle ore 21 del 27 novembre e terminerà alle ore 21 del giorno successivo.
Per il personale delle autostrade lo sciopero inizierà alle ore 22 del 27 novembre e terminerà alle ore 22 del 28.
Per i Vigili del fuoco la protesta sarà di 4 ore. Inizierà, per il personale turnista, alle ore 09 del 28 novembre e terminerà alle ore 13.
Per la Sanità lo sciopero è articolato dal turno montante per la notte del 27 novembre fino all’ultimo turno smontante per il giorno del 28.