Come ormai è stato ampiamente già detto, con il decreto legge 127/2025 si è cambiata denominazione agli esami di Stato del II ciclo di istruzione. Da quest’anno scolatico, 2025/2026, torna a chiamarsi esame di maturità. Nulla è invece cambiato rispetto l’elaborazione, da parte del Consiglio di classe, del cosiddetto documento del 15 maggio.
Il riferimento normativo per quanto riguarda il documento del 15 maggio è l’art.17 comma 1 del d.lgs. 62 del 13 aprile 2017. In tale comma è scritto: “ Il consiglio di classe elabora, entro il quindici maggio di ciascun anno, un documento che esplicita i contenuti, i metodi, i mezzi, gli spazi e i tempi del percorso formativo, nonché i criteri, gli strumenti di valutazione adottati e gli obiettivi raggiunti. La commissione tiene conto di detto documento nell’espletamento dei lavori”.
Inoltre sempre nell’art.17 del d.lgs. 62 del 13 aprile 2017, al comma 9, è espressamente specificato che la commissione d’esame tiene, altresì, conto delle competenze maturate nell’insegnamento trasversale dell’educazione civica, come definite nel curricolo d’istituto e documentate dalle attività indicate nel documento del consiglio di classe.
Non sarà sicuramente sfuggito ai docenti delle scuole secondarie di II grado, soprattutto a chi è stato assegnato ad una classe terminale, il fatto che con il Decreto Ministeriale del 29 gennaio 2026, all’art. 2 comma 8 è disposto che nella conduzione del colloquio dell’esame di maturità 2026, la commissione tiene conto del percorso didattico effettivamente svolto, in coerenza con il documento di ciascun consiglio di classe, al fine di considerare le metodologie adottate, i progetti e le esperienze realizzati, con riguardo anche alle iniziative di personalizzazione eventualmente intraprese nel percorso di studi, nel rispetto delle Indicazioni nazionali per i licei e delle Linee guida per gli istituti tecnici e professionali.