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15.02.2026

I docenti passano più tempo a proteggere e a pensare alla sicurezza che a insegnare? Come coniugare i due aspetti?

Nei contesti educativi per l’infanzia cresce la sensazione che la paura del rischio stia orientando sempre più scelte organizzative e didattiche. Spazi standardizzati, attività prevedibili e interventi immediati dell’adulto danno sicurezza, ma riducono le opportunità in cui i bambini possono mettersi alla prova. Molti docenti percepiscono che, così facendo, si rischia di formare bambini protetti ma poco autonomi, timorosi dell’errore e dell’imprevisto. Da qui nasce l’esigenza di ripensare il rapporto tra sicurezza e possibilità, riconoscendo nel rischio accompagnato un motore importante di crescita e apprendimento.

Negli ultimi anni, nei servizi educativi e nelle scuole dell’infanzia, la parola “sicurezza” rischia di tradursi in iperprotezione. Cadere, sporcarsi, sbagliare, misurarsi con un ostacolo diventano esperienze da evitare, più che occasioni di crescita. Eppure molti docenti avvertono un disagio: bambini sempre più dipendenti dall’adulto, poco autonomi, insicuri di fronte alle difficoltà. Da qui nasce un bisogno educativo chiaro: ripensare il rapporto tra protezione e libertà, restituendo al rischio un valore pedagogico.

Il rischio come occasione di apprendimento

Il rischio, se distinto dal pericolo reale, non è una minaccia ma una competenza evolutiva. Affrontare situazioni sfidanti consente ai bambini di sviluppare autonomia, capacità di scelta e pensiero critico. Un’educazione che riconosce il rischio come parte del processo di crescita aiuta i più piccoli a conoscere i propri limiti, a superarli gradualmente e a costruire fiducia in sé e negli altri, anziché alimentare paura e dipendenza.

Il ruolo dell’adulto: accompagnare senza inibire

In questo scenario, il ruolo educativo dell’adulto cambia profondamente. Non più controllore rigido, ma presenza rassicurante e guida consapevole. Osservare, leggere i segnali di sicurezza e di disagio, intervenire solo quando necessario richiede competenze specifiche. L’equilibrio tra protezione e libertà d’azione diventa una regia educativa delicata, che sostiene l’esplorazione senza bloccarla e favorisce una gestione più consapevole delle emozioni e delle difficoltà.

Contesti, famiglie e comunità educante

Progettare ambienti sicuri ma sfidanti, anche attraverso esperienze outdoor e contesti naturali, significa offrire ai bambini vere “palestre di autonomia”. Allo stesso tempo, diventa centrale la comunicazione con le famiglie: spiegare il valore educativo del rischio, condividere scelte e criteri, costruire una cultura comune che non riduca l’educazione alla sola prevenzione del pericolo. Un bisogno sempre più sentito da educatori e insegnanti è proprio quello di avere strumenti chiari per affrontare questi temi complessi, dentro e fuori la scuola.

Il corso

Su questi argomenti il corso Educare i bambini al rischio: crescere tra sicurezza e possibilità, in programma dal 18 febbraio, a cura di Claudia Ottella.

Nel webinar si partirà da tale approccio metodologico per proporre suggerimenti e spunti di lavoro per la realizzazione, sia nella scuola secondaria di I grado che nella secondaria di II grado, di originali percorsi didattici tra letteratura e cinema, con esempi concreti di attività da svolgere in classe.

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