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Nuovo anno: monta la protesta. Ma per Gelmini è tutto regolare

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Come si prospetta il nuovo anno scolastico? Quali realtà si apprestano a vivere gli studenti e i docenti della scuola italiana? Per sindacati di base, Flc-Cgil e diverse associazioni siamo di fronte ad un’istruzione pubblica avvolta di problemi, derivanti dai forti tagli agli organici dell’ultimo biennio ma non solo. Basti pensare, sono numeri apparsi sui giornali in questi giorni, alla carenza di decine di scuole alla primaria Manzi di Roma, ai 56 studenti riuniti in una classe serale a Milano, ma anche ai 42 di un liceo della periferia romana o ai 41 di Fucecchio, in provincia di Empoli. Oppure della carenza di collaboratori scolastici: in una scuola barese si è arrivati al rapporto improponibile di un bidello ogni 100 alunni. 
Da qualche giorno a denunciare la situazione si sono aggiunti i rappresentanti dell’opposizione parlamentare. Ad iniziare dalla capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni, secondo cui la situazione sarebbe così catastrofica da indurre il ministro Gelmini a riferire in Parlamento tutti i problemi che hanno riguardato l`avvio di questo nuovo anno scolastico. La deputata Pd entra nei dettagli: le questioni che starebbero mettendo in ginocchio la scuola italiana vanno “dalla riduzione del tempo scuola al sovraffollamento delle classi, dalla carenza di cattedre all`assenza di presidi e allo straripante numero di reggenze che renderà impossibile la gestione ordinaria“. Ghizzoni ritiene che non si tratta di opinioni o posizioni soggettive: “chiediamo al ministro Gelmini di presentarsi munita di cifre e numeri da lasciare agli atti parlamentari per superare quello scandaloso occultamento dei dati che riguardano l`istruzione, che solo tre anni fa si potevano consultare online“.
Pronta la replica del ministro Gelmini, prima attraverso un’intervista alla Stampa del 14 settembre. “Sembra che la scuolaha detto il responsabile al quotidiano torinese – sia partita nel caos e che il governo abbia pensato a fare una cosa sola: tagliare. E’ ovvio che far partire una macchina con un milione di addetti e otto milioni di studenti non è semplice ma la verità è che lunedì l’anno scolastico è iniziato regolarmente anche grazie a uno sforzo eccezionale della pubblica amministrazione“. Gelmini ha poi ammesso che “la crisi che stiamo vivendo” è davvero “drammatica“, per poi precisare che “i sacrifici” sono “stati imposti a tutti i settori, non solo alla scuola. Ma, detto questo, si leggono autentiche leggende metropolitane” come “la storia delle classi pollaio. Sembra che in Italia ci siano solo classi con più di trenta alunni” invece, sostiene il Ministro, sono “2.108 su 350mila, lo 0,6%”. “Altra leggenda nera“, denuncia Gelmini, quella sugli insegnanti di sostegno. “Dicono che li abbiamo ridotti. Sono invece 94.430, il numero più alto nella storia della scuola italiana“. I precari “sono calati di sette punti percentuali“: dal 17 al 10%.
Anche sulle spese per i servizi, per cui in molte scuole si chiede un contributo volontario delle famiglie, Gelmini sostiene che si tratta di montature: “Le cosiddette spese di funzionamento erano state ridotte negli anni scorsi perché il precedente Governo aveva voluto salvare certi organici gonfiati, così mancavano i soldi per la gestione ordinaria. Ma ormai da due anni sono tornati agli stanziamenti di prima del 2007. Chi chiede un contributo alle famiglie lo fa per attività particolari, non per la gestione ordinaria“. E gli insegnanti italiani guadagnano meno che nel resto d’Europa, come confermato dai recenti dati Ocse? “Sono i primi a pagare le scelte degli anni scorsi e cioè l’aumento indiscriminato di ore e di cattedre per fare della scuola un ammortizzatore sociale. Noi ora grazie ai risparmi abbiamo recuperato gli scatti di anzianità, ma la nostra sfida è quella di superare la logica dell’anzianità e di premiare il merito“.
Il giorno dopo il Ministro ha cercato di smorzare nuovamente le polemiche intervenendo in diretta su Radio24: “Sono diverse le novità che il ministro ha citato per quanto riguarda il nuovo anno scolastico, “i nuovi istituti tecnici e liceali stanno avendo una buona risposta; la vera scommessa di quest’anno sono gli istituti tecnici superiori. Inoltre – ha aggiunto Gelmini – è finita la stagione nella quale si aumenteranno con sanatorie in Parlamento, i posti degli insegnanti. Occorre pensare a nuove modalità di investimento della spesa della scuola, che continua ad essere assorbita per il 97% dal personale”.
Alle accuse di ridimensionamento delle sedi scolastiche, derivanti dalla riduzione di istituti contenuta nella manovra economica estiva, il Ministro ha spiegato che “il dimensionamento era indispensabile laddove ci fossero problemi riguardanti la sicurezza, sia strutturale che non strutturale, degli istituti. Ma per una completa ridefinizione della rete scolastica italiana, serviva l’accordo in conferenza Stato-Regioni che sinora non è stato acquisito”. 
Insomma, ancora una volta sulla gestione del sistema d’istruzione italiano ci troviamo ad assistere a versioni diverse, praticamente opposte. Intanto un’altra campanella è suonata…