Home Personale Ok a 100mila insegnanti assunti, ma subito e non in tre anni

Ok a 100mila insegnanti assunti, ma subito e non in tre anni

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Le notizie insistenti sull’intenzione del Governo di assumere 100mila nuovi docenti nella scuola pubblica italiana, se confermate, non possono che avere il pieno consenso del sindacato: Anief però chiede che vengano attuate sin da subito è non nell’arco dei prossimi tre anni. Perché i posti disponibili ci sono e lo Stato già oggi li affida a personale precario: la scelta di continuare a mantenere in vita i supplenti, oltre a danneggiare la didattica per la mancata continuità del docente sulla stessa cattedra, richiede tra l’altro una spesa non troppo lontana da quella che dovrebbe affrontare l’amministrazione se gli stessi docenti fossero immessi in ruolo.

I conti sulla disponibilità immediata dei posti sono presto fatti: in questo momento quelli a tutti gli effetti vacanti, tra materie curricolari e sostegno, sono circa 47mila, cui vanno aggiunti i due terzi delle 140mila supplenze annuali che gli uffici periferici si accingono a stipulare entro l’inizio del nuovo anno scolastico.

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“Non comprendiamo – dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – quale sia la novità epocale sulle supplenze, annunciata anche nei giorni scorsi dal Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini: in questi giorni si stanno portando a termine quasi 30mila assunzioni – 28.781 nuovi docenti, di cui 15.439 su posto comune e 13.342 su sostegno – la metà dei quali assorbiti dalle graduatorie di merito e l’altra metà dalle GaE”.

“Assumere 100mila docenti nei prossimi tre anni – continua Pacifico – rappresenterebbe quindi solo una conferma dell’attuale piano di assunzioni. Dall’Esecutivo e dall’amministrazione ci saremmo aspettati ben altri numeri sulle assunzioni: se rimangono quelli riportati dai mass media in queste ore, non si può parlare di alcuna novità sul precariato, ma solo di una conferma del quadro esistente”.

“Per i supplenti le buone notizie potrebbero comunque arrivare in autunno, quando la Corte di Giustizia europea sarà chiamata ad esprimersi sull’abuso di precariato scolastico adottato in Italia nei confronti dei supplenti con più di 36 mesi di servizio e sulla elusione del diritto agli scatti maturati durante gli anni del precariato: una sentenza favorevole, infatti, darebbe chiare indicazioni su cosa fare ai giudici del lavoro interpellati sulle stesse cause”.

Sempre le indiscrezioni della stampa, vorrebbero il Governo impegnato in una manovra di affidamento delle supplenze brevi, quelle stipulate per pochi giorni, non più ai precari inseriti nelle graduatorie d’Istituto: d’ora in poi per realizzarle si utilizzerebbe solo l’organico funzionale.

“Anche in questo caso – ribatte il presidente Anief – l’eventuale provvedimento ci troverebbe molto perplessi: anche mettendo in campo tutti i docenti che debbono completare le ore di cattedra e quelli privi di titolarità, sarebbe impossibile coprire le supplenze. Soprattutto nella scuola primaria e dell’infanzia, dove per la sicurezza dei bambini, oltre che per il diritto allo studio, il dirigente scolastico è tenuto a chiamare il docente supplente anche per un solo giorno”.

A tal fine, l’Anief ribadisce anche la necessità di cancellare l’attuale vincolo del massimo di 20 scuole a cui i docenti precari possono chiedere di essere assunti per le supplenze brevi: “in diverse province si stanno creando delle situazioni paradossali – spiega ancora Pacifico – con troppi docenti abilitati concentrati sulle stesse scuole e tanti di loro non convocati per eccesso di offerta. Mentre in altri istituti, dove le candidature all’insegnamento sono minori, i presidi sono costretti a chiamare personale non abilitato. Permettere ai supplenti di inserirsi in tutte le scuole della provincia prescelta – conclude il sindacalista Anief-Confedir – risolverebbe queste contraddizioni, mandando in cattedra prima di tutti gli abilitati all’insegnamento”.