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Pantaleo (Flc-Cgil): “Il rischio che il primo gradone venga allungato è molto reale”

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La situazione politico-sindacale è in rapida evoluzione e per questo motivo ci sembra interessante parlare direttamente con le organizzazioni sindacali per capire cosa pensano di quanto sta accadendo o quali previsioni fanno
Abbiamo raccolto il punto di vista di Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil

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Assunzioni in ruolo. Il Governo ha scritto nel DL 3 che per poter procedere è necessario un contratto fra le parti Il sospetto è che si voglia estendere il primo “gradone” (ora di 8 anni) a 9 o addirittura a 10. E’ un sospetto fondato ?

Pantaleo
Non è solo un sospetto. A chiare lettere, nella bozza di atto di indirizzo che ci è stata consegnata, si propone un intervento di allungamento di un “gradone” non specificando né quale né per quanti anni. Una ipotesi di questo tipo genera elementi di iniquità molto forti anche perchè il MIUR prefigura questo intervento solo ed esclusivamente per i 18.546 posti, rimasti vacanti e disponibili dopo le nomine in ruolo 2013/2014. Ciò determinerebbe un doppio regime retributivo per i neo immessi in ruolo sulla base della natura del posto ricoperto. L’altra possibilità contenuta nell’atto di indirizzo è la verifica della capienza della compatibilità finanziaria della sequenza contrattuale stipulata per la redazione del precedente piano triennale 2011/2013. All’epoca la FLC denunciò che il costo per coprire il surplus di assunzioni era largamente inferiore al risparmio ottenuto dalla Stato: un vero e proprio indebito arricchimento sulle spalle del personale precario. Noi crediamo che non si debba ripercorrere la strada intrapresa nel 2011: il teorema “immissioni in ruolo ma meno diritti” non è accettabile. Le stabilizzazioni sono un atto dovuto, alla luce anche della giurisprudenza della Corte di Giustizia europea. La FLC si opporrà a qualunque ipotesi che vada a ridurre salario e diritti del personale neo-immesso in ruolo. C’è una doppia ingiustizia: oltre alla condizione di precarietà che questi lavoratori e queste lavoratrici hanno dovuto subire per molti anni, la stabilizzazione avviene poi solo a costo di rinunciare ad una pezzo di salario. E’ francamente inaccettabile.

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E’ ormai chiaro che, per garantire gli scatti bisognerà decurtare ancora il fondo di istituto. Voi che ne dite ? Ma, soprattutto, cosa succederà quando il fondo di istituto sarà ridotto a zero o poco più ?

Pantaleo
Non riconoscere gli scatti di anzianità significa non riconoscere il valore del lavoro del personale della scuola. Pensare di retribuirli attraverso il taglio del MOF significa rafforzare questo assunto. La FLC ha chiesto e continua a chiedere che si trovino altre risorse per riparare a questa ingiustizia. La riduzione ulteriore del MOF indebolisce le scuole e la qualità dell’offerta formativa e incide direttamente nelle tasche dei lavoratori. Determinate attività, alcune delle quali obbligatorie per la scuola come ad esempio i corsi di recupero, saranno svolte a titoli gratuito o non saranno svolte affatto. E’ una partita di giro: sono gli stessi lavoratori che si pagano gli scatti di anzianità e non vengono retribuiti per prestazioni svolte. La FLC ha proclamato nei giorni scorsi lo sciopero delle attività aggiuntive dal 21 febbraio al 22 marzo e alla base della mobilitazione stanno esattamente queste ragioni: restituire valore al lavoro attraverso il pagamento degli scatti e scongiurare ogni ulteriore intervento sul fondo per il miglioramento dell’offerta formativa. Crediamo che questa vicenda non riguardi solo ed esclusivamente i lavoratori della scuola, ma per gli effetti che si determineranno in termini di riduzione dell’offerta formativa delle, le famiglie e gli studenti. Questa è esattamente la ragione per la quale anche in audizione la FLC Cgil ha chiesto risorse aggiuntive. E’ un punto di cui si deve far carico il Governo. Lo stesso che ha bloccato anche per il 2013 gli scatti di anzianità e ha bloccato fino al 2015 i rinnovi dei contratti.

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Tre questioni sul tappeto richiedono quasi certamente interventi di natura legislativa: posizioni economiche ata, fondo unico dei dirigenti, quota 96. Voi siete ottimisti ?

Pantaleo
La FLC ha presentato le sue proposte di emendamento al DL n. 3/2014 per quanto attiene alle posizioni economiche ATA e al fondo per i dirigenti scolastici. Rileviamo in questa due partire la stessa aggressione alla contrattazione e al salario e del personale che abbiamo riscontrato con la vicenda scatti. Con l’aggravante che si tratta di prestazioni già svolte e retribuite, di cui si chiede il recupero ad anni di distanza. Anche in questo caso stiamo parlando di attività e prestazioni “sensibili” per la scuola. I dirigenti scolastici in questi ultimi anni hanno subito un inaccettabile ed insostenibile aumento di lavoro dovuto anche ai processi di dimensionamento delle scuole oltre che alla miriade di adempimenti cui devono far fronte. Sul versante del personale ATA, le posizioni economiche coprono servizi essenziali quali l’assistenza di base agli alunni con disabilità, le azioni di primo soccorso e di prevenzione per la sicurezza, il supporto alla didattica, il coordinamento di lavori di segreteria, la sostituzione del Direttore etc.. Possibile che di tutto questo si chieda di farsi carico agli stessi lavoratori, lavorando a titolo gratuito? O forse anche in questo caso siamo di fronte ad un tema che riguarda la qualità della scuola? Per questo crediamo che il governo debba trovare una soluzione. Noi stiamo lavorando sia sul versante politico che su quello delle iniziative di mobilitazione a partire dallo sciopero dei dirigenti il 14 febbraio prossimo, fino allo sciopero delle attività aggiuntive dal 21 febbraio al 22 marzo. Per quanto riguarda quota 96, ci sembra che si aprano degli spiragli su questa battaglia che la nostra organizzazione porta avanti da tempo: crediamo che si tratti di un atto di giustizia nei confronti del personale della scuola. Poi è chiaro rimangono intatti i problemi che la Riforma Fornero determina: crediamo che la si debba rimettere in discussione al fine di consentire una uscita flessibile dal lavoro e nel contempo dare risposte ai giovani.

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In questa fase c’è molta mobilitazione da parte di tutti i sindacati ma manca una azione unitaria. Ci sono le condizioni per mettere nuovamente insieme tutti e 5 i sindacati rappresentativi del comparto scuola?

Pantaleo
Credo che vi siano temi cari a tutte le organizzazioni sindacali e sui quali non ci sono divisioni di principio. Ne segnalo almeno due sui quali possiamo trovare convergenze molto forti: il rinnovo del contratto nazionale di lavoro e il rilancio del sistema pubblico di istruzione. Credo che su questi due punti si possa aprire una nuova stagione di confronto positivo. Lo dobbiamo ai lavoratori e alle lavoratrici, alla scuola e al futuro di questo paese