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Personale in malattia, con la riforma della PA potrebbero cambiare le fasce orarie di reperibilità

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I dati sui licenziamenti nella PA, con la scuola a fare da capofila, giungono in parallelo con la ripresa dei lavori al Senato sulla riforma della PA, che il premier Renzi vorrebbe approvare entro fine febbraio la riforma della Pubblica amministrazione: in “settimana” arriveranno, infatti, gli emendamenti clou, dopo l’accelerata conseguente al varo del Jobs act e le assenze di massa dei vigili urbani a Roma a Capodanno.

Premesso che si parla con sempre maggiore insistenza di arrivare ad un unico comparto della Pubblica Amministrazione (con alcuni sindacati, come la Cisl, non scandalizzati, mentre altri, come Anief-Confedir, contrariati perché per alcuni settori, come la scuola, i “servizi pubblici si porterebbero nel caos”), non ci sarebbero quasi più dubbi sull’arrivo dell’emendamento per la realizzazione di un ‘Polo unico della medicina fiscale’. In tal caso, tutti i controlli sarebbero affidati all’Inps, anche quelli relativi ai dipendenti pubblici, che ora vengono ‘controllati’ dalle Asl (pure se in teoria la Regione competente già oggi può scegliere tra Istituto di previdenza e azienda sanitaria locale).

 

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Un eventuale passaggio delle funzioni in via esclusiva all’Inps, sempre più probabile, comporterebbe una serie di novità. Soprattutto si pone un interrogativo: se uniformare giorni e fasce orarie in cui ricevere i controlli; per gli statali ad oggi sono previste più ore di reperibilità e verifiche anche a partire dal primo giorno. Nella scuola, ricordiamo, vale l’orario di reperibilità introdotto con il D.M. n. 206/2009: dalle 9 alle 13 la mattina e dalle 15 alle 18 il pomeriggio-sera. E già dal primo giorno. È improbabile, però, che arrivi una “stretta” ulteriore.

 

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