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Precari, sospeso lo sciopero della fame a Roma. Ma la protesta non si ferma

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La conferenza stampa del ministro Gelmini deve aver lasciato il segno. Il giorno dopo le parole di chiusura pronunciate dal responsabile del Miur riguardo ad un incontro chiesto più volte dai precari, Giacomo Russo, l’assistente tecnico non di ruolo palermitano, che per primo, all’indomani del Ferragosto, aveva avviato la protesta estrema con i colleghi Pietro Di Grusa e Salvo Altadonna, ha deciso di riprendere ad alimentarsi. Assieme a Caterina Altamore, anche lei vittima di un malore ma tornata in piazza Montecitorio, ha deciso che dopo 17 giorni continuerà la mobilitazione in un altro modo: senza rischiare di compromettere la propria salute. Davanti alla Camera rimane comunque un presidio, nell’attesa di organizzare nuove iniziative. Ad iniziare da una grande assemblea nazionale del mondo della scuola, che secondo le intenzioni dei precari siciliani possa essere da viatico per una manifestazione nazionale unitaria tra sindacati, gruppi e ricercatori del mondo della conoscenza. Un’eventualità fino a qualche settimana fa davvero poco praticabile. Ma che alla luce della rigidità con cui il Governo sta affrontando la questione precari, sembra ora più fattibile. Anche a sentire le parole del segretario della Cisl Raffaele Bonanni: “la Gelmini sbaglia – dice Bonanni, dopo che il ministro il giorno prima aveva elogiato proprio il suo sindacato per l’azione concertativa di buon senso – se dice che i lavoratori precari fanno politica. E di grosso. Abbiamo il problema di 150mila precari inutilizzati. Ed è uno spreco tenerli fuori. Per la scuola ci vuole una concentrazione più forte da parte di tutti. Bisogna bandire le polemiche del momento che – ha concluso Bonanni – sono fatte solo per il protagonismo di alcuni ministri”. Del resto i giorni scorsi lo stesso leader della Cisl aveva detto che ad ottobre il suo sindacato avrebbe attuato “una grande mobilitazione”. Intanto a proclamare lo sciopero è l’Anief, il sindacato di Marcello Pacifico che ha chiesto ai suoi iscritti di non lavorare il 3 novembre.  Mentre il Codacons ha chiesto le dimissioni del ministro Gelmini definendo “gravissime le ultime azioni del ministro, così gravi che sommate al disastro che ha combinato con la scuola italiana e che continua ad appoggiare come un disco rotto nonostante l’evidente fallimento, la rendono assolutamente non idonea al ruolo che riveste”.
Intanto c’è chi continua a condurre lo sciopero della fame: a Palermo ha detto di voler resistere, finchè le forze lo sosterranno, il docente di sostegno Salvo Altadonna. È in via di conclusione il digiuno volontario di Rocco Altieri, il docente di diritto ed economia di una scuola superiore serale di Pisa (dalla regione sono giunte rassicurazioni ufficiali nel mantenere in vita l’istituto che accoglie diversi lavoratori immigrati, realizzando concretamente accoglienza e integrazione). Non dà segni di cedimento Maria Carmela Salvo, supplente di 55 anni, originaria di Palermo, da 25 anni supplente nella scuola d’infanzia e primaria: ha parcheggiato la sua utilitaria nella piazza principale di Maniago, in provincia di Pordenone, e là resterà, a dormire e a digiuno, finchè non avrà una cattedra. Lo sciopero della fame continua poi a Milano, dove è iniziato il 1° settembre, a Taranto e a Benevento: nel capoluogo campano continua a digiunare Daniela Basile, del Comitato Insegnanti precari e Ata Sanniti e tra le promotrici della contestazione già nell’estate del 2009. Mentre il 3 settembre la sua collega si è sentita male. “Lo sciopero della fame – ha comunque detto Basile – non si ferma qui”.
Tra i precari cominciano però a circolare, soprattutto via internet, anche altre idee su forme di protesta altrettanto appetibili dai mass-media, ma meno pericolose per la salute. Come quella nata del Comitato insegnanti precari della Sicilia, che sta facendo circolare su internet una dura nota contro l’operato del Governo dal titolo “Invadiamo lo Stretto: un ponte per la scuola”. Dopo vari interventi via blog, alla fine la data più ‘gettonata’ è quella di radunarsi a Messina, domenica 12 settembre alle ore 11,00:l’obiettivo dell’ennesima protesta è chiedere “a gran voce le dimissioni del Ministro Gelmini a causa di una politica fallimentare e distruttiva sul settore della conoscenza. E sempre da internet – sul sito Docentinmutande giunge una singolare iniziativa: i docenti precari ‘tagliati’ dalla scuola pubblica si offrono per insegnare nel comparto privato. Per avere maggiore visibilità hanno deciso di utilizzare la piattaforma on line di compra-vendita Ebay: se sei anche tu un precario della scuola, che ha perso il lavoro o che rischia presto di perderlo, – si legge nel sito – puoi partecipare all’iniziativa e mettere in vendita le tue competenze. Sul sito viene anche ‘postato’ un annuncio di un precario di Treviso rimasto senza contratto: Laureato in Filosofia con il massimo dei voti, abilitato SSIS nelle classi di concorso A036 (filosofia, psicologia e scienze dell’educazione) e A037 (storia e filosofia), specializzato SOS, con 6 anni di insegnamento alle spalle. Attualmente privo di incarico per le riduzioni orarie legate alla riforma. Disponibile per ruoli di docente in relazione alle discipline di: storia, filosofia, psicologia, sociologia, antropologia, pedagogia e scienze dell’educazione.
Anche il flash-mob, la mobilitazione-lampo, che si è svolta davanti Montecitorio, decisa da alcuni precari romani subito dopo la conferenza della Gelmini, si è avvalsa dell’apporto dei blog di settore e di Facebook: mentre Russo e Altadonna decidevano di abbandonare, sulla piazza altri precari inscenavano il mini-spettacolo “Pronto Maria Stella”. Hanno riempito due bidoni di fagioli, uno per i docenti e uno per il personale Ata, – come avveniva nella trasmissione Rai “Pronto Raffella” – ,  e hanno chiesto ai passanti quanti fossero. “I precari – hanno spiegato – non sono come i fagioli, ma sono tanti quanti i fagioli qui dentro”. Sono stati due bambini a indovinare il numero dei fagioli-docenti e fagioli-personale Ata: rispettivamente 67.000 e 30.000. “Lo sanno i bambini e non lo sa la Gelmini”, ha detto un manifestante.