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Quando l’esempio viene dall’alto

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Il giornale Libero racconta di una condanna a carico di Antonio Mastrapasqua perché avrebbe una falsa laurea. Scrive il quotidiano: “il 4 aprile 1997 la Prima sezione penale della Corte suprema di Cassazione, presieduta da Giulio Carlucci, conferma definitivamente la pena a dieci mesi di reclusione per Mastrapasqua decisa dalla Corte d’Appello con queste parole: «È ben configurabile il delitto di falsità ideologica in relazione alla fattispecie riguardante il non veridico contenuto del verbale di esame di laurea e il rilascio del diploma di laurea, contenenti l’approvazione del candidato e la proclamazione di “dottore”».
I giudici lo condannano pure a pagare le spese processuali e un milione di lire per la cassa delle ammende. Il 18 giugno del 1996 il collegio di secondo grado era stato durissimo:
Ma le cronache sul presidente Inps hanno pure detto nei giorni scorsi che sarebbe indagato dalla Procura di Roma, che ha ipotizzato le accuse di truffa, abuso d’ufficio e falso ideologico, in relazione a una vicenda di presunte cartelle cliniche truccate e fatture gonfiate dell’Ospedale Israelitico (del quale era stato direttore generale fino al 2013) per un giro di 85 milioni di euro.
E come è noto anche il già presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nuota dentro processi di rilievo, dalla compravendita di deputati e senatori alla prostituzione minorile, dalla corruzione in atti giudiziari alla diffamazione, mentre ha subito una condanna definitiva a 4 anni di reclusione per frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita.
Ricordiamo pure di volata i tanti deputati, le donne e gli uomini pubblici e di spettacolo che si vantano di avere assaggiato spinelli o di avere fatto uso di droghe, mentre qualche buon tempone televisivo fa sfoggio, come medaglie, delle sue bocciature a scuola.
E come se tutto ciò non bastasse, nei giorni scorsi, in occasione del voto di fiducia su una legge presentata dal Governo, alla Camera, abbiamo assistito, non solo a delle scene di violenza fisica alquanto rare perfino nelle più sperdute scuole di frontiera, ma anche a turpiloqui che il più bullo dei bulli di periferia usa con più parsimonia. Ma poi la bagarre, la rissa, gli spintoni, le accuse, le corse fra gli scranni con una sequenza di immagini che lasciano di ghiaccio, mentre richiamano scene simili visti nelle Tv di Nazioni dove la democrazia stenta a crescere.
Ebbene, la riflessione che vogliamo fare si appiglia proprio a questi esempi, sia degli “uomini illustri”, che si comprano lauree, che evadano le tasse, che corrompono, che mistificano la realtà (con l’avallo dei parlamentari-i padri coscritti- su presunti parentele egiziane), ma che sono stati e si candidano ancora a decidere le sorti di milioni di persene, e sia dei comportamenti rissosi e quantomeno bulleschi osservati alla Camera.
E se questi sono gli esempi che danno coloro che rappresentano la Nazione, gli onorevoli che fanno le leggi, perché spettarsi comportamenti diversi dai ragazzi quando sono a scuola?
Legalità? E quale credibilità potrà avere un docente quando impone ai suoi scolari di non copiare, di fare il proprio dovere e di guadagnarsi il merito e la sufficienza almeno con lo studio e il sacrifico?
Se basta pagare per avere una laurea, perché venire a scuola? Ma non solo, si tratta di una laurea falsa che consente pure 25 incarichi di prestigio, simili a miniere per acchiappare soldi, notorietà, potere, prestigio, tutto ciò che un ragazzo vorrebbe subito e a costo zero
E se persino in Parlamento, la rocca della legalità, ci si acchiappa e si usa disinvoltamente il più volgare turpiloquio, perché mai non si può usare a scuola e magari nei confronti dell’insegnante o della compagna di banco o del più debole? Eppure dalla scuola si pretende di intervenire contro tutti gli strazi della società, che appare un modo assai semplice per pulirsi la coscienza.

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