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Ritorno a scuola nel caos, per Speranza è in sicurezza ma le Regioni impongono la DaD: il Governo impugna, il Ministero chiama i sindacati

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L’esecutivo guidato da Mario Draghi fa quadrato attorno alla decisione di far tornare tutti gli alunni in classe il prossimo 10 gennaio. Alle ferme parole del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, secondo il quale sulla scuola i ministri si sono detti “tutti d’accordo seguendo le misure europee”, hanno fatto seguito il 7 gennaio quelle del ministro della Salute, Roberto Speranza: intervistato dal Tg1, Speranza ha detto che “il Governo ha scelto di tutelare il più possibile la scuola in presenza e in sicurezza“.

Le proteste, però, non si arrestano: anzi, si allargano, coinvolgendo sempre più categorie di cittadini, a partire dai dirigenti scolastici.

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Sindacati convocati

Il ministero dell’Istruzione ha ben presente la delicatezza del momento e ha deciso di convocare i sindacati della scuola: l’incontro è previsto per la mattina, alle 10, di sabato 8 gennaio.

All’ordine del giorno c’è una informativa sulle nuove regole per la gestione dei casi di positività previste dal decreto legge approvato lo scorso 5 gennaio: modalità che i sindacati avrebbero voluto trattare già in occasione dell’incontro svolto qualche giorno fa con il ministro dell’Istruzione, ma in quell’occasione fu impossibile perché le decisioni del Governo non erano ancora state definite del tutto.

De Luca ordina: no scuola in presenza fino al 29

Intanto, però, le disposizioni del Governo rischiano di essere vanificate dalle opposizioni di sindaci e governatori. Ad iniziare dal presidente della Campania, Vincenzo De Luca, che ha anticipato con una nota l’ordinanza numero 1 del 2022: ha detto che “con decorrenza dalla pubblicazione del presente provvedimento e fino al 29 gennaio 2022 è disposta la sospensione delle attività in presenza dei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e dell’attività scolastica e didattica in presenza della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado”.

La nota regionale specifica che “resta sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali”.

Il Governo si oppone

Il Governo, intanto, cha annunciato l’intenzione di impugnare la decisione presa dalla Giunta De Luca in Campania: solo che sarà necessario il consenso del Consiglio dei ministri, già fissato tra una settimana: il 13 gennaio.

La decisione dei ministri guidati dal premier Mario Draghi si fa forte del decreto legge approvato il 24 dicembre scorso, che proroga la norma che limita “esclusivamente” alla zona rossa la possibilità agli enti locali di “derogare alle disposizioni” dell’esecutivo in tema di focolai ed elevata diffusione del virus. E nessuna Regione, ad oggi, è fortunatamente rossa.

Diversi Comuni posticipano la ripresa

Solo che la decisione di stoppare il rientro in presenza degli alunni non riguarda solo le province campane. Perché anche in alcuni comuni della Calabria e della Puglia la ripresa delle lezioni è stata rinviata: per il momento al 15 gennaio, alla luce dell’elevato numero di contagiati.

Anche il sindaco facente funzioni di Reggio Calabria, Paolo Brunetti, ha disposto la sospensione, “a tutela della salute pubblica”, delle attività didattiche in presenza in tutte le scuole, sia pubbliche e private, con esclusione degli asili nido, dal 10 al 15 gennaio, per via “del forte incremento dei contagi in città e che sta determinando una pressione crescente sulle strutture ospedaliere”.

Inoltre, Brunetti ha specificato che “tale misura potrà essere eventualmente prorogata nei prossimi giorni, in ragione delle ulteriori esigenze che verranno imposte dalla diffusione dei contagi, contemplando la possibilità di un nuovo allungamento del periodo di sospensione”.

Le Regioni “ribelli”

Anche altre Regioni stanno valutando decisioni simili. Come il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, che ha scritto al presidente Draghi per “rappresentare la gravità della situazione delle ultime ore”.

Pure l’Emilia Romagna potrebbe decidere un prolungamento: l’assessore alla Salute, Raffaele Donini, ha detto di non avere le convinzioni del ministro dell’Istruzione sulla tenuta del sistema scolastico rispetto ad un quadro epidemiologico in forte e rapidissimo peggioramento che causa difficoltà di tracciamento e di screening. Ancora di più perché il rafforzamento delle Asl con strutture dell’Esercito, promesso dal commissario straordinario all’Emergenza, il generale Francesco Paolo Figliuolo, è rimasto finora un progetto mai decollato.

Anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha associato il termine “caos” alla situazione odierna della scuola.

Della situazione si parla anche in Parlamento. “Inutile negarlo, sulla scuola è il caos. Norme confuse, superficiali e tardive, prive di basi scientifiche o quasi, che generano discriminazione e non prevengono né risolvono nulla. Figlie di una mancanza strutturale di visione e considerazione di questo mondo”, ha detto Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra italiana.

Nulla di nuovo

Insomma, anche il 2022 sembra riaprirsi sulla falsa riga di quanto accaduto nell’ultimo biennio, con gli enti locali, a partire dalle Regioni, orientati a prendere decisioni sulle chiusure delle attività didattiche in presenza che “scavalcano” quelle governative.

Sembra quindi di rivivere una storia vecchia, che si potrebbe superare una volta per tutte probabilmente solo andando a rivedere le competenze e l’autonomia degli enti locali prevista dal Titolo Quinto della Costituzione.

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