Home I lettori ci scrivono Salvaguardare la specificità della scuola dell’infanzia

Salvaguardare la specificità della scuola dell’infanzia

CONDIVIDI

Si è svolto lo scorso 13 ottobre 2015, presso il Ministero dell’Istruzione, il tavolo tecnico che interessa la delega su Sistema Integrato di educazione e istruzione (0/6), di cui al comma 181, lettera e) dell’art. 1, della legge 107/2015.

Per l’Associazione Nazionale Docenti è intervenuto il presidente prof. Francesco Greco, di cui sotto riportiamo il testo dell’intervento.

Icotea

All’incontro ha partecipato in rappresentanza del Governo il sottosegretario Davide Faraone.

Salvaguardare la specificità della scuola dell’infanzia

Premesso che sul piano metodologico sarebbe stato utile far pervenire ai partecipanti un testo scritto esplicativo di come il Governo intenda attuare i vari punti della delega, un contributo di chiarificazione che avremmo molto gradito.

Ciò detto, a nostro giudizio il modello pedagogico ed organizzativo della scuola dell’infanzia statale costituisce un’esperienza indiscutibile di pregio del nostro sistema educativo e riteniamo positivo l’aver indicato nella delega la generalizzazione della scuola dell’infanzia, tra l’altro ormai una realtà apprezzabile nel nostro Paese; così l’aver agganciato il segmento 0-3 anni al percorso prescolastico, liberandolo dai servizi a domanda individuale; altrettanto, l’aver rilevato l’importanza della qualificazione universitaria degli insegnanti della scuola dell’infanzia, anche questa ormai una realtà assai diffusa, molti insegnanti sono in possesso della Laurea in SFP o di altre lauree o di titoli di alta formazione universitaria, perfezionamenti, specializzazioni, dottorati di ricerca. Una situazione che conferma l’alto livello di qualificazione professionale degli insegnanti della scuola dell’infanzia che sicuramente non è comparabile con quella di altri Paesi dell’UE.

Proprio per questo, riteniamo che la scuola dell’infanzia, quale primo livello del nostro sistema scolastico debba essere salvaguardata nella sua autonomia e nella sua specificità pedagogica e didattica; che possano esserci momenti di attività progettuale anche con il personale dei servizi educativi, ma escludiamo forme di compresenza che possano interessare l’attività didattica o che gli insegnanti della scuola dell’infanzia possano essere utilizzati o obbligati a prestare servizio nella prima infanzia.

I due segmenti, quello della prima infanzia e quello della scuola dell’infanzia, devono conservare le proprie specificità, pur potendo svolgere all’interno di un sistema integrato attività che possano risultare complementari.

Diversamente, il rischio è quello di una torsione delle attività della scuola dell’infanzia verso una dimensione meramente assistenziale, di intrattenimento e di cura anche dei bambini da 3 a 6 anni. Una prospettiva deleteria in cui la scuola dell’infanzia verrebbe a perdere i suoi tratti educativi e formativi prescolastici ritenuti da molti pedagogisti fondamentali nel favorire esiti positivi nei passaggi scolastici successivi.

Riteniamo, anche noi, importante una chiara definizione delle competenze dei diversi soggetti istituzionali, ma non comprendiamo le ragioni dell’introduzione della quota capitaria. In quegli ambiti ove è stata istituzionalizzata, ha portato all’esternalizzazione del servizio. D’altronde il punto 4) della lettera e) del c. 181, art. 1, prevede il cofinanziamento dei costi di gestione e la compartecipazione delle “famiglie utenti del servizio”. Una formulazione non molto chiara e proprio per questo esprimiamo viva preoccupazione: una volta definito il costo standard, l’apertura alla gestione del servizio anche a privati starebbe dietro la porta, magari mutuando da altri settori il sistema degli accreditamenti e delle convenzioni che molti danni hanno prodotto e continuano a produrre alla qualità dei servizi interessati oltre che al bilancio dello Stato.

D’altronde in tutto l’articolato della lettera e), prevale una visione economicista della scuola.

La scuola dell’infanzia, privata dei riferimenti alla sua dimensione educativa e pedagogica, appare ridotta a mero servizio offerto in cambio di una controprestazione onerosa da parte delle “famiglie utenti”. Qualora, nella dimensione integrata, anche per la scuola dell’infanzia le famiglie dovessero essere chiamate a compartecipare al finanziamento dei costi di gestione, non potremmo non chiederci di quale generalizzazione parla la delega?

Ripetiamo su questo pretendiamo la massima chiarezza!

Per quanto ci riguarda, siamo fortemente contrari ad una attribuzione della gestione del servizio alle Regioni o ai Comuni, tanto più a qualsiasi forma di esternalizzazione del servizio.

Potrebbe essere interessante la costituzione dei cosiddetti “poli per l’infanzia”, ma non concepiti come strutture aggregate autonome, bensì come strutture facenti parte a pieno titolo dell’istituzione scolastica, sia che trattasi di scuola primaria o di istituto comprensivo. In tal senso, vorremo capire meglio le ragioni vere dell’estromissione dall’organico dell’autonomia dei posti per il potenziamo dell’offerta formativa nella scuola dell’infanzia. La scuola dell’infanzia, forse non è più considerata il primo livello del nostro sistema di istruzione?

Bisogna profondere ogni energia per salvaguardare la specificità della scuola dell’infanzia e fugare ogni proponimento di calare su questo particolare segmento del nostro sistema educativo interessi estranei ai bisogni educativi dei bambini, sia che provengano da settori economici, sia da genitori che intendono questo ambito scolastico come un luogo di parcheggio dei propri figli.

È interesse del Paese assicurare uno sviluppo fisico, psichico e cognitivo equilibrato e sereno dei nostri bambini e delle nostre bambine che solo una scuola dell’infanzia che ha al centro il bambino quale persona che apprende può assicurare.