Home Personale Sciopero generale degli statati. Domani deciderà la piazza

Sciopero generale degli statati. Domani deciderà la piazza

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I segretari generali di categoria del pubblico impiego Rossana Dettori Fp Cgil, Domenico Pantaleo Flc Cgil, Giovanni Faverin Cisl Fp e Giovanni Torluccio Uil Fpl, confermano: “Lo sciopero sarà deciso dalla piazza” e comunque la protesta dovrebbe essere proclamata prima della ratifica della legge di Stabilità e, dunque, entro l’anno.

Domani intanto, migliaia di lavoratori sfileranno in corteo, da piazza della Repubblica a piazza del Popolo, a partire dalle 12.30 in rappresentanza di 12 categorie dei servizi pubblici e di 584 professioni diverse dalla scuola alla sanità, dai , servizi pubblici locali alla sicurezza, alla ricerca, e perfino i lavoratori dei servizi privati che offrono servizi pubblici aderiranno alla manifestazione “#Pubblico6tu”.

A chiudere la manifestazione, alle 17,30, dal palco di piazza del Popolo, interverranno i leader della Cgil Susanna Camusso, della Cisl Annamaria Furlan e il segretario aggiunto della Uil Carmelo Barbagallo. Inoltre, in rappresentanza dei lavoratori europei interverrà Annelie Nordstrom, presidente del sindacato europeo Epsu.

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Anche i rappresentanti dei lavoratori interverranno dal palco di piazza del Popolo e non i segretari di categoria. “Per la prima volta manifesteranno tutte insieme. Un primo segnale di risposta dei lavoratori pubblici che non ne possono più di governi che si accaniscono sempre contro i lavoratori pubblici” ha detto Dettori.

Dipendenti pubblici, statali e non solo, arriveranno da ogni parte d’Italia, in pullman, (ne sono previsti 600 in arrivo), in treno, in nave o in aereo dalle isole. Ma in piazza ci saranno anche rappresentanti dei sindacati spagnoli, tedeschi, inglesi e dal palco interverrà Annelie Nordstrom, presidente del sindacato europeo Epsu. “Se non si trovano risorse per 1,5 miliardi per il rinnovo del contratto pubblico continueremo la mobilitazione fino allo sciopero. Non ci fermeremo” ha promesso Giovanni Faverin a cui ha fatto eco Giovanni Torluccio della Uil nel confermare che “domani sarà la piazza che ci suggerirà di decidere lo sciopero generale, una protesta che dovrebbe essere proclamata prima della ratifica della legge di stabilità”.

“Siamo disposti a proclamare lo sciopero – ha ribadito Pantaleo della Flc Cgil – ma siamo determinati a ulteriori mobilitazioni e a dare battaglia” pensando a “nuove forme di lotta che possano arrecare minori danni di quanti ne arreca uno sciopero dei servizi pubblici ai cittadini, che non hanno i servizi, e ai lavoratori che non vengono pagati”. Tra l’altro, la Uil, spiega Torluccio, ha deciso di revocare l’accordo sulle norme che regolano il diritto di sciopero nei settori pubblici. Domani in piazza scenderanno per solidarietà anche i pensionati, i metalmeccanici e gli alimentaristi in una logica di non contrapposizione tra lavoro pubblico e privato. Ci saranno i tanti dipendenti pubblici che guadagnano meno di 1.500 euro al mese in busta paga: infermieri, ricercatori universitari, ecc. che già oggi si sono presentati in conferenza stampa in camice bianco, ognuno con un cartello che evidenziava la qualifica e lo stipendio.

Naturalmente, i sindacalisti non hanno mancato di lanciare strali contro Premier Matteo Renzi che “fa troppi slogan e non mantiene le promesse” e c ontro il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia che “racconta bugie perché non ha detto una parola per valorizzare gli statali, non una sulla stabilizzazione dei precari e neanche sui rinnovi”. In particolare, “la staffetta generazionale” suona come “una grande bugia” per Rossana Dettori perché sono “solo al massimo 500 le nuove assunzioni”, gli “80 euro pur riconoscendo che è “una scelta buona” andrebbe ampliata ma soprattutto “non sono il rinnovo contrattuale”. Critiche alla Madia anche sui vincitori di concorso per i quali “non è affatto tutto risolto”. Quanto alla stabilizzazione dei precari ancora “falsità”: “al 31 dicembre molti non saranno rinnovati molti contratti a tempo determinato”.

Faverin se l’è presa con Renzi che ieri, dopo aver domandato agli industriali se i dipendenti pubblici sono troppi ha incassato il loro applauso. Ebbene “non c’è staffetta” anzi, “entro la fine del governo Renzi più di mezzo milione di dipendenti pubblici saranno fuori”. Faverin infatti ha spiegato che nei prossimi 4 anni saranno 56 mila in meno, tra turn over e pensioni, e ha ricordato che la massa salariale dei dipendenti ammonta a circa 71 miliardi di euro, quella dei dirigenti (168 mila) a circa 20 miliardi. (Adnkronos)