“Nel corso degli anni si è delegato troppo alla scuola. E si è presa una cattiva abitudine: scaricare, sotto forma di delega, alla scuola tutta una serie di adempimenti. Invece, la scuola deve fare la scuola, l’istruzione, la formazione, l’educazione, rilanciare le relazioni educative, attraverso un percorso che sia il più possibile partecipato e condiviso. Poi, una volta dato il disegno generale, la scuola deve esercitare il suo ruolo in maniera autorevole”. A dirlo alla ‘Tecnica della Scuola’ è stata Ivana Barbacci, segretaria generale Cisl Scuola, al termine del convegno “Autonomia scolastica, 25 anni di una riforma: bilanci e prospettive”, svolto alla Camera il 17 novembre per volontà degli Uffici Scuola di Pd e Psi.
Barbacci, dopo un intervento lungo e da parte dei vari rappresentanti si sono susseguiti al tavolo, cosa rimane di questa giornata, soprattutto sul versante degli insegnanti? Si è parlato molto di organi collegiali e dell’importanza che rimangano centrali questi organismi all’interno dell’autonomia scolastica.
Sì, è stata un’occasione importante. Ci consente di rilanciare un modello di scuola autonoma, di una riforma non fallita ma mi sento di dire incompiuta e tra le dimensioni diciamo, di non definitezza, mi sentirei di dire che serve a ricomporre un quadro anche di protagonismo maggiore della comunità professionale, a cominciare dagli organi collegiali. È un anello fragile, che in questi anni si è andato infragilendo sempre di più. Quindi, l’autonomia scolastica si nutre della capacità di scelta di responsabilità che nasce dagli organi collegiali. E quindi dobbiamo ripartire dai Collegi dei docenti, dai Consigli istituto, dai Consigli di classe, recuperando anche la scuola come soggetto e non come oggetto anche delle scelte. Questi sono elementi che raccogliamo anche dalla base, quindi dalla quotidianità delle scuole: vediamo una difficoltà oggettiva ad aggregare in termini partecipativi le famiglie.
Quindi, il suo è anche un appello alle famiglie perchè partecipino alla vita scolastica dei figli?
Se è vero che serve un’alleanza scuola famiglia, dobbiamo ricomporre un quadro anche di condivisione. Quindi, fare scelte condivise all’interno degli organi collegiali che prevedono un percorso per il quale la scuola non chiede, o meglio, la famiglia non chiede alla scuola e la scuola non esegue passivamente ciò che la famiglia chiede. Ma c’è un intervento di sistema che può consentire davvero di stare insieme.
Famiglie che negli anni si sono anche rivelate non sempre collaboranti: famiglie, possiamo dirlo, in certi casi addirittura violente, che entrano a gamba tesa nella scuola. Cosa può fare l’Istruzione da questo punto di vista?
Intanto è importante che si sottolinei che la scuola deve rafforzare il suo know-how educativo: nel tempo, si è delegato troppo alla scuola, anche ambiti che sono legati invece ad altri campi e ad altri soggetti, ad esempio la famiglia. Quindi, si è presa una cattiva abitudine: di scaricare sotto forma di delega alla scuola tutta una serie di adempimenti. La scuola deve fare la scuola, l’istruzione, la formazione, l’educazione, rilanciare le relazioni educative, attraverso un percorso che sia il più possibile partecipato e condiviso. Poi, una volta dato il perimetro, il disegno generale, la scuola deve esercitare il suo ruolo in maniera autorevole. Ecco, questo è l’auspicio e dobbiamo lavorare tutti verso questa direzione.
Barbacci, lei ha detto durante il suo intervento di fare attenzione a modificare gli organi collegiali: prendiamo per buono tutto quello che fanno, di positivo, ma cerchiamo di migliorare senza però andare a modificare in maniera sconsiderata.
Sì, questa è una cosa a cui tengo molto: gli organi collegiali hanno 50 anni, quindi devono essere evidentemente aggiornati e resi più funzionali al modello dell’autonomia scolastica. Ma non ci facciamo, come dire, prendere dalla dinamica dell’alleggerire per un certo verso, per renderli efficienti. L’efficienza avviene nel momento in cui c’è una partecipazione attiva, quindi vediamo quali sono le sovrapposizioni, vediamo quali sono le dinamiche ridondanti. Facciamo un’operazione chirurgica, senza modificare l’assetto identitario degli organi collegiali, che hanno un valore democratico che va garantito.