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Segre: mi tolsero la scuola per portarmi nei lager, non perdono ma non odio

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Da bambina le è stato tolto quello a cui più teneva: andare a scuola. Poi è stata internata nel lager di Auschwitz, dove era “disperata e confusa, trovandosi in una situazione più grande di lei”. A parlare di sé, di quella terribile adolescenza, è Liliana Segre, oggi senatrice a vita, deportata nei campi di sterminio tedeschi perché ebrea.

“Fui stupita di fronte al male altrui”

“Io non perdono e non dimentico, ma non odio”, ha detto Segre, dopo essere stata accolta da un lungo applauso del pubblico, ai tanti venuti ad assistere alla conferenza ‘Science for peace’, organizzata all’università Bocconi dalla Fondazione Umberto Veronesi.

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Quando subii quelle angherie, ha detto Segre, fui “stupita di fronte al male altrui, sbalordita da quell’odio organizzato intorno” a me, tanto da non trovare per lungo tempo le parole dentro se stessa per descriverlo.

Parole che poi ha trovato molti anni dopo, racconta il cronista dell’Ansa presente all’evento, anche sulla scorta di quanto scritto da Primo Levi.

Sono serviti 45 anni per riuscire a parlarne

“Tornata a Milano una volta uscita dal lager, di fronte alle persone vicino a me che non volevano sentir parlare di quello che avevo vissuto, ho iniziato già nei primi giorni dopo il mio ritorno a tacere. Mi ci sono voluti 45 anni per riuscire ad andare a parlare davanti agli studenti, senza mai nominare la parola odio e vendetta e fare il mio dovere di testimone”.

E quello di non trasmettere odio è per lei il messaggio più importante, che ha cercato di mettere in pratica in prima persona. “Io non perdono e non dimentico, ma non odio”, ha rivelato Segre.

“E la trasmissione del non odio e battersi contro l’odio è un ammaestramento utile per i ragazzi e per tutti, perché l’atmosfera dovuta all’ignoranza e all’indifferenza, che è stata la regina del mondo di allora, c’è purtroppo anche oggi”.

“Non si può vivere con le parole dell’odio”

Una battaglia la sua che ha sentito fin da subito una volta diventata senatrice a vita. “Appena entrata in Senato – ha proseguito – mi è venuto in mente di combattere i discorsi dell’odio perché questa lotta è dentro di me fortissima. Non si può vivere con le parole dell’odio”.

Un’attività per cui ha voluto ringraziare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che nominandola senatrice a vita, le ha spalancato la porta del Senato, dopo che da piccola le era stata “sbarrata la porta della scuola”, una ferita che si porta ancora dentro.

Concluso l’intervento, la senatrice ha avuto anche un breve incontro privato con la scrittrice Svetlana Aleksievic, premio Nobel per la Letteratura 2015, che l’ha definita “una donna coraggiosa” e insieme hanno convenuto che bisogna “alzare la voce” e che magari in futuro “sbocceranno senza di noi questi germogli che seminiamo”.