I docenti italiani percepiscono circa diecimila euro in meno rispetto alla retribuzione media annua dei dipendenti della Pubblica amministrazione. A dirlo sono i dati dell’Aran, Agenzia Rappresentanza Negoziale Pubbliche Amministrazioni, esaminati da La Tecnica della Scuola. Gli insegnanti a tempo indeterminato, comuni e di sostegno, ricevono intorno ai 32.500 euro l’anno, a fronte di una media per il personale in regime di diritto pubblico che supera i 43.700 euro l’anno.
La famiglia della Pa è vasta, e comprende numerose categorie. Di queste, come spiegato in un precedente approfondimento, quasi tutte sono retribuite più generosamente rispetto alla scuola. Anche nello stesso comparto istruzione e ricerca, dove soltanto i dipendenti delle università che non hanno incarichi dirigenziali percepiscono (poco) meno.
Anche rispetto alle altre categorie censite dall’Aran, del resto, la scuola è in fondo alla classifica. L’unica eccezione – insieme all’Università – è rappresentata dalle cosiddette “funzioni locali”, ovvero dai dipendenti di comuni, province, regioni e città metropolitane. Questi ultimi, infatti, ricevono meno rispetto agli insegnanti.
La paga media annuale di questi lavoratori, si legge infatti nel rapporto, resta sotto i 30.500 euro.
Molto dipende dall’inquadramento. Si va dai quasi 41mila euro delle “alte specializzazioni in dotazione organica” ai quasi 37.800 dei dipendenti di categoria D, per poi scendere in base alle competenze. Per i lavoratori di categoria C la retribuzione media annua è di 29.500 euro, mentre per quelli di categoria B di 25.200. Per i dipendenti di categoria A, i meno specializzati in assoluto, si arriva a 22.500 euro.
Per tutte le altre categorie, le retribuzioni sono più alte rispetto a quelle della scuola. Il comparto sanità, per esempio, garantisce ai propri dipendenti una media di 32.900 euro l’anno. A percepire di più è il personale destinato alla vigilanza e ispezione, che supera i 37mila euro annui, seguito a stretto giro dal personale infermieristico, che si ferma a 35.600. A guadagnare di meno sono invece gli amministrativi (29.300 euro l’anno) e i tecnici (28mila).
Per quanto riguarda l’ambito della sicurezza, Aran dà conto delle retribuzioni dei corpi di polizia, che superano di poco i 44mila euro l’anno. La forbice tra le diverse qualifiche è ampia. Si va dagli oltre 57mila euro degli ufficiali inferiori ai 49.200 degli ispettori, fino ai 41.300 di agenti e assistenti e ai 40.100 degli appuntati.
Sempre in tema di difesa, le forze armate percepiscono in media circa 43.700 euro l’anno. In questo caso si va dai 52.400 euro degli ufficiali inferiori ai 49.800 dei marescialli, fino ai 43.100 dei sergenti e ai 38.300 dei graduati.
E ancora, per quanto riguarda i vigili del fuoco, la retribuzione annua media è di circa 40.800 euro. A guadagnare di più sono i direttivi, che sfiorano i 54.400 euro, mentre il personale non dirigente – che va dagli ispettori ai pompieri veri e propri, passando per atleti e orchestrali – supera di poco i 40.200.
Le retribuzioni salgono nettamente per enti come Unioncamere, Unione italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, che assicura ai suoi dipendenti non dirigenti circa 54.500 euro l’anno. Va ancora meglio ai lavoratori della presidenza del Consiglio dei Ministri, che hanno diritto a una media di 62.500 euro.
I più pagati in assoluto tra i dipendenti senza incarichi dirigenziali, infine, sono i lavoratori delle autorità indipendenti, che percepiscono oltre 100mila euro l’anno. Quasi il triplo rispetto agli insegnanti.