Se quella degli stipendi dei dipendenti pubblici fosse una gara, la scuola arriverebbe ultima, o quasi. E forse un po’ una gara lo è, perché in Italia quella dei lavoratori è una corsa continua, contro la crisi, l’inflanzione e l’aumento del costo della vita. E la scuola, appunto, è in coda alla classifica.
Gli ultimi dati dell’Aran, Agenzia Rappresentanza Negoziale Pubbliche Amministrazioni, esaminati da La Tecnica della Scuola, mettono nero su bianco che i dipendenti del comparto sono tra i meno pagati in assoluto nella grande famiglia della Pa italiana.
Fanno meglio quasi tutte le altre categorie, sia nel settore istruzione e ricerca che negli altri ministeri.
I dati dell’Aran sono stati pubblicati a maggio 2025 e fanno riferimento al 2022. Va specificato che in quell’anno il CCNL in vigore per la scuola era quello del triennio 2016-2018. A dicembre dello stesso anno è stato raggiunto un preaccordo sul nuovo contratto, quello del triennio 2019-2021, firmato a gennaio 2024 e tuttora in vigore.
Vero è che, come spiegato da questo giornale, con esso c’è stato un adeguamento degli stipendi degli insegnanti. Verosimilmente, tuttavia, considerando che anche le altre categorie nel frattempo hanno avuto i loro aggiustamenti, il gap è rimasto lo stesso. Se non, addirittura, cresciuto.
Ma quanto guadagnano davvero gli insegnanti in Italia? Stando alle tabelle, docenti di ruolo e docenti di sostegno a tempo indeterminato percepiscono in media intorno ai 32.500 euro l’anno, mentre gli insegnanti di religione salgono a 36.300. Quanto al personale Ata, si ferma a circa 23.800 euro l’anno.
La media complessiva per il personale non dirigente del comparto scuola è quindi di 30.800 euro l’anno.
A percepire di meno, nel comparto istruzione e ricerca, sono solo i dipendenti delle università che non hanno incarichi dirigenziali. Dal computo sono esclusi i professori universitari, che non seguono le regole del pubblico impiego.
La forbice tra le varie qualifiche è molto ampia. Si va dai 46.500 euro l’anno delle elevate professionalità (EP) ai 33.500 dei dipendenti di categoria D, ai 28mila della categoria C, ai 26.400 della categoria B. La media complessiva è appena inferiore a quella del comparto scuola: 30.700 euro l’anno.
Per gli altri settori del comparto istruzione e ricerca i dati crescono, e non di poco. Per quanto riguarda gli Afam, istituti di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, la retribuzione media del personale non dirigente supera i 40mila euro l’anno, frutto della media tra lo stipendio dei docenti (43.200 euro) e del personale tecnico-amministrativo (28.100).
Gli enti di ricerca garantiscono ai loro dipendenti in media quasi 45mila euro l’anno. Anche qui, la forbice tra le diverse qualifiche è molto ampia. Si va dai 51mila euro di ricercatori e tecnologi ai 37.100 del personale ordinario.
Nel comparto istruzione e ricerca rientra anche l’Asi, Agenzia Spaziale Italiana. Qui la retribuzione media annuale è di circa 63.300 euro, frutto della media del compenso di ricercatori e tecnologi (oltre 73mila euro) e del personale non dirigente (48.600).
Senza scomodare lo spazio, le cose non cambiano per gli altri settori della Pa. A partire dal personale non dirigente dei ministeri, che percepisce in media circa 33.700 euro l’anno. In questo caso si va dai 37.400 dei funzionari ai 31.700 degli assistenti, per arrivare ai 27.800 degli operatori.
Il dato sale per i dipendenti del Cnel, Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, degli enti pubblici non economici e delle Agenzie fiscali, tutti tra i 41 e i 42mila euro l’anno. Conti alla mano, quasi diecimila euro in più rispetto ai docenti a tempo indeterminato.
Per i dipendenti di Enac, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, si parla di oltre 45mila euro l’anno, mentre per quelli dell’Agid, Agenzia Digitale Italiana, si arriva a oltre 53.700 euro.
Nel complesso, le cosiddette “funzioni centrali” garantiscono ai loro dipendenti una media di quasi 36.600 euro l’anno. Quasi seimila euro in più rispetto ai dipendenti della scuola nel complesso, e oltre quattromila in più rispetto alla retribuzione media di un insegnante a tempo indeterminato.