Assegnare agli studenti temi che riguardano aspetti del loro mondo personale o familiare non costituisce, di per sé, una violazione della privacy. Si tratta di una pratica didattica consolidata, che permette agli insegnanti di stimolare l’espressione, la riflessione e la capacità narrativa degli alunni. Tuttavia, quando questi elaborati vengono letti in classe, soprattutto se affrontano argomenti sensibili, entra in gioco un elemento cruciale: la sensibilità del docente.
A ribadirlo è il Garante privacy, nella versione aggiornata del vademecum “La scuola a prova di privacy”.
Spetta infatti a ciascun insegnante trovare il giusto equilibrio tra le esigenze educative e la tutela dei dati personali degli alunni. La lettura pubblica di un tema può trasformarsi in un momento formativo, ma può anche esporre lo studente a un’eccessiva visibilità o a situazioni di disagio. Per questo, la discrezionalità del docente, unita alla sua capacità di valutare il contesto, è determinante.
Rimangono sempre validi gli obblighi di riservatezza cui il personale scolastico è già tenuto: segreto d’ufficio e professionale, corretta conservazione dei dati personali e attenzione ai contenuti sensibili presenti negli elaborati. I temi degli alunni, quando contengono informazioni personali o familiari, devono essere trattati come veri e propri dati tutelati.
Nel più ampio panorama delle attività scolastiche, la relazione educativa tra docente e alunno richiede un’interazione costante e profonda. È proprio in questa dinamica che emerge un elemento fondamentale: il primario interesse del minore. Qualunque iniziativa che preveda la condivisione – anche solo all’interno della classe – di informazioni personali deve essere valutata alla luce delle possibili conseguenze, anche di natura relazionale.
Saper bilanciare la crescita formativa degli studenti con la protezione della loro sfera privata è oggi una sfida imprescindibile. La scuola può e deve essere un luogo sicuro, dove ogni alunno si senta libero di esprimersi senza timore che aspetti intimi della propria vita diventino oggetto di attenzione indesiderata. E questo equilibrio, ancora una volta, è nelle mani della sensibilità educativa di ciascun insegnante.