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Test Invalsi tra le polemiche: costano 14 milioni l’anno, il 20% dei prof aiuta gli alunni

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La Tecnica della Scuola lo aveva previsto: la revoca dello sciopero proclamato per il 9 maggio dai sindacati di base non ha bloccato le proteste contro i test Invalsi.

Perché se è vero che, dati Invalsi alla mano, su scala nazionale avrebbero partecipato alle prove circa il 97% degli studenti (su 543.635 allievi delle scuole superiori interessati). Ma è altrettanto vero che in migliaia hanno manifestato in tutta Italia hanno cercato di boicottare le prove.

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A Roma, secondo il Fronte della Gioventù comunista, l’85% degli studenti di seconda ha consegnato il test in bianco al Liceo Argan, il 70% al D’Assisi e il 60% all’Itis Hertz.

A Milano adesione quasi totale al Liceo Omero, dove il 95% degli alunni si è rifiutato di svolgere la prova, mentre l’Iis Oriani – Mazzini ha boicottato al 70%.

A Trento la scorsa notte il Coordinamento degli studenti medi ha chiuso l’entrata dei quattro licei della città mettendo un catenaccio ai cancelli e coprendo con silicone le serrature delle porte d’ingresso mentre a Bari i ragazzi hanno tenuto stamani un sit in all’università.

I quesiti proposti erano molto ancorate all’attualità: nel questionario di matematica, ad esempio, si è parlato di economia (con una domanda sull’andamento della produzione industriale), di risparmio (con un quesito sui prezzi scontati di un supermercato), di immigrazione (con l’analisi di una statistica sulla presenza di studenti stranieri in Italia).

 

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“Nonostante le numerose minacce pervenute dai presidi nelle scuole in moltissimi hanno boicottato le prove Invalsi non entrando a scuola o invalidandole. Ma non ci fermiamo qui, denunceremo i casi di minacce e ritorsioni, il boicottaggio e l’astensione sono nostri diritti”, ha detto Francesca Picci coordinatrice nazionale dell’Unione degli Studenti, ricordando che “ogni anno vengono spesi 14 milioni di euro per questi test standardizzati ed escludenti mentre non si investe sul diritto allo studio e non si combatte la dispersione scolastica che interessa ormai più di 750 mila ragazzi“.

Anche la Flc-Cgil ha sostenuto le proteste. “Siamo al loro fianco – ha detto il segretario generale Francesco Sinopoli – per riaffermare anche noi il bisogno di riscrivere le regole fondamentali di una scuola moderna e inclusiva, che non lasci nessuno indietro. La deriva sempre più ideologica della valutazione, introducendo diseducativi meccanismi di competizione tra studenti e tra singoli istituti, ripropone antichi vizi che credevamo eliminati”.

Ad alimentare le polemiche è stato anche un sondaggio di ScuolaZoo, che ha chiesto a circa 260 studenti il proprio punto di vista sulla prova Invalsi, cercando anche di capire se la percezione stia mutando negli anni. Ebbene, il 31,5% di coloro che l’hanno sostenuta in passato ha dichiarato di averla boicottata o consegnando il foglio in bianco, o pasticciandolo con risposte ironiche oppure rimanendo a casa da scuola.

Il 62,5% ha riferito di essere stato preparato adeguatamente dai propri insegnanti; solo il 45,5% di chi ha svolto la prova in passato ha dichiarato lo stesso. Parte anche essere migliorata la comunicazione che i professori fanno della prova Invalsi agli studenti: oggi il 38% dei prof fa passare ai ragazzi il messaggio che è una prova importante; in passato succedeva solo nel 27,5% dei casi. Ma c’è ancora un 20% di professori che aiuta i ragazzi durante la prova, per far sì che il punteggio di classe salga.

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