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Aggiornato il 16.01.2026
alle 15:40

Un dirigente scolastico scrive a Meloni: “Stipendi ATA vergognosi e per vedere una mostra devono pagare. Non è giusto”

Laura Bombaci

Un dirigente scolastico, Maurizio Primo Carandini, a capo dell’Istituto “Paolo e Rita Borsellino” di Valenza, nell’alessandrino, ha deciso di fare qualcosa per alcuni membri del personale ATA della scuola. Il preside ha addirittura scritto alla premier Giorgia Meloni per denunciare il fatto che collaboratori scolastici e componenti del personale amministrativo siano bistrattati e non abbiano agevolazioni che permettano loro di coltivare passioni culturali.

Il dirigente scolastico ha deciso di dare un contributo di cinquanta euro ai suoi collaboratori scolastici del Sud che hanno dovuto affrontare una ingente spesa per passare le vacanze di Natale nella propria regione d’origine. Ecco cosa ha raccontato ai microfoni della Tecnica della Scuola.

Perché ha deciso di fare questo gesto? Come le è venuta questa idea?

“Ho deciso perché ho riflettuto sulle unità di personale in forza alla mia scuola, in particolar modo sui collaboratori scolastici che provengono da svariate parti d’Italia, specialmente dal centro-Sud. Proprio sull’onda di un report in cui si diceva che le persone fanno fatica a mettersi in viaggio per ricongiungersi con i propri cari a causa del caro trasporti e del carburante, mi è sembrato un buon gesto di fraternità dare un piccolo contributo personale assegnato a questi collaboratori. Considero la scuola, oltre che un’impresa e un’azienda, anche una grande famiglia dove bisogna riflettere su chi ha qualche problema in più. Il nostro motto è: ‘mai girarsi dall’altra parte'”.

“Immaginavo che i commenti potessero arrivare. La maggioranza sono positivi, ma esistono anche commenti spiacevoli. L’Italia è molto lunga e andare da Sud a Nord ha un costo per questi ragazzi e ragazze, che hanno un affitto da 400 euro al mese, devono mangiare e devono vivere una vita dignitosa. Spesso devono anche mandare qualcosa alla famiglia giù. Vengono qui perché non ci sono alternative e sperano di ritornare a casa con la mobilità, ma non è più così scontato. Abbiamo fatto questa cosa: io ho chiesto loro i biglietti di viaggio e li ho liquidati con 50 euro. Non è la prima volta; anni fa, per il personale Covid rimasto senza stipendio per mesi, mi sono inventato il ‘prestito d’onore’ prestando soldi miei che poi mi hanno restituito. Il ruolo di un dirigente, e in primis di un educatore, è dare esempi di solidarietà, convivenza civile e buona creanza”.

Ci può raccontare la reazione di queste persone quando ha comunicato la sua decisione?

“Sono rimasti stupiti ed emozionati. Gliel’ho comunicato intorno a Natale e ne erano visibilmente contenti. Al di là dei 50 euro, hanno capito che mi stanno a cuore come persone umane. Qualcuno potrebbe dire che è solo una ‘mancetta’, ma con 50 euro uno può farsi la spesa. Il punto è rendersi conto che succedono queste cose. Per la stessa ragione ho scritto alla premier Meloni: i collaboratori scolastici e gli assistenti amministrativi non hanno accesso alla ‘carta docente’ e, se vogliono andare a vedere una mostra, devono pagarsi il biglietto. Non è giusto; ogni persona che lavora nella scuola deve avere un profilo culturale di un certo tipo, al di là del ruolo che ricopre”.

Cosa ne pensa degli stipendi del personale, che spesso sono considerati troppo bassi?

Gli stipendi di collaboratori scolastici e assistenti sono scandalosi e vergognosi. Basterebbe impiegare meno persone, ma pagarle di più e andare verso un reclutamento più dignitoso basato sulle capacità e non solo sulle graduatorie. Un assistente amministrativo prende circa 1.300-1.350 euro al mese e non ha agevolazioni o strumenti pagati dallo Stato per formarsi. Il gesto dei 50 euro è una piccola cosa, ma importante perché aumenta il senso di appartenenza di queste persone che spesso sono dimenticate rispetto ai docenti”.

In effetti, si parla sempre dei docenti e quasi mai del resto del personale.

“Una scuola sta in piedi per il personale ATA. Penso ai collaboratori della scuola dell’infanzia, che per me sono delle ‘vice maestre’: sono i primi a cui i genitori affidano i figli e le loro necessità. Per questo, nel contratto d’istituto, do un bonus a tutte le bidelle della scuola dell’infanzia che lavorano di più, perché è un incarico delicato. Se non avessi dei bravi assistenti amministrativi, potrei chiudere la baracca”.

Un gesto del genere ha rafforzato la comunità scolastica e il suo rapporto con il personale?

“Assolutamente, ha rafforzato il senso di appartenenza, che per me è l’arma vincente. Tutto nasce dall’entusiasmo e dalla voglia di fare”.

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