Home Attualità Una piscina in ogni scuola: utopia italiana? No, scuola pubblica francese

Una piscina in ogni scuola: utopia italiana? No, scuola pubblica francese

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In ogni scuola pubblica piscine moderne e spaziose; palestre attrezzate e pulite; possibilità di crescere in salute (migliorando l’apprendimento). È l’utopia di attardati contestatori? No. È la Francia. Lo Stato francese investe moltissimo nella Scuola pubblica, e gran parte degli investimenti li dedica allo sport. In nome dell’antico principio “mens sana in corpore sano”.

All’argomento ha dedicato un interessantissimo servizio la trasmissione “Presa diretta“, diffusa da Rai3 il 13 settembre scorso, primo giorno di scuola. Il servizio dimostrava quanti anni luce la Scuola francese (pubblica!) sia lontana da quella italiana: e non per la maggiore “bravura” e preparazione dei suoi insegnanti, ma per la scelta statale di investire nella Scuola molti più soldi di quanti non ne investa l’Italia.

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La miserevolezza della spesa statale italiana per l’istruzione

Scrive Focus, settimanale del Servizio Studi BNL, nel luglio 2020: «in Italia son destinati all’istruzione poco più di 4.000 euro per ogni residente con meno di 30 anni; la Francia supera i 5.000, la Germania i 5.500. (…) Nella seconda metà degli anni ‘90, all’istruzione si destinava l’11% della spesa totale al netto degli interessi; ad inizio crisi finanziaria, nel 2008, eravamo scesi al 10%. Ora, siamo sotto il 9%; in Francia e Germania si sale intorno al 9,5%, in Spagna oltre il 10%. (…) I conti pubblici italiani destinano, dunque, all’istruzione una parte limitata delle risorse complessive». Ecco perché «nel nostro Paese solo una persona su cinque tra i 25 e i 64 anni ha una laurea. In Germania si sale al 30%, in Francia e Spagna ci si avvicina al 40%. La situazione non migliora limitandosi alle classi d’età più giovani: tra 25 e 34 anni, il 28% di laureati dell’Italia si confronta con il 33% della Germania e il quasi 50% di Spagna e Francia».

Francia: dove studiare (e insegnare) è bello perché lo Stato finanzia

Al contrario, i risultati degli investimenti francesi sulla Scuola (e sull’educazione fisica in particolare, fondamentale per apprendimento e maturazione) sono evidenti, come rimarcato dall’inchiesta di Presa diretta: in ogni scuola francese è normale per gli alunni trovar piscine bellissime, piste d’atletica, palestre per ginnastica e giochi di squadra (non escluso il volano), sale pesi ben attrezzate, strumentazione costruita bene e tenuta meglio. Un docente francese di educazione motoria, dagli occhi lucenti di entusiasmo, dichiara alle telecamere che «È essenziale praticare tanti sport diversi. La cultura sportiva è come quella artistica: non si può conoscer solo un tipo di pittura, andar sempre e solo al Louvre; bisogna ampliare la conoscenza! Anche l’arte moderna è fondamentale. Per questo proviamo tutti gli sport. Infatti ogni disciplina è legata ad alcuni valori: il basket sviluppa la solidarietà; la ginnastica il rigore; il nuoto la sicurezza. Tutto ciò fa parte dell’essere umano».

Lo sport è cultura, e lo Stato francese lo garantisce a scuola

Tutte le scuole pubbliche francesi (periferia compresa) abbondano fin dalle elementari di attrezzature sportive: pattini a rotelle, racchette, tavoli da ping-pong in resina, biliardini, pettorine, trampolini ed altro. Siccome sport è cultura, ogni scuola ha un’associazione sportiva, aderente a federazioni che organizzano competizioni. Delle associazioni si occupano i docenti di educazione fisica, che insegnano 17 ore a settimana, e dedicano tre ore settimanali all’associazione sportiva. La partecipazione degli studenti alle associazioni è volontaria, ma vi si iscrivono tutti, perché pagano € 25 l’anno! Infatti Stato e Regioni francesi pagano la massima parte delle spese. I docenti sono istruttori specializzati in Scienze motorie, che insegnano ai bambini tecniche di equilibrio e coordinazione, nonché le strategie di base dei giochi di squadra.

Non così lo Stato italiano

Il confronto con l’Italia è impietoso e tragicomico: nelle scuole nostrane solo palestre vecchie, fatiscenti, con attrezzature obsolete. In più — scrive il Corriere della Sera nel 2017 — «Il monte ore annuo destinato all’educazione fisica in Italia (66) è modesto rispetto a nazioni come Francia, Polonia, Slovenia e Lussemburgo (100 ore in media)». Risultato: maggior disagio per i bimbi, maggior dispersione scolastica per gli adolescenti, maggior incidenza di patologie muscolo-scheletriche tra gli adulti (e tra i giovanissimi!), maggiori tensioni sociali. I miliardi che lo Stato italiano non investe nella Scuola, li paghiamo tutti noi cittadini (con gli interessi), per sanare i danni sociali e sanitari inferti a tutta la società italiana da questo generalizzato disinteresse per la Scuola stessa (e per gli stipendi dei docenti italiani, pagati fino a 11.000 euro annui in meno dei colleghi francesi, e la metà di quelli tedeschi).

Quanto cresceremmo finanziando lo sport nella Scuola pubblica?

Malgrado l’incuranza dello Stato per la Scuola — e per lo sport nella Scuola — l’Italia ha ottenuto buoni risultati alle Olimpiadi: 10° posto per valore delle medaglie vinte (la Francia è ottava), lo stesso numero di ori dei cugini d’oltralpe e nove bronzi in più (ma due argenti in meno), per un totale di 40 medaglie olimpiche (contro le 33 francesi). Ciò è accaduto però solo grazie alla determinazione di privati cittadini (ed escludendo i meno abbienti), non aiutati dalle strutture pubbliche. Chissà se, con strutture migliori, oltre a migliorare la società italiana, non incrementeremmo — perché no? — persino il futuro medagliere olimpico?