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Vincolo triennale, i sindacati: è discriminatorio, ecco perché non va ridotto, ma abolito

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Oggi 2 novembre i docenti vincolati sono scesi in piazza un’altra volta. Dopo l’appuntamento di Roma è stata la volta di Napoli, una protesta dall’onda lunga, promettono i neo immessi in ruolo, dato che nuove tappe della protesta sono previste prossimamente su Palermo e su Milano.

I sindacati Flc CGIL, Cisl Scuola, Uil Rua e Snals, che hanno appoggiato la manifestazione organizzata dal CNDV (Comitato Nazionale Docenti Vincolati), non intendono mediare verso una ulteriore riduzione del vincolo introdotto dalla Legge 159/2019 e poi ridotto dai 5 ai 3 anni con il Dl Sostegni bis, il loro obiettivo è l’annullamento totale del vincolo.

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Discriminazioni a danno di una parte della classe docente

Una norma odiosa, lamentano i docenti in piazza, che va a discriminare una parte di classe docente, dato che il vincolo agisce sugli immessi in ruolo nel 2020, mentre gli altri continuano a beneficiare del diritto al trasferimento e all’avvicinamento al proprio nucleo familiare.

Insomma, sono tante e condivisibili le argomentazioni della piazza: il vincolo riduce notevolmente le entrate di chi è costretto lontano da casa e paga per l’affitto o per gli spostamenti una quota elevata dello stipendio, peraltro – ci fanno notare – uno stipendio da neo immessi in ruolo, che si aggira attorno ai 1200 euro mensili e che non lascia dunque ampi margini di movimento per altre esigenze.

Infine, sottolineano i sindacati, il Ministero è intervenuto su una materia che sarebbe dovuta essere disciplinata dal contratto nazionale, più che da una norma. Il risultato, adesso, è che per variare una norma occorrerà un’altra norma, procedura che allunga i tempi di risoluzione della criticità e che lascia immaginare, per i docenti vincolati, una strada tutta in salita.