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23.09.2026
Aggiornato alle 17:55

Vi racconto la mia vita spesa fra corsi, supplenze, master e … speranze

Si dice che quando si sta molto in alto la realtà si veda poco o niente. Per questo ho deciso di scriverle: per portarle un punto di vista concreto, vissuto sulla pelle di chi la scuola la vive da dentro e da precaria. Mi chiamo Antonella, ho 41 anni e sono una madre di tre figli. In un’epoca in cui la maternità viene continuamente sbandierata come valore nazionale, mi ritrovo a dover ammettere che, lavorativamente parlando, oggi fatico a definirmi al di là di questo ruolo. Non perché io non ne abbia i titoli, ma perché il sistema scolastico sembra aver deciso che le mie specializzazioni non servano a nulla.

Ho una laurea in Mediazione Linguistica applicata per le istituzioni internazionali, una certificazione DILS-PG di II livello per la didattica dell’italiano a stranieri, una Laurea Magistrale in Lingue e Culture Moderne per la Comunicazione e la Cooperazione Internazionale e un Master di specializzazione per l’insegnamento dell’italiano L2. La mia è sempre stata una scelta di vocazione: affascinata dalla pluralità delle lingue, ho lavorato all’estero e vissuto la condizione di “straniera”.

Tornata in Italia, ho lavorato nell’accoglienza e nella gestione dei migranti e, da lì, ho scoperto i CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti). Nei CPIA ho toccato con mano dove passa la vera integrazione: dalla lingua italiana. Ho capito che quello era il mio posto e, per essere del tutto in regola con i requisiti del Ministero e aspirare al ruolo sulla classe di concorso A023, mi sono rimessa a studiare da madre lavoratrice. Ore sottratte alla mia famiglia e al mio riposo, esami, fatiche e una tesi conclusa il 15 aprile 2025.

Eppure, il traguardo continua a spostarsi. Subito dopo la laurea, scopro che il Ministero richiede un ulteriore Master specifico per l’accesso alla A023, dal costo di circa 1.800 euro. Pur di non vanificare i sacrifici fatti, mi immatricolo di nuovo. Lavoro come supplente annuale in un CPIA e intanto studio la notte. Intanto leggo le dichiarazioni del Ministero che sottolineano l’importanza della classe A023 per l’integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana. In Italia parliamo di oltre 930.000 studenti con cittadinanza non italiana inseriti nelle nostre scuole (circa l’11,6% della popolazione scolastica totale). Dati che dimostrano come l’insegnamento dell’Italiano L2 non sia un’emergenza temporanea, ma una priorità strutturale.

Convinta di “averci visto lungo”, ho terminato il Master. Poi la beffa: per uno scarto di soli due mesi tra il conseguimento del titolo (maggio) e l’aggiornamento delle GPS (marzo), non mi è stato consentito di iscrivermi con riserva, una possibilità accordata esclusivamente per il sostegno. Risultato? Oggi è settembre e io sono a casa, in NASPI. Tanti titoli istituzionali, nessun lavoro. Nel frattempo assisto a un dibattito politico paradossale. Da un lato, il Governo propone tetti massimi agli alunni stranieri per classe o percorsi di potenziamento linguistico dedicati; dall’altro, i docenti della classe A023 — formati a carissimo prezzo con lauree e master specialistici richiesti dallo Stato — vengono spesso relegati a ruoli di “jolly” per le supplenze brevi o subiscono i tagli sui posti di potenziamento. Signor Ministro, le chiedo: l’integrazione di chi vuole integrarsi e imparare la nostra lingua la vogliamo favorire sul serio o no?

E le risorse qualificate a cui avete richiesto specializzazioni su specializzazioni, volete metterle in condizione di lavorare? È ammissibile che una donna di 41 anni, altamente specializzata dallo Stato stesso, non possa ancora costruire un’identità professionale stabile né fare progetti a lungo termine a causa di regole rigide, burocrazia punitiva e decisioni contraddittorie? Scrivo queste righe non solo per la mia storia, ma per la dignità di tutti gli insegnanti che chiedono semplicemente di poter fare con passione e rispetto il lavoro per cui si sono preparati. In attesa di un segnale di attenzione verso la nostra categoria, le porgo distinti saluti.

Antonella Lenge docente precaria ed esperta in Didattica dell’Italiano L2

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