Registrati

Educazione, il valore numero uno: ripartire dall’uomo

C’è un modo infallibile per misurare la statura morale di una persona. Prestare attenzione a come
si pone di fronte agli altri. Infatti, ogni volta che incontriamo qualcuno, noi valutiamo,
simultaneamente, tre dimensioni. E nello stesso tempo, a nostra insaputa, definiamo eticamente
anche noi stessi.

Per primo, notiamo ciò che appare: il corpo. Così, se entrano degli sconosciuti in una stanza, li
percepiamo subito in termini fisici: statura, esilità o robustezza, gradimento e modo di vestire…

La seconda dimensione ad essere percepita è quella psichica: ciò che una persona manifesta di sé
sotto l’aspetto dell’intelligenza, della simpatia, del sentimento, dell’autostima, delle capacità
relazionali, dei comportamenti… Va osservato che, all’inizio, accordiamo un’importanza maggiore
all’apparenza (il cosiddetto effetto priming). Ma, in seguito, essa viene ridimensionata rispetto alle
qualità interiori. Ad esempio, se ci troviamo nello scompartimento di un treno, notiamo prima le
persone appariscenti. Poi, ecco che un omino dallo sguardo dimesso comincia a parlare, svelando
cultura e saggezza… Sarà lui, da questo momento, il leader della conversazione, il più considerato.

Ma qual è la terza dimensione? Quando noi siamo di fronte a qualcuno, avvertiamo di trovarci
alla presenza di un ‘mondo in piccolo’ contenente valori, aspirazioni, spiritualità … Per questo,
quando siamo dinanzi ad un nostro simile, c’è uno schema mentale di valore che agisce
automaticamente. Una funzione intellettiva che ci ricorda: ti trovi di fronte ad una persona, ad un
soggetto spirituale, ad un microcosmo originale ed unico. Non ti fermare all’aspetto. Va oltre.
Secoli di pensiero classico e soprattutto cristiano ci inducono a superare i primi due gradoni della
piramide (la dimensione fisica e psichica) per risalire al vertice della stessa. Del resto, quando, in un
centro per anziani, il personale investe umanità ed attenzioni verso soggetti solo vegetativi … O
quando lo Stato, a scuola, paga due insegnanti per un disabile, uno per le materie umanistiche e
l’altro per le scientifiche, cosa significa questo? Che la sensibilità etica è pervenuta al terzo livello.
Tuttavia, ce n’è voluto di tempo per arrivare al concetto di persona. A quell’idea universale che va
oltre le determinazioni particolari: aspetto, sesso, origine etnica, status sociale…
Ed è interessante
notare come i pensatori precristiani e cristiani, nei riguardi della dignità dell’uomo, convergano in
modo sorprendente con la Bibbia, per la quale l’uomo è immagine vivente di Dio. Aristotele, ad
esempio, il più grande filosofo greco, afferma: “Non c’è niente di più grande dell’uomo”.
Espressione che sarà ripresa, alla lettera, nel Rinascimento, da Pico della Mirandola.
Chiediamoci. Cos’ha l’uomo di tanto eccelso da essere messo al vertice della realtà? Il pensiero.
“Cosa c’è di più grande nell’uomo? – si chiede Seneca – La ragione” – “In homine quid est
optimum? Ratio”. “L’uomo è inequivocabilmente nato a pensare. – Gli fa eco Pascal – Qui sta tutta
la sua dignità e tutto il suo pregio”. Ed aggiunge: “Tutti i corpi, il firmamento, le stelle, la terra, e i
suoi reami non valgono il minimo tra gli spiriti, perché questo conosce tutte le cose, e se stesso. E i
corpi, nulla”. Ne consegue, spiega Jacques Maritain che: “Una persona è un universo di natura
spirituale, dotato della libertà di scelta e costituente, pertanto, un tutto indipendente di fronte al
mondo”.

Ecco, allora, che l’incontro con una persona costituisce un reattivo di livello morale. Forse il più
rispondente. Ed allora, chiediamoci. Cosa prevale nel nostro modo di considerare l’altro? Lo
sguardo fisico, lo sguardo psichico, oppure lo schema trascendente (“E’ una persona!”)?
Ma, confessiamolo. Quanto pesano in noi, nella valutazione dei nostri simili, l’aspetto, il titolo, lo
status sociale, il pregiudizio … Quanto siamo succubi dei dati percettivi e come è difficile, per noi,
risalire al vertice della piramide ed ammettere, con Ovidio, che c’è qualcosa di divino nell’uomo!
E allora? Occorre puntare, ad ogni livello, – politico, pedagogico, mediatico, – su un progetto
educativo che ponga l’uomo al centro, come valore universale ed assoluto, al di là d’ogni
caratterizzazione particolare, d’immagine, età, considerazione sociale, sesso, razza, cultura …
Perché, come scriveva Cicerone: “Qualunque sia la definizione di uomo, essa è uguale per tutti”.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate