Home Alunni A Genova ecco la scuola che recupera i ritardi

A Genova ecco la scuola che recupera i ritardi

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L’anno scolastico è ricominciato e si susseguono i decaloghi sul buon comportamento a scuola. In molte scuole vengono stilati veri e propri codici e regolamenti.

 

Ieri, su La Tecnica della Scuola, si è scritto del liceo scientifico Scacchi di Barri e della decisione del preside di vietare il passaggio nei corridoi tra un’attività e un’altra e durante la ricreazione.

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In Ligura, invece, il preside dell’istituto comprensivo di Terralba, Aldo Lembeck, dice basta agli alunni in ritardo. Così come segnala l’edizione di Genova de La Repubblica, “oltre il sesto ritardo ingiustificato, gli allievi dovranno fermarsi a scuola per i minuti accumulati di ritardo, dopo il suono della campanella”. Il dirigente scolastico, d’accordo con tutto il corpo docente, che pure ha accettato di seguire i ragazzi anche oltre il consueto orario, non ha trovato altra soluzione.

 

 

Nel diario degli alunni, il primo giorno di scuola, ha allegato le nuove regole dell’anno scolastico 2017-2018, per i ragazzini della scuola secondaria di primo grado. “Quando iniziano le lezioni, i ragazzini invece di entrare a scuola si allontanano, in piazza Martinez, per poi entrare, con molta calma, a mattinata inoltrata – dice il dirigente – abbiamo convocato ripetutamente le famiglie, affrontato la questione, abbiamo dato anche note, ma alla fine abbiamo deciso che, seppur sanzionatoria, questa poteva essere una risposta “convincente” ai ritardi sistematici”. Certo se i ritardi sono giustificati dalle famiglie o seppure sporadicamente si verificano “intoppi”, le sanzioni non scatteranno: “Abbiamo alunni che arrivano anche da altri quartieri, se il bus o il treno sono in ritardo è ovvio che non applicheremo la nuova regola”.

 

Il problema dei ritardatari si pone anche alla ripresa delle lezioni dopo la pausa pranzo, tanto da spingere oltre il dirigente e stabilire che “chi rinuncia al pasto della mensa per sei volte, nell’arco dell’anno, sarà escluso dal servizio mensa”, spiega Lembeck.