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A Roma beatificato don Filippo Smaldone, l’amico dei sordi

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Tra le quattro figure che Benedetto XVI ha canonizzato in San Pietro, anche il prete don Filippo Smaldone che a Lecce ha avviato la cura fisica e spirituale dei soggetti non udenti.
Don Smaldone ha dimostrato, fin dal secolo scorso, che non è facile vivere la disabilità della sordità sulla propria pelle perché si tratta di una disabilità invisibile, perciò sottovalutata e ignorata.
Nato a Lecce nella metà dell’800, ha scoperto la propria chiamata imbattendosi casualmente, a Napoli, con una madre che teneva in braccio un bimbo che piangeva perché sordo.
Si sentì chiamato ad una missione fino ad allora non intrapresa da nessuno e iniziò un apostolato tra i sordi, adulti e ragazzi.
Per questi ultimi avviò a Napoli un metodo per la loro istruzione e formazione professionale.
Diede vita poi, a Lecce, ad una fondazione, da cui nacque poi la Congregazione delle Salesiane Sacri Cuori, che pose al centro della sua attività l’educazione e l’educazione.
In tutt’Italia sono oggi 1.200 i sordi che vengono assistiti, educati e formati dalla Congregazione intorno alla quale ruotano centinaia di giovani di tutte le età.
Naturalmente ancora oggi c’è molto da fare in questo campo. L’augurio, e la speranza, è che la beatificazione di ieri di don Filippo Smaldone contribuisca a generare consenso intorno all’educazione di questa categoria di disabili.