Home Archivio storico 1998-2013 Notizie dalle Regioni A Torino un “Dado” per le famiglie Rom. Convegno sul “social housing”

A Torino un “Dado” per le famiglie Rom. Convegno sul “social housing”

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A Settimo Torinese, periferia nord di Torino, è stata restaurata da otto famiglie rom una casa di condivisione, grazie al progetto “Dado” ideato dall’associazione “Terra del Fuoco”. A sostenere l’iniziativa, la Compagnia di San Paolo con la collaborazione della Provincia di Torino, del Comune di Settimo e di una rete di soggetti pubblici e privati, tra cui il Gruppo “Abele” e l’Ufficio pastorale migranti della diocesi. Era da novembre 2006 che molte persone rom, dopo l’incendio del loro campo di Mappano (Borgaro), aspettavano questo momento.
Il “Dado” è dedicato alla memoria di Adriana, 33 anni, e Adina Tanase, solo 20 mesi, madre e figlia. Le due rimasero uccise nel crollo della palazzina uffici di quelle che una volta erano le fonderie Ferrero. Arrivate in Italia da pochi giorni in cerca di un futuro migliore, si erano trovate sole e sarebbero rimaste senza nome, senza giustizia, senza memoria, lontane da casa. E invece Le salme di Adriana e Adina sono state riaccompagnate da “Terra del Fuoco” a Bacau, nel loro paese di origine. Ora la loro storia vive tra le mura del Dado
Per l’inaugurazione del “Dado” è stato organizzata nei giorni scorsi un convegno sul “social housing”.
“Troppo spesso si fanno strada politiche che, con l’ansia di fare ordine, producono esse stesse disordine – ha affermato Luigi Ciotti, presidente del Gruppo “Abele”- vengono calpestati i diritti delle persone, a causa delle generalizzazioni, delle semplificazioni e dei pregiudizi”. 
Per Michele Curto, presidente dell’associazione “Terra del Fuoco”:“una delle facce del Dado è quella della fatica e delle difficoltà con cui ci siamo scontrati per affermare i diritti delle persone accolte. Quella fatica che ci portiamo addosso anche in questo momento di gioia, in cui le persone che hanno scelto di condividere per noi un percorso di costruzione attiva del proprio futuro, ristrutturando per sé e per i prossimi abitanti una casa, si sentono dire ancora molti no,in particolare nella ricerca di un posto di lavoro dove essere Rom non una fonte di discriminazione”.
L’europarlamentare Vittorio Agnoletto ha presentato per l’occasione il lavoro portato avanti a Strasburgo per l’ottenimento di una maggiore attenzione sulla situazione sociale dei Rom: “con la risoluzione approvata dal Parlamento europeo lo scorso 11 marzo – ha spiegato Agnoletto – si apre per il Dado e per esperienze che replicheranno questo modello la possibilità di accedere a fondi europei che consentiranno di proseguire sulla strada che oggi è stata tracciata da Terra del Fuoco e da quanti hanno sostenuto il loro difficile lavoro”.
Anche i mezzi della comunicazione comunque devono fare la loro parte. Matteo Manzonetto, rappresentante “Erio” (European Roma Information Office) ha affermato: “in Italia è necessaria un’assunzione di responsabilità da parte del mondo della comunicazione. L’utilizzo di termini come “clandestino”, già bandita da alcune agenzie giornalistiche, la modalità con cui al pubblico viene proposta la cronaca di episodi di violenza, di degrado, incidono profondamente sull’opinione pubblica”.
Dello stesso parere è Laura Boldrini, portavoce per l’Italia dell’Unhcr (United Nations High Commissioner for Refugees), l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati: “Nel nostro Paese ci scontriamo con una “procurata emergenza Rom. È forse oggettivamente possibile che una comunità che non arriva a 150.000 componenti, composta in larga parte da donne e bambini, stia “assediando” un Paese di circa 60 milioni di Italiani?”.
“Il Dado è giallo – ha affemato Ostalinda Maya Orvalle, rappresentante dell’ERRC (European Roma Rights Centre di Budapest) – come un raggio di sole che dà speranza nella realizzazione di un modello di politiche sociali differente, di accoglienza anziché emarginazione, di inclusione contro l’esclusione”.
“Speriamo che ci siano molti “Dadi” in futuro – ha affermato Romina, mediatrice culturale del Dado – e che questo modello di social housing sia una modalità progettuale replicabile non solo per le persone Rom, ma per chiunque voglia sperimentare una forte esperienza di convivenza e partecipazione”.