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21.02.2026

Abbandono degli studi, in Europa il 14% degli studenti interrompe il percorso almeno una volta nella vita. La ricerca

È accaduto a moltissimi, specie nei percorsi di studi superiori, in ateneo. Si ritiene che il percorso di studi prescelto non sia più di interesse o di aver commesso errori di valutazione, spinti dalla famiglia o dalla propria cerchia di conoscenze. Nei casi più gravi, si tratta di percorsi scolastici, per studenti dai 14 anni di età in poi. Famiglie assenti o in gravi difficoltà nel seguire il giovane o la giovane nel percorso scolastico, che diviene oggetto di disinteresse in prima battura e solo in seguito oggetto, opportunità completamente abbandonata. Tale dinamica interessa almeno il 14% degli studenti di età compresa tra i 15 e 34 anni nella sola Unione Europea e rientra, sino al compimento della maggiore età e completamento degli studi della scuola superiore, nell’ombrello di “dispersione scolastica”. Si registrano in tal senso picchi in paesi poco attesi nella reportistica comunitaria, ossia Lussemburgo, Danimarca e Paesi Bassi.

L’analisi di Eurostat sull’abbandono scolastico

L’analisi è stata realizzata da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, sulla base dei dati raccolti nel 2024 attraverso la European Union Labour Force Survey (EU-LFS), la principale indagine campionaria europea dedicata alla situazione occupazionale e formativa della popolazione. La rilevazione viene condotta in stretta collaborazione con gli istituti nazionali di statistica dei 27 Stati membri, che operano secondo definizioni, classificazioni e procedure metodologiche armonizzate a livello comunitario, così da garantire piena comparabilità tra i diversi contesti nazionali. Le informazioni sono collezionate tramite interviste strutturate su campioni rappresentativi della popolazione residente e comprendono anche quesiti retrospettivi sui percorsi di istruzione e formazione formale eventualmente interrotti nel corso della vita. L’intero processo si inserisce nel quadro normativo europeo sulle statistiche sociali integrate — in particolare il regolamento (UE) 2019/1700 — che disciplina criteri di qualità, trasparenza, validazione centralizzata e diffusione coordinata dei dati, assicurando rigore metodologico e affidabilità scientifica all’analisi comparativa a livello dell’Unione, fa sapere Eurostat.

I risultati dell’analisi e la performance italiana

Dall’analisi diffusa da Eurostat è emerso che nel 2024 circa il 14,2% dei giovani tra i 15 e i 34 anni nell’Unione europea ha dichiarato di aver interrotto almeno una volta un percorso di istruzione o formazione formale nel corso della propria vita. Il fenomeno non si distribuisce tuttavia in modo uniforme: in alcuni Paesi dell’Europa settentrionale e occidentale — come Paesi Bassi, Danimarca e Lussemburgo — le percentuali risultano sensibilmente più elevate rispetto alla media UE, mentre in altri Stati membri si registrano valori molto contenuti. L’Italia si colloca al di sotto della media europea, con una quota pari all’8,1%, pur restando un Paese segnato da fragilità strutturali nel passaggio tra formazione e lavoro. Le ragioni più frequentemente indicate riguardano percorsi ritenuti non adeguati alle aspettative o percepiti come troppo impegnativi nel loro complesso, seguiti da motivazioni personali o familiari e dall’ingresso anticipato nel mercato del lavoro. Il quadro restituisce dunque un’Europa a più velocità, dove le scelte formative dei giovani riflettono non solo dinamiche individuali, ma anche differenze strutturali nei sistemi educativi e nel passaggio al mondo del lavoro.

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